Quella carezza alla migrante… (di P.Alviti)

Pietro Alviti

Insegnante e Giornalista

 

 

di Pietro ALVITI

 

 

Sarebbe bellissimo se l’adottassimo come regola della nostra vita: come vorrei essere trattato in fila al supermercato, quando sono in mezzo al traffico, quando sono con i colleghi al lavoro, o quando sono in difficoltà nel trasportare pesi, o se mi perdessi in una città che non conosco, o se perdessi la mia carta di credito, il mio portafogli, o che mi ritrovassi senza casa per una catastrofe naturale, o se fossi costretto ad emigrare…

 

Se mi trattassero come io vorrei essere trattato, ah come sarebbe bello.

 

Una regola semplicissima, positiva: fai agli altri quello che vorresti facessero a te, trattali bene, con gentilezza, sii educato, cedi il posto a chi ne ha bisogno, non insultare, non urlare, non offendere, non approfittarti della debolezza altrui, non impadronirti di cose che non ti appartengono, non utilizzare sotterfugi, non cogliere occasioni di arricchimento illecito, non farti corrompere, non corrompere, non prostituire la tua coscienza.

 

E invece ci viene detto che dobbiamo essere duri, spietati, furbi, che gli altri sembrano buoni ma sono pronti lì ad approfittare di noi. Sta’ attento, non fidarti, siamo assaliti da ogni parte, veniamo invasi.

 

Ce lo sentiamo dire anche da chi si vanta di essere cristiano, seguace di chi su queste parole dice che saremo giudicati. Fai agli altri quello che vorresti facessero a te: se fossimo profughi, senza casa, senza poter dare da mangiare ai nostri figli, senza un posto dove dormire, senza speranza per il futuro, cosa vorremmo che gli altri facessero per noi?

 

Ecco, facciamolo!

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Foto: La foto è stata scattata da Angelo Carconi, fotografo romano dell’Ansa

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