Silvio, il canestraro della contrada dei Canestrari

L'arte di intrecciare vimini: a Roccasecca è quella dei 'Canestrari' gente come Silvio Tedeschi, che ha ripreso in mano un'antica tradizione e la sta accompagnando lì dove il progresso non dimentica il passato.

Marco Stanzione
Marco Stanzione

Non invitatemi mai a bere...

Fare artigianato oggi è un atto d’amore e rivoluzione, sono convinto di questo. Siamo nel 2021, internet è vita, è problema e rimedio al tempo stesso. È genio, intuizione e velocità di esecuzione, ma è anche il Necchi senza gli amici suoi. Felicità e disillusione, è la domanda e la risposta. Ma come diceva il sommo Quelo di Guzzanti «la risposta è dentro di te ma è sbagliata!». Con l’e-commerce puoi avere tutto, in pochi istanti e a prezzi stracciati, questo è “l’internet”, questo è il progresso, la comodità. Un circolo vizioso che, volente o nolente, fa parte ormai della nostra quotidianità.

Come ho scritto più volte non sono una persona che condanna il progresso, semplicemente cerco di non esserne troppo dipendente, cerco di guardare al passato e capire tante cose.

Passato e presente, connubio necessario
Silvio Tedeschi al lavoro

Cosa vuol dire questo? Che il progresso ed il passato possono (e devono) convivere. Il mondo ha ancora bisogno di talento ed inventiva, di artigianato e tradizioni. E bisogna capirle le tradizioni, bisogna capire che non tutto si può comprare on-line. E poi diciamoci la verità, il fascino di una creazione ex novo davanti i tuoi occhi è tutt’altra storia. Guardi un artigiano operare, ore ed ore e sai che ti puoi fidare, perché nel prodotto finale sai che troverai cuore ed anima, tempo e fatica.

A Roccasecca c’è ancora chi porta avanti antiche tradizioni come quella dei cesti in vimini, il canestro per intenderci. Lui si chiama Silvio Tedeschi ed è orgogliosamente un Canestraro: «Si, sono un canestraro. Faccio cesti in vimini ed è una tradizione che va avanti da almeno quattro generazioni».

In diverse regioni d’Italia la tradizione di intrecciare i filari per fare dei cesti si perde nella notte dei tempi. Ma qui a Roccasecca, precisamente in Via Rivolta questo mestiere è particolarmente radicato: «Ricordo mio padre e mio nonno, artigiani e ambulanti, intrecciavano canestri e li vendevano. Ma era tutta la contrada a farli, tutta Via Rivolta era piena di canestrari. Infatti qui a Roccasecca questa strada è conosciuta col nome di Vicolo dei Canestrari».

Foto d’epoca della famiglia Tedeschi

Bisnonni, nonni e genitori, esperti nell’arte di intrecciare il vimine ma Silvio nella vita ha fatto tutt’altro. Quando poi è iniziato il lockdown insieme al fratello Domenico hanno deciso di riprendere a fare ciò che hanno imparato sin da bambini, intrecciare il vimine. «La pandemia ci ha bloccato in casa e quindi abbiamo deciso di non stare con le mani in mano. Abbiamo fatto un tuffo nei ricordi e abbiamo ripreso l’attività dei nostri genitori».

Stesso spirito, nuove tecniche

Fare i cesti è un’arte antica ma, anche se le basi sono le stesse da secoli, nuovi materiali hanno offerto l’opportunità per semplificare la produzione. «Noi abbiamo imparato a fare i cesti alla vecchia maniera, con i vimini che andavamo a ricercare vicino il fiume Melfa. Prima di iniziare ad intrecciarlo andava bagnato e reso morbido per poterlo modellare. Negli ultimi anni ci siamo evoluti ed abbiamo iniziato ad usare altri materiali. Tipo il midollino che si ricava dalla canna di bambù, o il giunco. Materiali che garantiscono stessa qualità e resistenza ma con una malleabilità maggiore».

Alcuni dei canestri intrecciati da Silvio

Silvio intreccia un cesto davanti i miei occhi e posso rendermi finalmente conto di quanto sia difficile il processo.

«Ci vuole buona mano ma soprattutto pazienza. E’ un lavoro di precisione ma alla fine viene apprezzato. Il cesto in vimini è molto richiesto nelle grandi città, abbiamo un sacco di estimatori da Roma e Napoli. E’ un ritorno al passato per molte persone. Persone che ricordano le nonne usarlo in campagna per metterci le verdure o per portare il pranzo ai mariti che lavoravano nei campi. Uno spaccato di vita e di ricordi che a noi fa piacere contribuire a ricordare».

Da qui l’importanza del discorso fatto all’inizio, tramandare la tradizione alle nuove generazioni nonostante internet.

La tradizione dei canestri deve essere tramandata

La pandemia ci ha costretti più che mai a dipendere dal web, i cesti si trovano anche su vari siti, bastano due click. «Tramandare questa attività in questi tempi è impresa ardua, ma nonostante tutto l’artigianato ha ancora un suo mercato. Non è facile perché le materie prime costano, i cesti si trovano anche su internet a prezzi molto bassi. Invece qui c’è del lavoro dietro di ore ed ore ma alla fine la qualità paga sempre. Stiamo insegnando le tecniche di lavoro ai nostri figli e nipoti. Questo sperando che un giorno facciano del loro meglio per portare avanti l’attività del Canestraro, speriamo bene!».

Lo speriamo tutti, patrimoni culturali del genere devono rimanere sempre vivi.