Il biscotto è pronto ma Zingaretti dice no allo sconto sul quorum

Prove tecniche di 'biscotto' con cui eliminare Nicola Zingaretti lungo la via per diventare Segretario nazionale Pd. Il Governatore esclude la possibilità di puntare allo sconto sul quorum. "Si deve vincere alle Primarie": e punta sui delusi fuggiti dal Partito

Niente vie d’uscita. Nessuna possibilità di salvezza. Vincere subito alle Primarie o soccombere al secondo turno, schiacciato nell’accordo fatto dagli altri.

Nessuna concessione per Nicola Zingaretti, primo nella corsa per diventare Segretario Nazionale del Pd in base a tutti i sondaggi.

Ma non abbastanza avanti da superare subito la barriera del 50% ed essere eletto al primo colpo. Lo statuto prevede che a quel punto la decisione passi all’Assemblea Nazionale, formata dai delegati eletti a sostegno dei vari candidati. E da settimane circola la voce – mai smentita – che lì ci sarà una manovra con cui schiacciare Zingaretti con il suo 40%: mettendo insieme i voti di Marco Minniti, Maurizio Martina e Matteo Richetti. Che oggi ha annunciato il suo ritiro per convergere proprio sull’ex Segretario.  In tutto, i tre possono arrivare al 45%.

Secondo Marco Antonellis per Dagospia c’è già l’organigramma definito per i tre autorei del patto: Marco Minniti Segretario Pd, Maurizio Martina Vice Segretario, Matteo Richetti capo della segreteria politica.

 

Via il quorum del 50%

Un patto non dichiarato ma talmente concreto che nei giorni scorsi è stata ipotizzata una via d’uscita. Perché il patto in Assemblea verrebbe interpretato come un inciucio da prima Repubblica.

La via d’uscita ipotizzata era una deroga al tetto del 50%: chi arriva primo alle Primarie è Segretario. A prescindere dalla percentuale.

Tra i primi a parlarne è stata Valeria Fedeli (ex ministro nel governo Gentiloni), che sostiene Minniti. Ma in serata è arrivato un secco no proprio dalle file di Minniti: «Le regole le stabilisce solo lo statuto. E ora è tardi».

No anche dal deputato Roberto Giachetti che ha smesso da poco lo sciopero della fame con cui sollecitare la convocazione del congresso Pd. Su Twitter ha scritto: «Non scherziamo. Lo statuto si cambia in Assemblea, non per accordi tra candidati. Potevate pensarci prima».

L’ex segretario Maurizio Martina ha detto all’agenzia di stampa Agi di non essere interessato alle tattiche ma alle idee. È un modo per dire no.

Nicola Zingaretti in questi giorni ha evitato come la peste l’argomento. Sa che esiste una sola strada per diventare Segretario nazionale del Pd: è quella che passa per i gazebo e per i voti dei tanti elettori allontanatisi dal Pd in questi anni.

 

Il precedente che spacca

C’è un solo precedente. Risale ai tempi del Pds, il Partito Democratico della Sinistra da cui poi sono derivati i Ds e poi il Pd.

Accadde per la successione ad Achille Occhetto: il PdS avviò la consultazione tra i dirigenti locali. A sfidarsi c’erano Massimo D’Alema e Walter Veltroni. Occhetto si schierò con il secondo.

C’è la famosa “battaglia dei fax“: si consultano i dirigenti locali e la maggior parte segue Occhetto posizionandosi intorno a Veltroni. Ma però alla riunione del Consiglio Nazionale è Massimo D’Alema a vincere la partita ribaltando il risultato.

 

Berlinguer appoggia Zingaretti

Nel pomeriggio, una nota inviata alla Stampa da Luigi Berlinguer ha annunciato l’appoggio del professore alla candidatura del governatore del Lazio Nicola Zingaretti.

Ha spiegato di avere grande stima per le candidature che si stanno profilando in vista del confronto. Ed ha ricordato di avere condiviso la strategia scelta da Maurizio Martina in questi suoi mesi da segretario pro-tempore. Ma ora non lo appoggerà. perché il suo «richiamo al ‘Noi contro l’Io’ era già presente nella piattaforma congressuale del Pd nel 2017. Un richiamo che e’ stato gettato alle ortiche. Peccato perché il richiamo al ‘Noi’ e’ di fondamentale importanza per tornare a parlare, a confrontarci e a discutere con i nostri iscritti». 

Berlinguer ha ufficializzato che questa volta starà con Zingaretti. «Credo che ci sia bisogno di una trasformazione profonda del Partito democratico e per questo, in un confronto sulle prospettive della sinistra che, sono certo, sarà serio e responsabile alla luce della caratura dei diversi candidati, ho deciso di sostenere lo sforzo di radicale rinnovamento del Pd che propone Nicola Zingaretti».

 

Modena con Nicola

Anche da Modena arriva un ulteriore sostegno al Governatore. È quello di Stefania Gasparini, presidente della Direzione provinciale Pd di Modena.

Su Twitter ha scritto che «Richetti ex portavoce di Renzi si ritira per fare il ticket con Martina, ex vice segretario di Renzi. A loro si aggiunge Minniti candidato direttamente dalla corrente renziana. Ormai è chiaro, l’unico che può cambiare tutto è Nicola Zingaretti».

 

Sull’altro fronte, il deputato Michele Anzaldi critica chi rinnega il renzismo e lo condanna in pieno «quasi fosse stato una specie di incidente di percorso o una stagione del Pd da cancellare. Renzi ha fatto il segretario del partito perché per due volte ha vinto le primarie con la maggioranza schiacciante di quasi il 70% dei votanti».

 

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