I protagonisti del giorno. Top e Flop del 28 ottobre 2020

Top e Flop. I protagonisti della giornata appena conclusa. Per capire meglio cosa ci attende nelle prossime ore

TOP

ROBERTO DE DONATIS

Non doveva arrivare a mangiare neanche il primo panettone. Dicevano che la sua Piattaforma Civica era una specie di Arca di Noè della politica, con a bordo tutti i Partiti ma nessuno con il suo simbolo; mai da nessuna parte si era visto un raggruppamento che si riuniva intorno al nome di una persona e del suo programma amministrativo. Per questo tutti erano sicuri che Roberto De Donatis non sarebbe arrivato al primo Natale con la sua Giunta.

ROBERTO DE DONATIS FOTO © GIORNALISTI INDIPENDENTI

Invece, dopo il panettone ha assaporato anche la colomba, il torrone dell’anno successivo e poco alla volta ha messo nel sacco tutti quanti i suoi detrattori, arrivando ora a ridosso dell’ultimo semestre di mandato. Forza Italia si è divisa in quattro (Caschera – Mosticone – Petricca – Quadrini), la Lega è andata in testacoda (Caschera in maggioranza, Di Stefano in procinto di uscire), il Pd non si è aggregato, Fratelli d’Italia non sfonda.

Il sindaco di Sora sta occupando tutti gli spazi della politica locale. Destreggiandosi tra Partiti e liste civiche, destra e sinistra, Fratelli d’Italia e Lega, Forza Italia di Fazzone e quella di Quadrini, e chi più ne ha più ne metta. Tanto, lui se ne frega.

Impermeabile ai rumors, indifferente agli intrighi con i quali allestire coalizioni candidate a rottamarlo, nel momento in cui Sora è assediata dal Covid, il sindaco se ne infischia della politica e gestisce la situazione amministrativa. Ha riaperto la quotidiana finestra Facebook dal suo ufficio, aggiornando i cittadini su tutto quello che sta accadendo. Ci sta mettendo la faccia. Ed in un periodo nel quale tutti fuggono, è già tanto.

Prima o poi arriveranno le elezioni. L’unico a non preoccuparsi di allestire una coalizione è proprio lui.

Centro di gravità permanente

ALESSIO D’AMATO

La pandemia morde ai polpacci anche il Lazio. L’ondata di coronavirus sta mettendo a dura prova il sistema che fa perno sullo Spallanzani. Nulla a che vedere con la prima terribile ondata: i numeri di questo periodo sono molto più alti.

Il sistema sta reggendo, i tamponi aumentano giorno dopo giorno, stanno andando a sistema i test molecolari rapidi con cui dare la caccia agli asintomatici, che rappresentano la vera mina vagante del Covid-19.

ALESSIO D’AMATO. FOTO © CARLO LANNUTTI / IMAGOECONOMICA

Certo, c’è chi rileva che i tamponi si fanno con ritardo, non si sta riuscendo ad inseguire i contatti avuti dai positivi, il tracciamento non è efficace, le file ai drive test durano ore, altrove si fa prima. Già, ma dove? Non certo a Bruxelles dove hanno esaurito i posti in Terapia Intensiva e già trasferiscono in Germania i loro pazienti; non a Londra, né a Madrid o Parigi. Dove ci si prepara ad un nuovo lockdown totale e della durata di un mese.

Qui si sta facendo di tutto per evitarlo. Ma a questi ritmi, entro un mese si rischia di non avere più né letti né respiratori. E non è questione di averli comprati o meno: non ci sono abbastanza medici per governarli. Abbiamo già dimenticato che in primavera sono venuti ad aiutarci medici dall’Albania, da Cuba, dalla Russia, dalla Cina.

Prima che arrivi quel punto limite, il Lazio ha fatto scattare un nuovo livello di allerta: l’assessore alla Sanità ha potenziato il numero dei posti letto ordinari e quelli delle Terapie Intensive. Ci si prepara ad una nuova Fase Rossa. Tentando di continuare ad avere uno dei più bassi livelli di letalità. Fregandosene dei professionisti della lamentela.

Assessore Intensivo.

