L’Agorà di Nicola: su RaiTre conferma: nessuna stampella al M5S

Il Governatore del Lazio su RaiTre ad Agorà conferma che è una fake news la storia di un patto con M5S e D'Alema. Il Partito da spalancare ai giovani. Chi vince e chi perde.

Non cerca il colpo ad effetto. Cerca gli elettori delusi che sono andati via. Cerca i giovani pieni della volontà di cambiare il mondo. Nicola Zingaretti non vuole parlare di nomi e di leader nel suo intervento di questa mattina ad Agorà su RaiTre. «Dobbiamo partire dalle persone che stanno male. Non dobbiamo parlare l’uno degli altri, parliamo di politiche».

Il riferimento è alle polemiche che hanno avvelenato la domenica, trascinando il dibattito in una palude fatta di nomi, scandita dall’anagrafe, concentrata sul passato e non sulla proposta. (leggi qui I veleni che Zingaretti deve eliminare dal cuore del Pd).

Nessuna stampella al M5S

Inevitabile che l’attenzione vada lì durante la trasmissione. Gli domandano se il suo Pd darà una mano al M5S se cadesse il Governo. La risposta è «No». Stop. Lapidario.

«Se cade il Governo, ovviamente c’è una prerogativa che riguarda il presidente della Repubblica – spiega il governatore del Lazio candidato a diventare il Segretario nazionale del Pd – ma se cade sarebbe giusto tornare a dare la parola agli elettori».

La giornata di domenica è stata avvelenata dalle voci di un ritorno dei Ds. «È una fake news. Mi spiace che si usino questi argomenti falsi. Io sono stato il primo capogruppo a Bruxelles di Uniti con l’Ulivo, quando il Pd ancora non esisteva. Io ero Pd quando ancora non esisteva e alcuni di quelli che parlano non ne facevano parte». 

Chi vince e chi perde

La frecciata arriva alla fine della frase. «Io ho fatto vincere mentre altri perdevano».

Sono ‘quelli che perdevano‘ ad avere inquinato l’aria della domenica, Nicola Zingaretti ne è convinto. Sostiene che ora «Il vecchio gruppo dirigente, responsabile della sconfitta, sostiene l’ex vicesegretario. E’ legittimo ma io credo che bisogna voltare pagina».

Insomma, gli sconfitti, la vecchia guardia, i rottamatori divenuti preso materia da rottamare, stanno con Maurizio Martina, il suo rivale. 

Tentano di soffiare sul fuoco del dualismo, della contrapposizione tra Zingaretti e Matteo Renzi. Il governatore con cade nella trappola del ‘Zingaretti vincente e Renzi perdente‘ ma risponde: “Il tema non è vincente o perdente, ma cambiare e non avere l’arroganza di dire che da 5 anni perdiamo tutto e poi andare avanti come se niente fosse». Perché l’altro problema del Pd è proprio questo: nessuna analisi della sconfitta, nessuna autoritica, l’importante è stato solo conservare il potere.

I cittadini presi in giro

Nicola Zingaretti ribadisce come il Pd che intende costruire debba spalancare le porte ad una nuova generazione «che porti il Pd nel futuro. Se non riprendiamo il rapporto con gli elettori, il Partito muore: e’ possibile che non lo si capisce?».

Il rapporto ora – sostiene – rischia di perderlo chi è al timone del Paese in questo momento. Nicola Zingaretti vede un’Italia scioccata dal fatto che il 27 settembre questo governo si era affacciato alla finestra «e con strafottenza aveva detto ‘abbiamo abolito la povertà’ e sono quattro mesi che prendono in giro tutti. Questo è il problema di cui dobbiamo parlare».

Il Governatore è convinto che con l’Unione Europea sia stato sbagliato tutto: perché era possibile trovare un’intesa per sforare il debito. Ma solo se con quei soldi si fossero fatti investimenti per far crescere il Paese. Cosa avrebbe fatto Zingaretti? «Avrei costruito un rapporto con l’Unione europea anche per arrivare al 2,9% se possibile» di rapporto debito/Pil, «ma non sul debito, e soprattutto per politiche di sviluppo». Invece, da palazzo Chigi «la tragedia che hanno combinato è che sono andati a Bruxelles hanno detto delle cose, a Roma ne hanno fatte altre e hanno messo tutti i soldi che avevano in piu non su politiche di sviluppo». E in tutto ciò «per mesi hanno preso in giro gli italiani».

Nulla oltre i selfie 

Nel corso della puntata si è parlato anche della svolta sovranista imboccata dall’Italia. Per Nicola Zingaretti il sovranismo è utile «a qualche personaggio che per il proprio Partito si fa i selfie sulle spiagge e fa il coatto» E lancia la provocazione: «Sa chi paga?».

Non è nel suo stile, usare l’espressione ‘coatto’. Così in studio gli chiedono a chi si riferisse. Zingaretti spiega che il coatto è colui che fa solo propaganda senza guardare in faccia i bisogni e le tragedie umane degli italiani. Evita di nominare Matteo Salvini. Specifica che coatto «forse non lo dovevo dire, voglio denunciare l’arroganza con la quale si dicono le bugie agli italiani promuovendo se’ stessi».

Il fatto è che il Governatore non sopporta sentir parlare di sovranismo. Chiede se si intenda tornare ai granducati o ai principati. Dice che da mesi ormai si sta discutendo del nulla. Che  «I Governi di centrosinistra hanno sempre trattato con l’Europa anche per avviare politiche di sviluppo. Si chiama ‘via stretta’”. Loro hanno negato questa necessità e portato l’Italia in una condizione umiliante».

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