Ciofani: “Chi ci critica è del Latina” (di G.Lanzi)

Giovanni Lanzi

Se lo chiamano 'Il Maestro' non è un caso

di GIOVANNI LANZI
Giornalista senza carta

 

 

Il bomber del Frosinone senza peli sulla lingua: “Un pari in casa ci può stare. La stanchezza? Stronzate, conta la testa”
Ciofani: “Chi ci critica è del Latina”
“L’arbitro? Un uomo come noi, l’errore ci può stare. L’Ascoli va affrontato comne se fosse la Spal”

 

FROSINONE – E’ il bomber ‘quattro stagioni’ del Frosinone. L’ariete dai piedi buoni. Daniel Ciofani – 11 gol finora e un girone di ritorno non proprio brillantissimo – è il centravanti-stopper-mediano-terzino che in maglia giallazzurra ha trovato stimoli, gloria, consacrazione, ha vinto due campionati, ha giocato in serie A partendo da lontano, lontanissimo. Un ragazzo rimasto con i piedi piantati a terra. Per riportare il Frosinone nell’Olimpo del calcio ha rinunciato in estate a proposte interessanti. Merito del rapporto preferenziale con il presidente Stirpe, con il dg Salvini, col ds Giannitti. Con i tifosi. Il protagonista in sala stampa è lui. E l’avvio è a sensazione, un tuffo all’indietro, al giugno 2014.

E’ la prima domanda, quella che arriva dai canali social, che gli stimola la risposta più inattesa, forse: qual è stata la stagione che ti ha dato più emozioni? “Tutte mi hanno dato emozioni forti – esordisce Ciofani -. Ma se ho in mente una partita, allora è quella con la vittoria con il Lecce. Stiamo vedendo la squadra giallorossa quanta fatica sta facendo per cercare di tornare in serie B. Quella fu la madre di tutte le partite, senza quella vittoria non saremmo qui a raccontarci da anni altre stagioni, altre esperienze. Poi è normale anche ricordare la partita con il Crotone che ci ha permesso di andare in serie A. Di giocare con il Milan a San Siro con mio fratello in campo e mio padre in tribuna e quasi vincere. Anche il giorno della retrocessione in B è stata una partita da ricordare, una esperienza commovente. Ma quella con il Lecce fu la base di partenza di questo Frosinone”.

La partita con l’Avellino è al centro delle domande. Quel Frosinone a due facce cosa significa? “Io ho rivisto in televisione il secondo tempo anche perché dal campo ti rendi conto di assistere ad un’altra partita. Rivederla con occhi più distaccati ti permette di analizzare meglio. E quelle pause che abbiamo avuto nel secondo tempo sono state di due tipi: un po’ per tirare il fiato mentre in altri frangenti abbiamo un po’ esagerato. Ma era difficile attaccare una squadra con 8-9 uomini sotto la linea della palla. E allora piuttosto che rischiare di perdere la palla, cercavamo di giocarla per vie orizzontali. Poi però quell’episodio del loro pareggio non deve accadere. Quello che dobbiamo, è cercare di raddoppiare. Ma al di là di tutto, squadre forti e mature riescono a portare a casa il risultato con il minimo scarto. Ma vorrei fare un raffronto: l’anno della promozione siamo saliti in A per un punto, pareggiammo con il Varese che arrivò ultimo. Questo punto con l’Avellino potrebbe essere fondamentale”.

Ci sarebbero anche due distinguo da fare: con il Varese il pareggio ci fu nel girone di andata, con l’Avellino a 9 turni dalla fine. E poi il Varese di allora non vale certo l’Avellino di oggi. Diciamo anche che – a proposito di un punto in più o in meno con squadre che oggi soffrono nei bassifondi – all’andata il Frosinone ha pareggiato in casa con Pisa e Ternana.

Uno sguardo intanto al calendario delle rivali: “Sulla carta il Verona potrebbe incontrare difficoltà nelle cinque trasferte. Ma in questo momento della stagione, una squadra come quella scaligera che predilige giocare la palla può fare fatica in casa perché le avversarie si chiudono bene. Forse giocare fuori può essere un vantaggio per loro. Spero però che il loro calendario più difficile possa fare la differenza. Poi è vero che sono sempre gli episodi a fare la differenza. A Ferrara per esempio i ho fatto un tiro, palo-gol. Lunedi ho fatto un tiro ed è arrivato alla bandierina”.

C’è anche il capitolo dedicato agli arbitri, meglio agli errori degli arbitri. E Daniel Ciofani va controcorrente, con eleganza: “Non mi piace parlare di arbitri, anche perché non sono tenuto a farlo. Dico semplicemente che sono essere umani come noi. Possono sbagliare tecnicamente come possiamo sbagliare anche noi. Dalla tv tutto è più facile. Ed a volte anche seduti non riusciamo a metterci d’accordo. L’arbitro deve guardare 22 persone, magari in quel momento specifico stava guardando me in area. E poi magari sfugge il fallo su Dionisi. Ma ripeto gli arbitri fanno parte del gioco. Non dobbiamo avere alibi, tantomeno appellarci a certe situazioni”.

Mancano 8 partite, non sono un’eternità. “Partite nelle quali la condizione atletica, la stanchezza contano poco, sono tutte ‘stronzate’ (sic!): c’è la testa a fare la differenza. Noi non dobbiamo dare modo di dire che abbiamo sbagliato la partita. A Cesena quell’approccio non era stato corretto ma il pareggio non è stato un caso, abbiamo tirato fuori quelle qualità tipiche: la cattiveria, la voglia, la fame di raggiungere l’obiettivo”.

Ciofani spinge sullo stesso tasto: “L’aspetto atletico è importante, non ci sono dubbi. Ma io quest’anno ho giocato dopo essere stato a letto con la febbre alta ed ho fatto gol col Cittadella. Poi che sia importante alternare e riposare è vero. Ma in queste otto partite la stanchezza ha una percentuale inferiore all’approccio mentale, alla testa”.

La piazza, l’ambiente, le voci, i tifosi che spingono. Ciofani ha una sua idea, che spiega anche in maniera ‘tranchant’: “Oggi non è facile, con i social… la cosa più asociale che c’è. Da seduti tutto sembra troppo facile e invece bisogna prendere le cose con equilibrio. Un campionato non è una partita ad eliminazione diretta, quindi se pareggi non è una tragedia. Il Frosinone ha rallentato? Anche la Spal aveva rallentato. E sono prime in classifica. Quindi? Le critiche? Tifosi frustrati che secondo me sono tifosi del Latina…”.

L’avversario della prossima non naviga in buone acque: “Ascoli è un campo difficile, ha individualità importanti. Basti pensare a Cacia, Mengoni, Giorgi eccetera. Dovremo affrontarla come se fosse la Spal. La mentalità deve essere quella. Una partita che deve avvicinarci al sogno, all’impresa. Come la sta vivendo la Spal. E non come un’ossessione che non è un buon sentimento”.

Infine le percentuali e qui Ciofani preferisce dribblare la domanda: “Percentuali? Sono scarso in materia. Io pensavo che il Verona vincesse 3-0. Non è il momento di fare questo tipo di pronostici. Ogni partita è talmente sul filo del rasoio che ci si potrebbe far male”.

 

 

Foto: copyright Mario Salati, tutti i diritti riservati

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