I protagonisti del giorno. Top e Flop del 19 gennaio 2021

Top e Flop. I protagonisti della giornata appena conclusa. Per capire meglio cosa ci attende nelle prossime ore

TOP

NICOLA ZINGARETTI

La strada è molto stretta e la partita ancora lunga. Nicola Zingaretti  sembra Giovanni Trapattoni, nel senso che non vuole dire gatto finché non l’ha nel sacco. Ma sa anche di essere vicinissimo ad un traguardo enorme.

Davanti ai senatori Democrat il segretario non nasconde una forte preoccupazione per una situazione che non solo cambia di ora in ora ma è anche “molto difficile e complessa, sia per quanto riguarda gli aspetti politici che per quanto riguarda gli equilibri parlamentari”.  Zingaretti auspica la maggioranza assoluta come “un fatto politico importante”. Ma anche se dovesse “accontentarsi” della maggioranza relativa avrebbe di che essere soddisfatto.

Nicola Zingaretti (Foto: Paola Onoifri / Imagoeconomica)

In un colpo solo può liberarsi una volta per tutte di Matteo Renzi e mettere a Palazzo Chigi un presidente del consiglio del Pd. Se Renzi perde la battaglia, infatti, sarà fuori gioco. Alcuni parlamentari di Italia Viva hanno già votato la fiducia alla Camera, altri potrebbero farlo al Senato. Gli appelli degli esponenti renziani al Governo sembrano preludere ad una netta e definitiva presa di distanza dall’ex Rottamatore.

Nel caso di maggioranza relativa, il Capo dello Stato potrebbe valutare l’idea di un incarico ad un altro esponente per cercare di avere più numeri. Due nomi su tutti: Dario Franceschini e Pierferdinando Casini. Nicola Zingaretti metterebbe il “cappello” in ogni caso.

Scacco matto in due mosse.

GIORGIA MELONI

Discorso di grande spessore di Giorgia Meloni alla Camera. La leader di Fratelli d’Italia ha attaccato subito: “Altro che avvocato del popolo, Conte è un avvocato d’ufficio: gli italiani non lo hanno scelto”.

Poi il giudizio durissimo per la proposta ai responsabili di una nuova legge elettorale. Ha affermato la Meloni: “Uno scempio. Consentito da questo Parlamento e da un’Unione europea compiacente, grandi media al servizio dei poteri forti che hanno interesse ad avere una politica alla ricerca di padroni. E Conte è perfetto per tutti loro: assume la forma che richiede il suo mandato, praticamente è Barbapapà. Prima populista poi ortodosso europeista. Di destra e sinistra ma soprattutto di centro, socialista e liberale, insieme. Prima contro e poi a favore dell’immigrazione illegale, Tav, quota cento. Prima amico e nemico di Salvini, Renzi e Di Maio”.

Giorgia Meloni

Giorgia Meloni ha continuato come un fiume in piena: “Dopo aver distrutto l’Italia si presenta come quello che la vuole ricostruire, raggranellando un gruppo di disperati che chiama costruttori. Penso che stavolta il gioco non riuscirà, mi piace pensare che in Parlamento ci sia ancora un briciolo di buonsenso. Che ci sia ancora qualcuno che teme il giudizio implacabile che la storia inevitabilmente riserva».

«Siete sicuri che il Quirinale vi permetterà di governare questa nazione senza una maggioranza assoluta? Si rifiutò di permetterlo al centrodestra: le regole della democrazia, in quest’aula, valgono per tutti. Dite che non si può votare per la pandemia? Falso anche questo, lo sapete bene: avete deciso infatti, per decreto, che entro maggio si voterà in molti comuni italiani. L’unico virus che impedisce il voto è il vostro poltronismo. In tutto il mondo si continua a votare. Se lei avesse a cuore il destino di questa nazione si sarebbe già fatto da parte. Questo è il tempo dell’orgoglio, dei patrioti”.

