Selene, il misterioso angelo dei sofferenti di Arpino

Fausta Dumano

Scrittrice e insegnante detta "Insognata"

Fausta Insognata Dumano

 

di FAUSTA DUMANO
Scrittrice e insegnante
detta ‘Insognata’

 

Ricordi in bianco e nero… Poi all’improvviso un giorno apparve lei, la signorina Selene: un’altra donna che ha attirato la mia fantasia di ragazzina.

Era arrivata dal Nord Italia da sola, da Piacenza. Girava sempre a piedi, con tante buste e scatole di cartone. Scatole che ovviamente attiravano la mia sfrenata fantasia.

Abitava da sola, proprio vicino a casa di Piero Albery che ha intrappolato anche lei nel suo incredibile archivio fotografico in bianco e nero con il quale ha raccontato un’epoca. Sulle donne che vivevano da sole, ricordi in bianco e nero… circolavano ai tempi tante leggende metropolitane. Io invece sono sempre stata attratta da queste signorine.

Superata la fase della sfrenata fantasia, che nelle scatole ci fosse qualcosa di misterioso, è emersa una donna estremamente generosa. La Selene aveva sempre, dico sempre, una busta. Portava spesso l’ombrello, anche quando c’era il sole, segno di grande previdenza. Negli acquazzoni improvvisi, fidati, lei non si bagnava.

Una collezione di cappelli, credo… ricordi in bianco e nero… di averla vista raramente. Mi innamorai di lei la prima volta che la vidi seduta sulle scale della chiesa di San Michele, in piazza ad Arpino. Quegli scalini erano un luogo cult, si faceva a gara a conquistarli. Una volta li conquistò lei e – ovvio – il Piero in uno scatto l’ha immortalata.

Quelli della mia generazione dicono che usasse fare la pipì per strada. Io, dico la verità, non l’ho mai vista. Ho parlato con lei diverse volte, era molto religiosa in senso laico. La mia più grande sorpresa fu scoprire che passava molto tempo in ospedale a portare una parola di conforto ai malati. Ricordi in bianco e nero… mio padre è morto in ospedale, io ero ragazzina, la mia mamma era da qualche anno era finita sulla sedia a rotelle. La signorina con le scatole, i cappelli, la trovavo spesso in quei giorni tristi.

Ricordi in bianco e nero… Ho visto morire il mio papà, mia sorella si era da poco allontanata. Chissà, il mio papà lo sapeva, voleva restare solo. Ci chiese di andare a comprare delle pastarelle. Io restai li… Ricordi in bianco e nero, in quell’attimo più lungo di un attimo, mi ritrovai abbracciata alla signorina Selene… Ricordi in bianco e nero…

Lei è morta qualche anno fa, proprio in questo periodo. Ha lasciato la sua casa alla curia vescovile di Sora. Ricordi in bianco e nero di una donna su cui ho fantasticato tanto, che il turbinio combinatorio ha trasformato nel mio angelo custode in un momento tristissimo.

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Foto: copyright Piero Albery, per gentile concessione dell’autore
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