Solo pe’ tigna e sudore, come 99 anni prima

Carso, inverno 1917.

La compagnia di artiglieri Custoza sta cercando da quasi un anno di conquistare la collinetta di San Federico. Seduto in trincea, con la testa bassa, un ragazzo di vent’anni, di carnagione scura, taciturno. Si chiama Sisto Silverio Gori, ed è di un piccolo borgo di campagna tra Alatri e Frosinone, dei cui due patroni porta il nome. Un anno sotto quella collinetta. Oltre cento assalti per conquistarla, senza esito. Tanti, tantissimi commilitoni morti.

Una mattina la nebbia si dirada, Sisto Silverio alza la testa e senza alcun ordine con il suo fucile, con la baionetta, esce dalla trincea. Inizia ad urlare e a sparare. Quindici minuti dopo pianta la baionetta sulla cima di San Federico, dopo aver ammazzato, da solo, 200 nemici, di cui gli ultimi 50 in un corpo a corpo all’arma bianca.

Il comandante della compagnia lo propone immediatamente per la medaglia d’oro e proprio sopra la cima della collinetta il generale sta per appuntargli la medaglia:

“Soldato, siamo fieri di te. Ma dicci, perché l’hai fatto? Per i tuoi commilitoni morti?”
“Nz”
“Per l’Italia?”
“Nz”
“Per la bandiera?”
“Nz”
“Per vendetta?”
“Nz”
“E allora perché?”
“Pe’ tigna!”
—–

10 settembre 2016.

Mirko Gori si sveglia pensando al suo bisnonno, Sisto Silverio e a quella medaglia appesa in salotto, a casa, a Tecchiena.
E’ il giorno di Frosinone – Latina e Mirko torna finalmente in campo dopo l’inopinata squalifica per un’espulsione comminata da un albitro che nessuno aveva avvertito che il Frosinone era già retrocesso.

La sera prima i tifosi hanno dato la carica. Sullo striscione c’è scritto Tigna e Sudore. E lo rivede appeso alla rotatoria, e lo legge quando il pullman rallenta perché i tifosi lo stanno aspettando per dare la carica.

Nello spogliatoio Mirko ha la testa bassa. E’ l’unico ciociaro e sa che Frosinone – latina è qualcosa di più di un derby, è una sfida tra la tradizione e un miscuglio di persone senza passato, tra una storia, un dialetto che è una lingua, forte e presente, e un posto dove si parla romanesco perché non c’è storia, non c’è appartenenza.

E in campo, Mirko corre, sta dappertutto; all’inizio del secondo tempo Acosty sta correndo verso la porta; è più veloce di Mirko, ma Mirko butta la testa all’indietro, come il centometrista di Momenti di Gloria, si butta per terra e para. Sta dappertutto, a centrocampo, davanti alla difesa. Recupera palla, passa a Sammarco che inventa un passaggio per Dionisi ed è il due a zero.
La partita è finita.

I giornalisti vanno da Mirko e gli chiedono:
“Perché hai corso come un matto tutta la partita? Perché hai inseguito Acosty che correva manco avesse un motorino? E perché ti sei buttato su ogni pallone?”

Mirko che ha aspettato tutta l’estate, dal San Paolo a oggi, alza la testa, sorride e dice:
“Pe’ tigna!”

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