#Bastacea, dopo 13 anni i sindaci dicono basta

Bye bye Acea. Con 33 voti a favore e 16 contrari, i sindaci della provincia di Frosinone hanno deciso di rescindere il contratto stipulato nel 2003 con la multiutility romana per la gestione del servizio idrico e della depurazione.

L’ASSEMBLEA
La votazione è arrivata alle 17.30, al termine di quattro ore di discussione. Durante le quali non sono mancate le sorprese. Come il voto del sindaco di Paliano, presidente provinciale del Pd: Domenico Alfieri si è schierato a favore della risoluzione. Ha votato insieme ai sindaci di centrodestra, contro le indicazioni date dal Partito di cui è presidente. Ha spiegato che il suo era un voto obbligato: Paliano ha in piedi un contenzioso con Acea che ne reclama gli acquedotti.

Un altro Si pesante a favore della risoluzione è arrivato dal Pd. E’quello espresso dal sindaco di Alatri Giuseppe Morini. Ha spiegato che Acea non ha mantenuto fede agli investimenti che avrebbe dovuto effettuare. E quindi ha votato per strappare il contratto. Ed è stato con l’intervento di Morini che l’ago della bilancia ha iniziato a spostarsi verso l’approvazione della risoluzione.

Fino a quel momento, il centrosinistra sembrava in vantaggio. Aveva preparato la strategia da tenere: lunedì sera c’era stata la riunione presso la Federazione Provinciale Pd. Sulla risoluzione era stato deciso di votare No, «perché non ci sono i presupposti tecnici e si rischierebbe di andare ad un maxi contenzioso». Sulle tariffe era stato deciso di riproporre il documento Sarracco bocciato due riunioni fa.

All’appello fatto alle ore 13 avevano risposto 51 sindaci, in rappresentanza dell’81% degli utenti. Abbastanza per ritenere valida la seduta, che deve avere contemporaneamente due maggioranze: quella del numero dei sindaci e quella del numero dei cittadini rappresentati.

Subito, il sindaco di Ceccano Roberto Caligiore chiede di invertire i punti all’ordine del giorno e di trattare prima il tema della rescissione del contratto e poi eventualmente la questione della tariffa.

Gli risponde il sindaco di Ceprano, Marco Galli. Ricorda che che la tariffa viene stabilita dall’Authority e che i sindaci devono dare un parere; Acea lo ha inviato da mesi e chiede quasi 80 milioni di conguaglio. Se i sindaci continuano a rinviare – ricorda Galli – passa la tariffa chiesta da Acea.

L’assemblea gli dà ragione. Decide di iniziare dalla tariffa: 28 a 26. Centrosinistra in vantaggio.

Si parte allora dalla proposta bocciata due mesi fa quando venne portata in aula dal sindaco di Fontana Liri Gianpio Sarracco. (leggi qui) All’epoca il centrodestra decise di non votare e rinviare: l’Authority gli ha risposto pretendendo una decisione, minacciando altrimenti di approvare la proposta Acea. (leggi qui) La bozza Sarracco prevede più acqua, sconti ai redditi più bassi, abbattimento del 50% delle pretese avanzate da Acea, conguaglio ridotto a circa 35 milioni. Questa volta la proposta passa con 27 sindaci a favore, 12 contrari, 15 astenuti.

A questo punto si mette mano al tema della risoluzione. Continuare con Acea o rompere il contratto.

Scende in campo il sindaco di Frosinone Nicola Ottaviani: spiega che ci sono tutte le condizioni tecniche per rescindere il contratto, perché Acea non ha rispettato alcune parti importanti. Ha invitato i sindaci a non farsi intimidire dalla lettera inviata 24 ore fa dallo studio legale che per conto di Acea minacciava i sindaci di azioni legali penali, civili amministrative se avessero votato per la risoluzione. (leggi qui)

Non è d’accordo il sindaco Renato Rea di Arpino. Dice che mancano i necessari pareri tecnici e giuridici, teme si vada incontro ad un maxi risarcimento. E sottolinea come la volta scorsa abbia votato a favore della risoluzione «Ma adesso, i presupposti non ci sono più, rischiamo di farci molto male e di farlo ai nostri cittadini». No alla risoluzione anche dal sindaco Enzo Quadrini di Isola del Liri.

