Una bomba dei clan per avvisare le nostre industrie

Segnali sottovalutati. Accuse gravissime quelle sollevate dopo la bomba al presidente del Porto di Gaeta. Il presidente di Unindustria denuncia la "crescente presenza di atti che non ottengono l'attenzione che andrebbe data”

Una bomba per fare male: capace di incendiare e ferire. Non un petardo incaricato di fare rumore. Un ordigno confezionato da mani esperte e collegato ad un timer che poteva essere innescato a distanza. Lasciato accanto al posto auto di Pino Musolino, presidente del Porto di Gaeta e quelli di Civitavecchia e Fiumicino. Non il parcheggio messo di fronte all’ufficio ma quello di casa nel condomino dove vive con la moglie ed il loro bambino di cinque anni.

Se dovesse esplodere o solo spaventare non si saprà mai. Un medico che passava davanti a quella strada ha notato il pacchetto: lo ha preso e l’ha portato ai carabinieri. Che hanno subito fatto intervenire gli artificieri per disinnescarlo: “Ordigno di tipo deflagrantestabiliranno più tardi gli esperti. Abbastanza per far saltare un paio d’auto e ferire.

Messaggio dei clan

Il presidente dell’Autorità Portuale Pino Musolino (Foto: Paola Onofri / Imagoeconomica)

Non era un giocattolo. Una bomba seria: con cui dire “sappiamo chi sei, sappiamo dove abiti, sappiamo dove vive la tua famiglia. E se vogliamo possiamo colpirti”.

I porti non sono conventi per Carmelitani. Rappresentano il nodo essenziale per l’economia di un territorio. Lì arrivano e partono le merci. Per capirci: le auto prodotte dallo stabilimento Stellantis Cassino Plant e destinate agli Usa, all’America Latina, alla Cina, non vengono spedite per cartolina e nemmeno vengono date ad un fattorino di Amazon. Si spediscono via mare, attraverso i porti. Ed allo stesso modo avviene per migliaia i realtà industriali ben più piccole.

Il sistema portuale di Civitavecchia – Gaeta – Fiumicino è al centro di una fase di sviluppo strategica. Perché l’economia è ripartita, le merci stanno viaggiando così tanto che il sistema portuale Campano è saturo: rappresenta uno dei principali snodi delle Autostrade del Mare. E questo ha innescato la crescita esponenziale di Gaeta, sua principale valvola di sfogo. (Leggi qui Nuova vita per il Porto: arrivano Prysmian ed i Magazzini Generali. E leggi qui Di Majo incontra il gigante delle merci. E lo fa a Gaeta).

I numeri del sistema portuale guidato da Musolino parlano da soli. Quella prospettiva di sviluppo riguarda l’intero sistema. (Leggi qui Porti del Lazio a gonfie vele. Ma non abbastanza)

Segnali sottovalutati

Francesco Borgomeo

Non è un caso che prima di lasciare Frosinone per andare in Sicilia il prefetto Ignazio Portelli avesse preparato varie nuove interdittive antimafia. E che più d’una facesse riferimento al sistema di spostamento delle merci nel Lazio.

Nemmeno è un caso che nell’estate di due anni fa l’imprenditore Francesco Borgomeo avesse sollecitato la Regione Lazio ad approvare alcune piccolissime norme che avrebbero blindato le aziende tenendole al riparo dalle infiltrazioni mafiose. Soprattutto in materie legate all’ambiente.

È proprio Francesco Borgomeo oggi ad alzare il livello di allerta. Dicendo che “L’atto intimidatorio al Presidente dell’autorità portuale del Lazio Pino Musolino è grave e vigliacco, ma purtroppo non così incredibile anche nella nostra regione“. È una frase dal peso enorme. Che fino ad oggi nessun industriale di questo livello aveva mai pronunciato. Non si fatica a credere, doveva accadere, ce lo aspettavamo.

Perché il presidente di Unindustria Cassino – Gaeta usa queste parole? Siamo seriamente preoccupati della crescente presenza di segnali e atti che non ottengono l’attenzione che andrebbe data. Rischiano di trasformare in normalità quella che Paolo Borsellino chiamava la Tentazione della Convivenza.

Il silenzio dello Stato

È un garbato atto d’accusa dalla portata dirompente. Che chiama lo Stato alle sue responsabilità. “Da tempo forze dell’ordine, noi imprenditori, Prefetti e associazioni di cittadini, denunciano il rischio di infiltrazioni criminali nell’economia del Lazio“.

Parole che sono rimaste denunce. Mentre la bomba a Pino Musolino è concreta. E riguarda tutti.

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