E il 5 marzo? Tutti vincitori (di L. Marziale)

Chi vince le elezioni? In realtà non vince. Ma l'elettore non lo sa. Perché le regole sono del tutto diverse da quello che lui immagina. Il suo approccio al voto è lo stesso di quando sceglie il sindaco. Ma qui funziona in modo del tutto diverso.

Lucio Marziale

Idee Controcorrente

Se la riforma istituzionale Renzi-Boschi avesse superato la prova referendaria, sarebbe divenuta operativa anche la riforma elettorale denominata “Italicum”.

L’unica Camera Legislativa sarebbe stata eletta con un sistema elettorale che avrebbe assegnato un corposo premio di maggioranza e che avrebbe assicurato una robusta maggioranza al partito, o alla coalizione, che avesse raggiunto il 40% dei voti.

La sera stessa dello spoglio elettorale avremmo avuto un vincitore certo, e in pochi giorni un nuovo Governo per l’Italia.

Oggi, a sistema istituzionale lasciato intatto, e con una legge elettorale a forte carica proporzionale, stranamente vediamo come proprio quella stessa soglia elettorale del 40%, sia indicata come traguardo da raggiungere, obiettivo che garantirebbe vittoria e leadership di Governo.

Semplicemente, non è vero.

Se il 4 marzo una coalizione o un Partito dovesse raggiungere quota 40%, non avrebbe la maggioranza assoluta dei parlamentari eletti, e quindi potrebbe tranquillamente restare senza leadership di Governo, potendo rimanere soccombente rispetto ad eventuali alleanze fra le altre forze presenti in Parlamento.

Il problema, in Italia, è che vi è una grave dissociazione fra le regole elettorali e istituzionali vigenti -che sono rimaste le stesse del 1948- , e il modo in cui l’elettore si accosta al voto e lo esercita.

L’elettore ormai vota per scegliere un Governo e il leader di quel Governo; il suo atteggiamento mentale, quando vota alle elezioni politiche, è lo stesso di quando vota per scegliere il Sindaco della sua città o il Governatore della sua Regione.

E invece no, la legge elettorale e ancor più il sistema istituzionale che ne consegue, non consentono questa scelta diretta e immediata.

In Italia si è venuta a generare una gravissima distonia fra il sentire popolare e la realtà di un sistema istituzionale che non designa vincitori, ma assegna solo labili e mutevoli supremazie politiche, spesso superate e ignorate dal successivo sviluppo politico, che vede nascere Governi addirittura di tipo opposto a quello -solo apparentemente- uscito vittorioso dalle urne.

Molto del malcontento e della disaffezione alla politica nasce da questa divaricazione fra sentire popolare e traduzione istituzionale della scelta elettorale.

E il bello è che la maggioranza degli elettori, il 4 Dicembre del 2016, ha bocciato proprio quella riforma che oggi avrebbe consentito, con regole elettorali chiare e certe negli effetti, di assegnare immediatamente la vittoria e le conseguenti responsabilità di Governo.

Il 5 Marzo, invece, toccherà assistere ancora una volta alla indecorosa e ormai solita sfilata dei vincitori della competizione elettorale: praticamente tutti, chi più e chi meno.

 

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