E’ a questo punto che arriva invece il Si da Alatri e che si profila un clamoroso cambio di maggioranza. Subito dopo l’intervento del sindaco Giuseppe Morini, parlano
Simone Cretaro (Veroli) e Lucio Fiordalisio (Patrica). Ma è l’ultimo sussulto del centrosinistra. Perché arrivano i voti pesanti dei Comuni più grandi: con Frosinone e Alatri si schierano Sora, Cassino, Ceccano e Arnara.

Per pareggiare, non bastano i voti contrari che vengono annunciati da Fausto Bassetta (Anagni) e Marco Galli (Ceprano).

Si va alla conta. Vince il fronte della rescissione. Ora parte l’iter: i giorni di Acea sono contati.

LE REAZIONI
Nicola Ottaviani ha vinto la sua battaglia personale. E’ lui a poter mettere la firma su una rescissione che altrimenti non sarebbe arrivata. Sua la strategia politica, sua l’abilità di stringere un accordo con tutti i sindaci di centrodestra. Suoi i presupposti giuridici sui quali tutti si sono appoggiati.

«“Dopo anni di soprusi e di mancato rispetto della convenzione adesso è stata ripristinata la situazione di legalità tra il gestore e l’utenza della nostra provincia. Fino al 2013, i sindaci avevano omesso di approvare il piano tariffario e quello degli investimenti che il gestore avrebbe dovuto portare avanti, per adeguare la rete idrica ed il sistema fognante, evitando la dispersione di quasi due terzi delle risorse presenti nelle tubature. Dal 2014 in poi, però, è stato proprio il gestore a non adempiere, ritualmente e tempestivamente, i propri obblighi contrattuali, evitando di versare nelle casse della collettività oltre 21 milioni di euro e compilando bilanci senza le doverose specificazioni sui costi effettivamente sostenuti».

E poi c’è il caso delle «migliaia le abitazioni che non possono disporre dell’allaccio al collettore pubblico fognante, con evidenti ripercussioni sotto il punto di vista ambientale, a causa dei mancati investimenti del gestore sul depuratore di via Pratillo. Contemporaneamente, Acea ha proceduto ai distacchi delle utenze ritenute morose, senza ascoltare ragioni e invocando il rispetto di un contratto che, se esiste, deve essere applicato in modo reciproco e non a proprio uso e consumo. Adesso la parola torna ai sindaci, alle amministrazioni e, soprattutto, al territorio che è in grado di ripristinare l’equilibrio e la razionalità nella gestione delle risorse idriche. Oggi non hanno vinto o perso le segreterie di partito, ha vinto soltanto la coerenza di quei sindaci, 33 su 86, che hanno avuto il coraggio di difendere i diritti della nostra gente».

Raggiante Carlo Maria D’Alessandro, che ha un conto aperto con Acea da quando gli hanno preso gli acquedotti cittadini. Ma lui ha sempre rifiutato di consegnarli. «In campagna elettorale avevo preso un impegno con i cittadini della mia città, ovvero quello di lavorare per liberare il territorio della provincia di Frosinone da Acea. Oggi, 33 sindaci, tra cui il sottoscritto, della Ciociaria hanno scritto la storia votando a favore alla risoluzione contrattuale con la multinazionale che gestisce il servizio idrico integrato, perché è cosi le cittadinanze che rappresentiamo volevano».

Incassa la sconfitta il presidente della Provincia Antonio Pompeo. «Recepisco la volontà sovrana della Conferenza dei Sindaci. Mi auguro che la decisione presa sia quella giusta e spero che non si riapra una interminabile stagione di contenziosi. Inizia oggi una fase nuova con dei connotati difficilmente identificabili al
momento».

COSA SUCCEDE ADESSO
Le ipotesi a questo punto sono tre. O si bandisce una nuova gara con la quale individuare il nuovo gestore dellíacqua in provincia di Frosinone. O si costituisce un consorzio pubblico come era – ad esempio – l’Acquedotto degli Aurunci esistente prima di Acea e cha ha lasciato ancora milioni di debiti da pagare. Oppure ci si siede al tavolo con Acea e si ridiscute tutto: tecnicamente possibile, praticamente irrealizzabile. Saranno i sindaci a decidere cosa fare, nel corso di una nuova assemblea.

