L’anno che verrà (di L. Marziale)

Il 2018 ci porterà alla doppia scadenza delle elezioni Politiche e Regionali. Condizionate anche e soprattutto dal Referendum che ha detto no ad una riforma radicale dei nostri schemi politici

Lucio Marziale

Idee Controcorrente

La data del 4 marzo sarà centrale per l’anno che verrà e per l’Italia futura.

Dopo il triplice omaggio all’indimenticato Lucio Dalla, resta difficile intravedere un percorso agevole per il nostro Paese.

Tre schieramenti politici, ciascuno attestato intorno al 30%, si daranno battaglia ed eleggeranno parlamentari, chiamati poi a dare la fiducia a un Governo.

 

La vittoria del NO al referendum istituzionale del 4 dicembre 2016 ha lasciato intatto il sistema costituzionale italiano: il Capo dello Stato, come accade ininterrottamente dal 1948, dovrà assegnare l’incarico di formare un Governo a chi, fra i leader dei tre schieramenti in campo, verrà ritenuto capace di coagulare il consenso di almeno 316 Deputati e 158 Senatori.

La legge elettorale vigente non prevede alcun premio di maggioranza per lo schieramento più votato dagli elettori, e il pallino per la formazione di un Governo finirà pertanto nelle mani di ogni singolo Parlamentare eletto, che potrà decidere liberamente.

 

Essendo i sondaggi concordi nel valutare sostanzialmente alla pari i tre schieramenti, è facile prevedere come il Governo che uscirà fuori dalle urne non sarà rispondente al risultato elettorale, ma sarà frutto di una alchimia politica, allo stato indecifrabile e incerta.

Basti pensare che se uno schieramento dovesse arrivare ad un 42%, e ben distribuito sull’intero territorio nazionale, otterrebbe 316 Deputati; mentre nessuno è in grado di calcolare il numero esatto di Senatori, per via della loro distribuzione su base regionale e non nazionale.

 

Una alchimia che sa di anidride solforosa (uno degli album più belli del nostro Lucio Dalla), e che necessiterà di mago e alambicco per dare risultato.

Sarà il profilo politico e personale di ogni singolo eletto a determinare la formazione di un Governo; molto più che il loro schieramento di partenza, conterà lo schieramento di arrivo.

 

Sarà lo schieramento di arrivo a disegnare il nuovo Governo per l’Italia, e forse con un doppio turno non previsto dalla legge ma imposto dagli elettori.

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