Giorgia Meloni ha voluto segnare i confini, soprattutto quelli del centrodestra. Mai in soccorso del Governo Conte. Fratelli d’Italia e la Lega non lo faranno. Per Forza Italia, dopo la sorpresa di Renata Polverini a Montecitorio, bisognerà aspettare quello che succederà al Senato. (Leggi qui Polverini vota Si a Conte e lascia Forza Italia).

Ma la Meloni ha piantato la bandiera.

Guerra preventiva

FLOP

GIUSEPPE CONTE

Ha incassato la fiducia alla Camera e fin qui tutto normale. Ma domani al Senato sarà tutta un’altra storia. Al momento Giuseppe Conte potrebbe arrivare alla maggioranza relativa, cioè 155 o 156 voti. Vuol dire che ogni volta dovrebbe affidarsi ai voti dei renziani o di altri esponenti.

Intanto oggi ha fatto un discorso che più disperato (politicamente) non si può. Si è appellato ai responsabili, ai costruttori, ai volenterosi. Poi ha promesso una legge elettorale proporzionale e ha condito il tutto con la solita retorica sulle sfide epocali vinte (quali?) e da affrontare (quando?). Tutto pur di riuscire a conservare il ruolo di Presidente del Consiglio dei ministri.

Giuseppe Conte

È riuscito a cedere su tutta la linea. Ha accettato di mollare la delega ai Servizi, si è impegnato sulla riforma elettorale Proporzionale, sulle modifiche al Recovery Plan, su un rimpasto.

Ma la cosa chje ha fatto sobbalzare più di tutte è stata il riferimento ai rapporto con gli Usa in vista dell’insediamento di Joe Biden alla Casa Bianca. Proprio lui, Giuseppe (anzi Giuseppi) Conte. Lui che ha ricevuto l’imprimatur di Donald Trump più di chiunque altro, lui che guida un Governo che ha come gruppo di riferimento i Cinque Stelle. Cioè quelli che stanno con la Cina e con Trump.

Ha ragione Giorgia Meloni: Giuseppe Conte passerebbe senza alcuna esitazione dall’estrema destra all’estrema sinistra. Tiferebbe contemporaneamente per la Lazio e per la Roma.

Re dei trasformisti.

LETIZIA MORATTI

Contributo che le Regioni danno al Pil, mobilità, densità abitativa e zone più colpite dal virus: sono questi i quattro parametriche il vice presidente e neo assessore al Welfare della Regione Lombardia Letizia Moratti, in una lettera al commissario straordinario Domenico Arcuri, ha chiesto di tenere in considerazione per una accelerazionenella distribuzione in Italia delle dosi di vaccini anti-Covid.

Letizia Moratti. (Foto Marco Cremonesi / Imagoeconomica)

Contributo che le Regioni danno al Pil: significa la ricchezza delle Regioni. Classifica nella quale svetta la Lombardia. Per la Moratti in questo modo si aiuta il Paese visto il “motore” della Lombardia.

In realtà legare la distribuzione del vaccino alla ricchezza e al Pil semplicemente non si può. Oppure, se si può, la Ciociaria dovrebbe chiedere i danni a Giuseppe Garibaldi per avere sostanzialmente sbullonato le cartiere di Isola del Liri. Impoverendola. Perché con quei macchinari la provincia di Frosinone sarebbe rimasta top in Italia anziché costruire il vantaggio industriale del Nord con i bottini di guerra razziati nel Mezzogiorno. Sciocchezza per sciocchezza…

In serata è arrivata, nel merito, la risposta del Ministro della Salute, Roberto Speranza, che ha dichiarato: «Tutti hanno diritto al vaccino indipendentemente dalla ricchezza del territorio in cui vivono. In Italia la salute è un bene pubblico fondamentale garantito dalla Costituzione. Non un privilegio di chi ha di più».

Ma davvero, come si fa ad avanzare proposte del genere.

Aridateci Gallera.

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