“Si contano i morti, ma ci sono pure le aziende morte”

Il Recovery Fund nel 'Jurassic Park' italiano. Dove mali antichi si sommano a tragedie moderne. Ne ha parlato Francesco Borgomeo su Radio Capital con Selvaggia Lucarelli e Chicco Giuliani.

Lorenza Di Brango
Lorenza Di Brango

Guardare sempre lontano, col sorriso

Un Jurassic Park tutto italiano, quello in cui esistono ancora enti creati per i terremoti del Novecento. Sono solo un esempio degli sprechi pubblici del nostro Paese, quelli su cui bisogna intervenire davvero per provare a risalire la china dopo questo difficile momento legato al virus. Quello che ogni giorno fa centinaia di morti: ma alle vite umane perse, si devono sommare anche le aziende “decedute”. Quelle che abbassano le saracinesche ogni giorno per non rialzarle più, distrutte da una pandemia che uccide persone e realtà produttive.

Come usare i soldi, se arriveranno

Tanti i temi affrontati durante l’intervista radiofonica che il presidente del Gruppo Saxa Gres Francesco Borgomeo ha rilasciato a Radio Capital, ospite della trasmissione “Le Mattine”, condotta da Selvaggia Lucarelli e Chicco Giuliani. Una chiacchierata dai toni leggeri per parlare però di questioni fondamentali, come l’impiego dei 209 miliardi del Recovery Fund destinati all’Italia.

Francesco Borgomeo

Sorriso percepito nella voce mentre la Lucarelli dice: «Una domanda semplicissima, dottor Borgomeo: cosa facciamo di questi miliardi? Se lei fosse un dittatore come li utilizzerebbe?».

«Innanzitutto bisogna verificare se e come arrivano. – sorride anche il presidente di Saxa Gres – l’Italia è un Paese abituato a parlare prima di fare».

Le croci partono da lontano

La conversazione diventa poi densa di contenuti. Borgomeo parla delle sue priorità: lotta all’evasione, agli sprechi e alla criminalità. «L’Italia non è stata efficace in nulla di tutto ciò. – dice senza mezzi termini – E’ questa una delle nostre vere croci».

E poi la riflessione sull’ultima riforma, quella che ha tagliato il numero dei parlamentari. «Ha soddisfatto la pancia di molti, ma sappiamo bene che i problemi sono altrove».

Dove?

«Nella cattiva gestione, dal centro alla periferia, delle strutture pubbliche. Lì si potrebbero tagliare tanti sprechi, recuperare risorse da destinare ai capitoli di spesa giusti. Basti pensare che abbiamo tagliato sulla sanità ma abbiamo mantenuto costi su tanti cda, società pubbliche, partecipate. Noi abbiamo enti costituiti per il terremoto del 900 e sono ancora vivi».

Per Borgomeo il virus non uccide solo le persone, ma anche le aziende Foto © Marco Cremonesi / Imagoeconomica

«Sì, nel nostro Jurassic Park italiano», commenta sarcastica la Lucarelli.

Poi la discussione sull’attuale situazione economica legata al coronavirus. Un virus “democratico” nell’uccidere le persone. Tutte colpite senza alcuna distinzione né sociale né di età. Niente affatto democratico però sulle aziende. Perché Borgomeo lo ha detto senza mezzi termini: ci sono comparti interi che hanno beneficiato della situazione. «Penso al settore farmaceutico, dalle aziende produttrici alla distribuzione fino alle farmacie». E poi c’è chi soffre, prosegue la propria attività agonizzante, sull’orlo del baratro, in alcuni casi fino a morire. «I bar ed i ristoranti sono distrutti. Il settore che faticherà di più a riprendersi è quello della ristorazione insieme al turismo».

Le due conte e le ‘due morti’

Francesco Borgomeo. Foto © Alessandro Paris

Ma gli interventi del governo sono lineari. È questa l’opinione del presidente del gruppo Saxa, che analizza il momento e dipinge un quadro davvero drammatico.

«Noi contiamo ogni giorno i morti che ci sono, ma non contiamo quante aziende muoiono allo stesso modo ogni giorno. E quante saracinesche si abbassano per non riaprire più. O quanti lavoratori perdono il loro posto per finire in questa cassa che è diventata una specie di mostro».

Una situazione che per fortuna non coinvolge i tre stabilimenti del gruppo. «Noi stiamo andando bene, perché abbiamo fatto misure per tutelare i rapporti con i nostri clienti. Clienti che sono tutti nel nord Europa, dove il blocco produttivo è stato più basso. Lì hanno tutelato gli esercizi commerciali, hanno selezionato, facendo zone rosse, selezionando fasce d’età».

L’approccio socratico al problema

Ci vuole un approccio socratico ai problemi dell’Italia se si vuole trovare una soluzione. “So di non sapere”, è la chiave per affrontare tutto questo secondo Borgomeo. «Perché il momento è difficilissimo. Non si vuole criminalizzare nessuno, ma non serve arroganza, non si può pensare di essere i più bravi, di fare i provvedimenti più giusti, dire che il mondo ci osserva».

Selvaggia Lucarelli © Imagoeconomica / Benvegnu’ Guaitoli
E quindi cosa fare?

«Coinvolgiamo il più possibile: se si ascoltano tutti e la partecipazione alle scelte è la più ampia possibile, si trovano soluzioni migliori. Ma si deve avere umiltà e capacità di ascoltare».

E non è un problema di meriti o di colpe. Perché «se poi la nave va a fondo, a noi aziende, industriali, non importa capire chi dobbiamo colpevolizzare».

Quello che conta è non affondare.

(Leggi qui gli articoli su Francesco Borgomeo)