Intanto, cosa succede adesso. Líarticolo 7 della Convenzione di Gestione, stabilisce che Acea è obbligata a garantire la continuità del servizio fino all’eventuale consegna al nuovo gestore, agli stessi patti e condizioni.

La proroga ad Acea può andare avanti per 18 mesi. Nel frattempo, bisogna mettere da parte i soldi per saldare i conti con líattuale gestore. La segreteria Tecnica stima circa 150 milioni di euro.

Innanzitutto dobbiamo finire di saldare il conguaglio di 75 milioni riconosciuto al gestore da una sentenza del Consiglio di Stato. E’ quello che stiamo pagando da tempo con le bollette. Ne sono rimasti circa 25 milioni di euro. Poi c’è un altro conguaglio: 53 milioni di euro, determinato dall’Autorità per l’energia, il gas e il servizio idrico. Infine c’è il conguaglio riconosciuto in queste ore, prima di passare al voto sulla risoluzione: sono circa 35 milioni di euro. In totale, solo di conguagli, abbiamo un debito di circa 110 milioni di euro.

A questi dobbiamo aggiungere la parte delle infrastrutture. La Sto tecnica calcola che siano 98 milioni di euro per opere e impianti realizzati da Acea e per i quali è previsto un ammortamento fino al termine della gestione (2033). Restano da ammortare circa 60 milioni. Ai quali bisogna togliere però i 21 milioni di canoni che Acea non ha ancora pagato ai Comuni.

Totale da pagare ad Acea per chiudere i conti è circa 150 milioni.

Pagato questo, si puÚ iniziare a pensare al futuro. Se si vuole mettere in piedi un Consorzio in proprio, bisognerà costituirlo e mettere in cassa i soldi per la gestione. IUl problema non è se sia o meno conveniente: Acea ci guadagna e quindi domani ci guadagnerebbero pure i Comuni. Il problema è l’avvio dell’impresa.

Resta líipotesi della gara europea con cui individuare il nuovo gestore. Nulla vieterebbe ad Acea di partecipare. E di vincerla. Il che, avrebbe davvero il sapore della beffa.

COME HANNO VOTATO
A favore della risoluzione e quindi per mandare via Acea hanno votato in 33:
Frosinone, Cassino, Sora, Alatri, Ceccano, Pontecorvo, Monte San Giovanni Campano, Castro dei Volsci, Paliano, Boville Ernica, Fiuggi, Roccasecca, Cervaro, Ripi, Pofi, Alvito, San Giorgio a Liri, Sant’Elia Fiumerapido, San Donato Valcomino, San Vittore del Lazio, Pico, San Giovanni Incarico, Arnara, Casalvieri, Coreno Ausonio, Guarcino, Picinisco, Rocca d’Arce, Serrone, Settefrati, Strangolagalli, Torre Cajetani e Vallerotonda.

Contro la risoluzione e quindi per mantenere il rapporto con Acea hanno votato in 16:
Anagni, Ferentino, Veroli, Isola del Liri, Ceprano, Esperia, Belmonte Castello, Fontana Liri, Fontechiari, Posta Fibreno, Fumone, Patrica, Sgurgola, Piglio, Terelle, Vico nel Lazio.

Assenti alla votazione:
Arpino, Arce, Colfelice, Aquino, Castrocielo, Colle San Magno, Piedimonte San Germano, Villa santa Lucia, Vallemaio, Acquafondata, Viticuso, Atina, Pignataro Interamna, Castelnuovo Parano, Ausonia, Sant’Ambrogio, Sant’Andrea, Sant’Apollinare, Broccostella, Castelliri, Campoli Appennino, Gallinaro, Casalattico, Pescosolido, Villa Latina, Acuto, Collepardo, Falvaterra, Supino, Morolo, Pastena, Santopadre, San Biagio Saracinisco, Torrice, Trivigliano, Vicalvi. Campodimele. –

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