Tempo regolare, gol irregolare e il complotto non c’è (di G.Lanzi)

Giovanni Lanzi

Se lo chiamano 'Il Maestro' non è un caso

di GIOVANNI LANZI
Giornalista senza carta

 

 

La Spal (3-1 a Brescia) nuova capolista. I tre indizi fanno una prova vera: la difesa canarina ‘balla’
Tempo regolare, gol irregolare e il complotto non c’è
La ‘Spectre’ degli arbitri è fantasma: la rete dell’Ascoli doveva arrivare sullo 0-5 in scioltezza per il Frosinone

 

Il problema è sempre quello: fare un gol in più degli avversari e poi tenersi stretto quel vantaggio. Sulla strada della serie A è indispensabile per non soffrire di palpitazioni. La Spal a Brescia (1-3; Mora, pari di Ferrante, Antenucci e Mora) si è messa al sicuro dopo essere stata raggiunta sull’1-1 tornando in testa alla classifica, a +2 sul Frosinone che quel vantaggio minimo se lo è visto scappare di mano al 94′ e 38″ della partita più pazza della giornata.

PAROLE SUL BILANCINO – Il Frosinone resta un’ottima squadra in corsa per la serie A. Ci sta che il motore batta in testa. E ci sta anche una critica dopo 3 pareggi di fila, diversi regali e torti. A Pasquale Marino e ai suoi ragazzi un consiglio in amicizia: voltate pagina e smaltite rapidamente le scorie degli ultimi tre pareggi infila indiana. Parlare di ‘arbitri’, di ‘sorte’, di ‘destino’, di ‘sfortuna’ non è calcio ma è come parlare da fattucchiera.

E poi bisogna per un attimo focalizzare il problema. Può capitare che la mano destra non sappia cosa fa la sinistra. Scatta l’allarme perché potrebbe significare l’insorgere di un problema di carattere neurologico. In un gruppo come può essere una squadra di calcio se uno dice una cosa e un altro va in direzione opposta, anche qui c’è qualche problema.

Se in settimana un giocatore che non è affatto l’ultimo arrivato come Daniel Ciofani dice “preferisco non parlare di arbitri perché sono uomini che possono commettere errori tecnici come noi giocatori…” e dopo il pareggio-beffa di Ascoli un tecnico navigato e intelligente come Pasquale Marino punta il dito sugli arbitri, è inevitabile pensare che ci sia divergenze di idee in fatto di arbitri.

TRE INDIZI, UNA PROVA MA NON E’ QUELLA DEL COMPLOTTO – Gli arbitri sbagliano. E’ vero anche che tre indizi fanno la classica prova (Cesena: rigore negato; Avellino: due rigori negati; Ascoli: recupero extralarge e offside sul pari) ma è altrettanto vero che non ci si può appellare né agli arbitri, né ai presunti complotti.

Perché ci sono altri tre indizi che fanno un’altra prova. In occasione del pareggio di Favilli (disattenzioni fuori area sin dalla libertà concessa a Mignanelli per 45′ e in area con Terranova che guarda l’avversario e non il pallone abboccando ancora al contro-movimento della punta) tatticamente la difesa del Frosinone ha continuato a sbagliare sull’onda dell’errore di Cesena (preso gol dell’1-0 sul contromovimento Ciano-Garritano a chiamare fuori Terranova per rompere l’asse centrale) e dell’errore in casa con l’Avellino (lasciato senza presidio il limite dell’area su palla inattiva, tiro-gol di Castaldo liberissimo).

E’ vero che l’ascolano Perez era in offside alle spalle di Ariaudo ma questo conferma che l’arbitro e i suoi collaboratori probabilmente sono scarsi (assai…) come abbiamo sempre creduto ma non sono complottisti, non appartengono a nessuna ‘Spectre’ al servizio del calcio e soprattutto sono esseri umani. Esattamente come dice Daniel Ciofani. Uomo di calcio esattamente come lo è Pasquale Marino. Sennò la famosa mano destra non sa quello che fa la sinistra. O no?

