Top e Flop, i protagonisti del giorno: 21 aprile 2021

Top e Flop. I protagonisti della giornata appena conclusa. Per capire meglio cosa ci attende nelle prossime ore

TOP

FEDERICA DAGA

È una deputata del Movimento Cinque Stelle. L’unica ad aver avuto il coraggio di dire davvero a Beppe Grillo che quel video di 50 secondi non può essere accettato neppure dal punto di vista di un padre stravolto per le accuse rivolte al figlio. La parlamentare ha detto a La Repubblica: “Grillo ha fatto un discorso grave che mi ha fatto rivivere tutto il mio dramma”. 

Federica Daga

E poi: “Sono stata male, malissimo, ma come si fa a dire che una violenza non è violenza se viene denunciata otto giorni dopo? Io sono stata massacrata di botte e perseguitata da un uomo che sono riuscita a denunciare soltanto a sei mesi dalla fine di quell’incubo”.

Ancora: “Mi vergognavo, mi sentivo sconfitta per essere entrata in relazione con un uomo così, per aver accettato le sue attenzioni. Ero così sconvolta da quella violenza che ho avuto bisogno di mesi per elaborare quello che mi era successo. E avere la forza di denunciare. Per questo trovo incredibile che non si creda a una ragazza che denuncia uno stupro dopo otto giorni. Le donne non si inventano le violenze. Per questo i tempi della querela sono stato allungati. E non bastano otto giorni per superare lo choc di aver subito uno stupro e raccontarlo. Possono servire mesi e mesi, a volte anni”.

Parole semplici e coraggiose. Parole che però indicando l’unica strada possibile per i Cinque Stelle: prendere le distanze dal fondatore se vogliono continuare ad avere un ruolo politico.

La forza delle donne.

CARLO CALENDA

Non faccio patti con chi ha ridotto Roma al collasso”: Carlo Calenda, leader di Azione, è determinato in modo totale. All’Huffington Post ha spiegato: “Io sono in campo ormai da sei mesi. Ho girato ogni singolo municipio, per ognuno presentando una lista e un piano dettagliato per risolvere i problemi. Abbiamo coinvolto 400 persone e 4mila iscritti. Al momento, a parte la sindaca Raggi, sono l’unico candidato esistente. Sono gli altri ad essere in ritardo. Non intendo ritirarmi, e comunque non potrei perché è stato un lavoro lungo, profondo e corale come si dovrebbe fare in tutte le città”.

Carlo Calenda. (Foto: Livio Anticoli / Imagoeconomica)

Ha aggiunto: “Intanto, le primarie non le vuole il Pd. È da ottobre che promette di fissarle. Prima si è fermato il tavolo per i guai giudiziari della Raggi, poi perché si pensava di offrirle un posto nel governo. Il Pd spera ancora che la sindaca si ritiri e corra Zingaretti con l’appoggio di M5S. Quindi, indicono le primarie e poi cercano di evitarle. E l’idea che Nicola possa abbandonare la Regione facendola piombare nel caos in piena emergenza Covid mi sembra surreale. Fa bene a non farsi tirare per la giacchetta. Ma il meccanismo sta diventando perverso, non aspetterò altri tre mesi Babbo Natale”.

Quindi l’affondo politico durissimo. Ha affermato Calenda: “Roma ha un problema di classe dirigente. Finché comandano Goffredo Bettini, Claudio Mancini, e il segretario regionale Bruno Astorre, si diventa sindaco con il loro appoggio e poi non si porta a casa un provvedimento. Le mini-primarie con 20-30mila persone, in parte truppe cammellate, sarebbero il loro trionfo. A Letta l’ho detto: facciamo piuttosto una squadra di persone in gamba per ripulire la città”.

Non farà passi indietro. Carlo Calenda può essere una risorsa per il centrosinistra, oppure una spina nel fianco. In ogni caso ha il pregio della chiarezza.

Al galoppo.

FLOP

ENRICO LETTA

Il video di Grillo mette in primo piano sia l’anima che il cacciavite che il segretario del Pd ha invocato per cambiare il Partito. Non è una questione di merito: la vicenda giudiziaria viaggia su un altro binario e anche il figlio di Grillo ha diritto ad essere considerato innocente fino a prova contraria. E la prova contraria è quella definitiva dopo tre gradi di giudizio.

Federica Daga

Ma c’è un aspetto politico che il Pd non può far finta di non vedere, non dopo che lo stesso Enrico Letta ha varato la rivoluzione delle donne. Capigruppo alla Camera e al Senato, ma anche alla Regione Lazio. E nei posti chiave del Partito, a partire dalla vicesegreteria.

Quel video è anche una sintesi di luoghi comuni e di maschilismo imperante, laddove dice che non c’è stato stupro e che se una donna trova il coraggio di denunciare dopo otto giorni non soltanto non è credibile, ma si è inventata tutto.

Quel tipo di cultura non può appartenere al Partito Democratico neppure in forma indiretta. Nemmeno nell’ambito di un’alleanza. Ecco perché Enrico Letta deve porsi il problema di continuare o meno un accordo con i Cinque Stelle. Non è questione di vincere o perdere. Si può stare pure all’opposizione pur di non perdere l’anima. In attesa di ritrovare il cacciavite.

Enrico Letta ha criticato il video, ma non in maniera veemente come ci si aspettava.

Il cerchio e la botte.

FRANCESCO LOLLOBRIGIDA

Il coprifuoco non ha alcuna logica. La riapertura, anche se parziale, di cinema, teatri, palestre e ristoranti insieme all’obbligo di non uscire dopo le 22 concentrerà le persone negli stessi orari. Il rischio è, ad esempio, di sovraccaricare i mezzi pubblici”. Lo ha detto intervenendo ad Agorà su Rai3 il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, Francesco Lollobrigida.

Francesco Lollobrigida (Foto: Livio Anticoli / Imagoeconomica)

Fermo restando che da quattordici mesi i Governi della Repubblica italiana sulle misure per contenere il Covid dicono (e fanno) tutto e il contrario di tutto, è arrivato il momento che anche i leader dell’opposizione comincino ad assumersi qualche responsabilità politica.

Francesco Lollobrigida è uno dei leader più importanti e influenti di Fratelli d’Italia. Il suo nome è in prima fila per la candidatura alla presidenza della Regione Lazio per il centrodestra quando si andrà alle urne. Il coprifuoco è una misura minima in un Paese che si appresta a riaprire tra mille contraddizioni, con quasi 400 morti al giorno. Che sono tantissimi e che consiglierebbero di mantenere le restrizioni.

Se Fratelli d’Italia vuole davvero in futuro governare il Paese, allora è arrivato il momento di iniziare a parlare un linguaggio anche impopolare. Senza cavalcare sempre il populismo. Il coprifuoco deve restare perché il Covid-19 è ancora troppo presente nel Paese. Un conto è mettere in evidenza le contraddizioni del Governo, altro discorso è quello di rivolgersi sempre e soltanto alla pancia di un Paese sfibrato.

Contro a prescindere.

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