Berlusconi punta alla presidenza della Repubblica

Foto: © Imagoeconomica, Daniele Scudieri

Le strategie dei due Partiti di opposizione, che si sono affidati a potentissimo uomini che preferiscono lavorare nell’ombra. Goffredo Bettini ha delimitato il perimetro del Pd, Gianni Letta sta guardando al futuro prossimo. Più influenti della Bestia Salviniana e della piattaforma Rousseau.

La dichiarazione di Nicola Zingaretti non solo va letta fino in fondo, ma va interpretata. (leggi qui Zingaretti rottama i carrozzoni). Un passaggio in particolare: “Solo nello sviluppo dell’eventuale crisi di Governo sotto la guida autorevole del Presidente Mattarella si potranno verificare, se esistono, le condizioni numeriche e politiche di un Governo diverso con una larga base parlamentare che nasca non a tutti i costi per la paura delle urne, che non abbiamo, ma dalla reale possibilità di trasformare l’Italia, cambiare e rifondare l’Europa e ricostruire una speranza“.

Silvio Berlusconi

Cioè: l’unico interlocutore è Sergio Mattarella, il Capo dello Stato, l’unico abilitato a verificare se ci sono le condizioni per un Governo fondato su un accordo politico di legislatura. Zingaretti lascia solo questo spazio e blinda un Partito che non inseguirà accordicchi, governicchi e manovre lacrime e sangue. È l’impostazione del lodo Bettini. Bettini sta per Goffredo Bettini, quello che sta lavorando per un’intesa tra Nicola Zingaretti e Matteo Renzi, quello che sta delimitando i confini dei Dem in questa passa crisi di ferragosto. (leggi qui Zingaretti ritira gli sherpa e protegge il Pd)

Berlusconi e Letta

Sul versante di Forza Italia è tornato in auge Gianni Letta. L’incubo della Lega. A cosa sta lavorando Gianni Letta? Forse ad una riedizione del patto del Nazareno tra Renzi e Berlusconi. Ma lo scenario nascosto è un altro, quello che porta  Silvio Berlusconi alla corsa per il dopo Mattarella. Sì, per la presidenza della Repubblica. Sì, perché se da qui al 20 agosto la situazione dovesse cambiare di nuovo, se Salvini tornasse a riveder le urne, allora avrebbe bisogno dell’intero centrodestra.

E il Cavaliere la base dell’accordo l’ha già fissata: un numero cospicuo di collegi blindati per Forza Italia, niente lista unica e accordo di ferro (scritto e pubblicizzato sui media) di una sua candidatura al Colle quando sarà terminato il mandato di Sergio Mattarella. Con la mediazione cardinalizia di Gianni Letta, autentico Gran cerimoniere delle istituzioni della Repubblica. Altro che Bestia Salvianiana o piattaforma Rousseau.

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