IL FOTOGRAMMA DELLA VERITA’ – La ‘gatta precipitosa fece i gattini ciechi’. Un vecchio proverbio per dire che il Frosinone ha giocato a piè sospinto e in quel minuto e 15″ che viene indicato come il male assoluto (anche se il fotogramma che pubblichiamo fissa il momento del gol al 49′ e 38″) ha giocato addirittura alla rovescia. Gestendo male un corner, un pallone con Kragl, irritando l’arbitro con la caduta di Dionisi e esponendosi al contropiede (!!) dell’Ascoli giusto per chiudere male. Abbiamo provato a ripercorrere quei momenti fatali: nel recupero Maiello e poi Dionisi rimangono a terra per contrasti di gioco.

Al 48′ Serra fa cenno che il recupero sarebbe stato allungato di un minuto, come confermato anche da Sky. Al 49′ il Frosinone spreca un calcio d’angolo, la palla finisce a Lanni che lancia Cassata. Al 49′ minuto e 27 secondi palla da Mignanelli sulla testa di Ciofani, riprende Orsolini, sponda in fuorigioco di Perez per Favilli che fa 1-1 al 49′ e 38″.

PRECIPITOSI E VANITOSI – Ecco allora che non vanno scomodati i fantasmi o chissà quali movimenti tellurici ‘underground’ ai danni del Frosinone. Ragionando da ‘fattucchiere’ e non da uomini di calcio. Si sconfina nel ‘salvinismo’ così facendo. Si parla alla pancia, facendo dimenticare che mancano 7 giornate che la squadra dovrà imparare a giocare diversamente.

Squadra e tecnico anche in maniera inconsapevole potrebbero davvero prefigurarsi un alibi. Il Frosinone non può dimenticare di aver giocato per 85′ al gatto col topo. Una dozzina abbondante le occasioni sprecate addosso ad un Ascoli alle corde, impalpabile, assolutamente improponibile a questi livelli per 85′.
I TEMPI DI UN PARI REGALATO – La presunta teoria dell’azione concertata ai danni dei giallazzurri è di cartapesta anche per una questione legata ai tempi: può anche arrivare l’errore dell’arbitro e della terna scarsa ma intanto sul 5-0 quel gol avrebbe fatto solletico e poi se il signor Serra di Torino avesse voluto orientare la partita, avrebbe concesso il gol di Orsolini (tanto per ricordare: errore di posizionamento e di gestione perché i difensori del Frosinone si sono dimenticati palla e avversario sia sul cross che sul colpo di testa indisturbato).

Aglietti ha avuto un merito, che non è poco nella ‘terra caecorum’ nella quale vivacchia a caccia di salvezza: si è tenuto in tasca il vero valore caricandolo a molla, l’unico giocatore che con questo campionato c’azzecca come i cavoli a merenda, vale a dire Orsolini.

Uno che ha fruttato 5-6 milioni di euro alle casse societarie (senza considerare i cash in arrivo per l’assente Felicioli e per lo stesso Favilli). Mandando così in bambola il Frosinone che incurante, invece di riposizionarsi magari con una difesa a quattro che non equivaleva a bestemmiare in quel frangente, continuava a gigioneggiare, specchiandosi nella sua ‘grande bellezza’ tra finte, tacchi, punte e gol sbagliati.

LA PAGLIUZZA E LA TRAVE – A forza di raccontare fatti e misfatti si è perso di vista l’unico problema vero: in tre partite il Frosinone ha visto sfumare almeno quattro punti. E’ questo il nocciolo, la trave. Mentre il Benevento (54) inchioda di nuovo, il Perugia (52) scoppia e il Bari (50) implode. Va tenuto d’occhio anche il quarto posto, a -10 dal terzo non ci saranno i playoff ma è ancora prematuro affrontare questi calcoli. Se l’obiettivo è la serie A diretta – e come dice Daniel Ciofani deve essere un sogno e non un’ossessione – allora questa ‘semina’ non va bene perché rimandando lo strappo si tengono in vita le avversarie dirette.

E se Marino non dovesse vincere questo campionato dalla porta principale sarebbe un bel problema, diciamolo senza infingimenti. Detto questo, con la Spal che questa sera è la nuova capolista solitaria, si attendono sviluppi da Novara-Verona lunedi sera. Per vedere dove si è fermata la palla al termine di questa 36.a giornata. E riprendere a calciarla con maggior decisione, precisione e continuità dentro nella porta degli avversari.

 

Foto: copyright Giovanni Lanzi, tutti i diritti riservati

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