Frosinone, l’ultimo dribbling al Covid

(Foto: Mario Salati)

Nell'economia dei risultati post-Reggio Emilia non può essere sottovalutata l'Apocalisse che si è abbattuta sulla squadra di Nesta. A Vicenza le ultime scorie?

Giovanni Lanzi
Giovanni Lanzi

Se lo chiamano 'Il Maestro' non è un caso

Deve passare la nottata. Semplicemente. Debbono passare rapidamente le tenebre di quasi 3 settimane di emergenza piena che hanno colpito il Frosinone. Di conseguenza il ritorno alla normalità dovrà essere per forza di cose graduale.  Con il corpo umano non si può scherzare. Anche se si parla di atleti che hanno una capacità di reazione clinica certamente migliore. Ma proprio perché debbono sottoporre il loro corpo a sollecitazioni continue hanno bisogno di un tempo ragionevole per riportare i giri del motore al momento in cui il Covid li ha colpiti.

Per dirla senza metafora: affinché torni anche a splendere il sole è necessario che il Frosinone metabolizzi le scorie di 15 giocatori bloccati per Covid da prima di Natale. Un preambolo doveroso.

Di più non si poteva

Il pareggio nella notte gelida di Vicenza – al di là della opportunità o meno di calendarizzare il 15 gennaio una gara alle ore 21 in Veneto – deve portare a soppesare maggiormente gli aspetti positivi per la squadra di Nesta. Che ha scelto la strada migliore per uscire indenne, permeandosi alla perfezione nel clima siberiano: congelare l’andamento della partita. Il Frosinone ha fatto evidentemente poco nell’arco dei 94’ (nemmeno un tiro in porta) anche per la composizione più muscolare che tecnica dell’undici schierato in partenza ed ha pagato inevitabilmente il timore di dover incorrere in qualche infortunio su un fondo che somigliava di più ad una pista di pattinaggio. Ma va detto che ha concesso il minimo sindacale agli avversari. (Leggi qui Nel gelo di Vicenza il Frosinone centra un pari)

Un pareggio muove sempre la classifica ed evita che l’avversario ne prenda tre. È una vecchia filosofia che oggi più che mai si adatta alle necessità di un Frosinone convalescente. È vero che i canarini mancano all’appuntamento con la vittoria dalla partita di Reggio Emilia – e contro una squadra che ha perso 6 delle ultime 7 gare – ma in mezzo c’è stata l’Apocalisse. E senza quella disattenzione nel finale con la Spal (1-2) oggi si parlerebbe del Frosinone in termini meno critici e perentori. Nesta in tre partite si è visto costretto ad impiegare solo 5 giocatori dalla panchina in totale, ha mescolato le carte in tutti i reparti anche per arrivare a comporre una formazione. Tra la partita con la Spal e quella di Vicenza anche chi aveva recuperato dal Covid, ha palesato evidenti difficoltà nella tenuta ma non c’erano altre soluzioni che fossero affidabili. Tutto questo è normale. E va tenuto in considerazione.

Cambio di marcia

Il giovane Baroni

Contro la Reggina dell’ex Baroni – un infortunio occorso al figlio Nicolò al primo allenamento non gli permetterà di trovarselo da avversario – deve però iniziare un altro campionato per i giallazzurri. Una sorta di post-lockdown vero e proprio, diverso da quello della seconda parte della stagione scorsa.

L’organico a pieni giri – con quanto arriverà anche dal mercato che finora ha messo a disposizione un prospetto come Millico – deve essere un valore aggiunto, anche se l’assenza di un giocatore come Ciano non è mai da sottovalutare. Ma nello schieramento di Nesta, in questa fase, il punto di equilibrio è legato a doppio filo alla ricomposizione della famosa dorsale portiere-centrale di difesa-mediano-mezz’ala-attaccante.

Passa anche dal modulo la risalita del Frosinone. Zampano e Beghetto più terzini nel 4-3-3 o quinti del 3-5-2? O laterali di centrocampo nel 3-4-1-2? Rohden dietro le punte con un centrocampo di qualità e quantità? O Rohden intermedio? Millico spalla di Novakovich o di Parzyszek? E Tribuzzi dove? Tutte soluzioni che Nesta saprà valutare anche in ragione degli avversari.

La risalita del Frosinone passa però dai gol che gli attaccanti dovranno tornare a garantire rapidamente con continuità. Nel campionato 2019-’20 il Frosinone passò ai playoff con il peggiore attacco (41 reti) sulle prime 10 squadre. Oggi il Frosinone (17 gol su 18 gare) è sempre il peggior attacco ma delle prime 13 in classifica. Infine la risalita passa da una difesa ermetica.

Le altre

Frosinone-Empoli. Marcus Rohdén. Foto © Mario Salati

L’Empoli come il Benevento la passata stagione? Il +4 sul Cittadella che ha comunque una gara da recuperare porta a dire no, anche perché alla 18.a dello scorso campionato i sanniti avevano già preso il largo, ma di certo il 5-0 rifilato alla Salernitana (terzo ko di fila per i granata, scossi probabilmente anche dalle voci della doppia inchiesta sulla gara persa col Pordenone in casa, ndr) incorona la squadra di Dionisi. Mancuso a quota 10 gol è il bomber indiscusso, il Crotone lo vorrebbe in A ma il club azzurro ci punta per la risalita.

Alle spalle dei toscani il Cittadella che si sorprendente non ha più nulla: 1-0 all’Ascoli col gol che arriva dalla panchina. I marchigiani restano la Cenerentola anche se la salvezza è 5 punti più sopra. Dove c’è la Reggina – prossima avversaria del Frosinone – che ha ceduto il passo in casa al Lecce, sbagliando anche un rigore con Menez. Per Baroni terzo ko di fila, qualche problema per gli infortuni e la questione del gol (fatto) che non fa fare salti di gioia anche perché i gol incassati sono ben 25. Tornando ai piani alti, deve fare mea culpa il Monza che sotto il sole gioca e giganteggia andando sul 2-0 col Cosenza per poi farsi raggiungere sul 2-2. Brocchi a -2 dal secondo posto, aspetta Balotelli ma deve registrare qualcosa dietro.

Il Chievo respira

Frosinone-Chievo. Foto © Mario Salati

Risale la china il Chievo (che ha due gare da recuperare e potenzialmente può diventare seconda), 2-1 all’Entella che è penultima. E paga dazio il Venezia, battuto 2-0 dal Pordenone con due disattenzioni. I friulani rientrano sull’ultimo carro della zona playoff. Resta in zona rossa (della classifica…) il Pescara che perde 2-0 in casa con la Cremonese che per ora brinda al cambio di panchina, da Bisoli a Pecchia.

Non svolta la stagione del Brescia che infila il 2 ko di fila: 1-0 per il Pisa con i toscani che sono ad un passo dal cambio di proprietà e i lombardi che rischiano l’ennesimo ribaltone in panchina, con Gastaldello attenzionato da Cellino per la sostituzione di Dionigi. Una riflessione: i cambi di panchina fino ad ora hanno prodotto niente o quasi in quelle squadre (Entella, Reggina, Brescia, Pescara ed Ascoli) che cercavano la salvezza prima e la continuano a rincorrere adesso.

Quanto alla Cremonese, la gestione Pecchia dovrà essere messa alla prova delle prossime giornate e dal mercato di riparazione prima di poter dire che sarà stata svolta. Infine la 18.a si è chiusa con Spal-Reggiana, derby dell’Emilia con opposte situazioni di classifica: il 2-0 proietta la squadra di Marino al terzo posto, la Reggiana resta terz’ultima in crisi nera.