Urban Waste: a Daniele serve una giustizia ‘lepre’

La vicenda giudiziaria in cui sono interessati i sindaci di Anagni e Sgurgola. I tempi procedurali per chiarirla. E le chiacchiere sui rimpasti che rischiano di diventare un'arma di distrazione

Franco Ducato

Conte del Piglio (ma non) in Purezza

La vicenda ha due aspetti: uno giudiziario ed uno politico. Partiamo da quello che attiene i Codici e le aule di Tribunale. Il caso è quello passato alle cronache con il nome Urban Waste. È l’inchiesta su una serie di appalti: la Procura della Repubblica di Frosinone ha raccolto una serie di indizi che la portano a sospettare siano stati pilotati e scambi di favori. Coinvolge, tra gli altri, i sindaci di Anagni (Daniele Natalia) e Sgurgola (Antonio Corsi).

Non è una storia di ville e viaggi ad Acapulco: il pilotaggio sarebbe avvenuto tramite abbacchi e scambi di piaceri. Il che rende più odiosa la faccenda: perché – se risulterà verificata – significherebbe che il sistema è corrotto anche per l’assegnazione delle briciole.

Giustizia penale

Il Tribunale di Frosinone

Cosa è successo? E’ successo che qualche giorno fa si è tenuta l’udienza preliminare a carico degli indagati. È l’udienza nella quale un giudice valuta se gli elementi raccolti con le indagini siano abbastanza solidi da poter affrontare un processo. Non entra nel loro merito: stabilisce se c’è materiale sul quale mandare o non mandare il caso al giudizio del tribunale.

In questo caso però alcuni degli indagati hanno chiesto il Rito Abbreviato: significa che chiedono di essere giudicati subito e sulla base degli atti raccolti dall’Accusa, accorciando i tempi ma rinunciando al dibattimento che si sviluppa nel processo ordinario.

Nell’udienza preliminare del 2 febbraio il Giudice del Tribunale di Frosinone Antonello Bracaglia Morante ha fissato al 19 marzo l’udienza nella quale giudicare chi ha chiesto l’Abbreviato. Nella stessa giornata deciderà se ci sono elementi per un processo a carico dei sindaci di Anagni Daniele Natalia e di Sgurgola Antonio Corsi. Entrambi hanno chiesto un processo approfondito: il loro ruolo di sindaci non consente zone d’ombra.

La suspence logora Daniele e Antonio

L’Aula del Consiglio Comunale di Anagni

Un mese e mezzo che per Daniele Natalia ed Antonio Corsi rischia di essere molto lungo. Il perché è chiaro. Li lascia con una spada di Damocle sulla testa, li espone al rischio di critiche da parte di un’opposizione che potrebbe giudicare poco opportuna la permanenza di un sindaco impelagato in una vicenda di corruzione.

C’è il rischio di tenere alta la temperatura sulla vicenda per parecchio tempo. Che è esattamente ciò che nessun sindaco vuole. Meno ancora daniele Natalia ed Antonio Corsi. Una fibrillazione che rischia di mettere a dura prova i rapporti di forza in maggioranza. Maggioranza nella quale non si può non registrare l’assordante silenzio di chi non ha rilasciato nemmeno mezza dichiarazione a sostegno del sindaco su tutta la vicenda.

Alcuni sostengono che sia una strategia voluta: per non turbare in alcun modo la serenità del giudicante.

Sulla piazza però c’è chi tenta di approfittarne. Puntuali come un orologio svizzero, sono ripartite proprio in questi giorni le chiacchiere su rimpasti e possibili sostituzioni nella squadra di governo. Chiacchere che, al di là del tasso di veridicità, sanno tanto di arma di distrazione di massa. Cioè di volontà di annacquare nella bega politica del gossip un elemento che potrebbe davvero, in caso di ogni esito, orientare in modo netto il dibattito locale. (Leggi qui Il 2021 di Anagni fra nuove sfide e vecchie lotte).

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