FLOP

DANIELE MAURA

Il messaggio arriva martedì alle ore 10:46 del 27 ottobre, sulla chat di whatsapp: il numero è quello di Daniele Maura, presidente del Consiglio Provinciale di Frosinone. Il file fotografico ritrae la piazza della prefettura di Frosinone inondata di bandiere tricolori ed annuncia per venerdì una manifestazione di protesta contro il Dpcm. Maura commenta: “Maura di lotta e di governo“.

Il manifesto che annuncia la protesta

Tutto legittimo, ci mancherebbe pure. I fatti dicono che venerdì ci sarà la manifestazione. Simile a quella tenuta a Roma, a Latina, a Napoli, a Milano, a Torino. Si spera senza le stesse drammatiche conseguenze: lì gli infiltrati hanno inquinato la legittima protesta di chi ritiene che il Decreto potesse essere fatto in maniera diversa. Altrimenti resterebbe difficile comprendere il senso di una manifestazione a favore dei commercianti nella quale sfasciargli le vetrine e saccheggiare tutto.

Proprio per questo non si capisce perché Fratelli d’Italia non abbia messo il suo logo su quei manifesti. Se nulla c’entra con l’iniziativa, perché sono stati i suoi dirigenti, analogamente al presidente Maura, a diffondere il messaggio? Se giustamente FdI intende cavalcare la legittima protesta dei commercianti è giusto che ci mettano la faccia: serve a tenere alla larga gli infiltrati, fargli sapere che quella manifestazione non è casa loro. Che, se si presentano, rischiano di prendere due ceffoni come capitato in altre piazze appena hanno iniziato a sfasciare vetrine.

Se l’esclusione del simbolo è stata fatta per non politicizzare, se ne comprende poco il senso: sembra quasi voler soffiare sul fuoco della delusione per un Covid che non si arresta. Tenendosi a distanza di sicurezza dalle fiamme di una piazza che in questo momento di tutto ha bisogno tranne che di essere fomentata. Perché il Covid sta dilagando in Europa: Parigi da giovedì chiude tutto.

Di lotta, di governo, di nascosto.

GIUSEPPE CONTE

Quando la toppa è peggio del buco. L’ultimo Decreto è già stato superato dalla curva epidemiologica e allora è necessario pensare al prossimo. Perché il virus sta avanzando in modo inarrestabile e si stanno riempiendo da tutte le parti sia i reparti di degenza ordinaria sia soprattutto le Terapie Intensive.

Giuseppe Conte

Per onestà va sottolineata un’evidenza. C’è chi accusa di inerzia il Governo per avere fatto nulla durante l’estate al fine di organizzare il Paese alla seconda ondata. Ammesso e non concesso: non è stato il Governo a riempire gli ski lift lo scorso fine settimana, come hanno mostrato le foto circolate poche ore prima del nuovo Dpcm. Le responsabilità ci sono, ma bisogna avere il coraggio di dire che vanno equamente divise: tra un Governo che ha scommesso tutto sulla fine della pandemia ed un Paese che poco o nulla ha ascoltato i segnali d’allarme.

Non si possono dimenticare i Salvini che rifiutavano di mettere la maschera e gli Zangrillo che urlavano in tv la fine del virus, salvo registrare dopo poche ore l’infezione del suo più illustre paziente. O gli Speranza che danno alle stampe un libro, prontamente ritirato, per celebrare la fine della pandemia.

Il problema è che l’impressione data da questo Governo è quella di muoversi a tentoni. Ed in parte è così. Il fatto è che in parte sia legittimo: nessuno conosce il virus, nelle altre capitali europee non stanno meglio. Ma che senso ha dire ai ristoratori di investire in gel, distanziamento e mascherine per poi farli chiudere alle 18?

Se c’è una nuova normalità e qualcuno la viola assembrandosi, lì bisogna colpire. Oppure avere il coraggio di dire che il virus è di nuovo fuori controllo in tutta l’Europa e si va verso la nuova chiusura totale come a Parigi. Ma con chiarezza: gli italiani non sono bambini, sono quelli che si sono chiusi tre mesi in casa, fermando il Covid.

Che Dio ce la mandi buona.

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