Caperna alla Leopolda, bufera Pd (di C. Trento)

La partecipazione del capogruppo provinciale alla manifestazione di Matteo Renzi ha scosso i Democrat Antonio Pompeo riunisce la componente e dice: «Vogliamo restare nel partito, ma le condizioni devono cambiare»

Corrado Trento
Corrado Trento

Ciociaria Editoriale Oggi

Il “caso Caperna” scuote il Pd. La partecipazione del capogruppo provinciale del Partito alla giornata conclusiva della decima edizione della Leopolda di Matteo Renzi (sostanziale atto fondativo di Italia Viva) non poteva passare inosservata. E infatti telefonini bollenti ieri mattina. (leggi qui Quelli in bilico su Leopolda 10: da Vittori a Caperna, in cerca del futuro).

Chiarezza e cautela

Antonio Pompeo © A.S. Photo Andrea Sellari

Il perimetro della discussione è delimitato: Caperna è uno dei fedelissimi di Antonio Pompeo, che ha sempre fatto parte dell’area renziana. Però non ha seguito l’ex rottamatore in questa fase. Ma oggi il punto politico è diverso, perché Matteo Renzi non guida una corrente dei Dem ma un altro Partito.

In Pensare Democratico, la componente di Francesco De Angelis, Mauro Buschini e Sara Battisti, tutti chiedono chiarezza nelle scelte. A Pompeo naturalmente. Perché tutti allo stesso tempo pensano (e temono) che la strategia di Renzi, calata sui territori, potrebbe essere quella di una lenta emorragia. Detto in parole semplici: non si esce tutti insieme e in blocco, ma pochi alla volta. In questo modo si darebbe il senso di un logoramento del Partito Democratico.

Però la parola d’ordine è “cautela”. Almeno per i prossimi dieci giorni, per capire cioè cosa potrà davvero succedere. Da un lato il segretario nazionale Nicola Zingaretti ha l’esil’esigenza di blindare il Governo, ma dall’altro non intende lasciare spazi alle incursioni di Matteo Renzi.

Decidere ma in fretta

Germano Caperna alla Leopolda

Ma il Pd dovrà decidere in fretta. Intanto il “caso Caperna” ha già diviso i falchi dalle colombe. I primi vorrebbero aprire ufficialmente la questione per chiedere ai livelli superiori del Partito se il capogruppo provinciale può partecipare alla tre giorni di Renzi. Qualcuno ha perfino ipotizzato l’espulsione. Anche se nessuno rilascia dichiarazioni ufficiali sul tema.

Fra l’altro Francesco De Angelis da settimane ha aperto la stagione del confronto con Antonio Pompeo. Evidente la volontà di tenere unito il Pd in un momento delicato. Domenica prossima però si vota in Umbria e una vittoria del centrodestra a trazione Lega aprirebbe una resa dei conti micidiale nel Governo. Con ricadute inevitabili all’interno del Pd. Con Matteo Renzi sempre più in versione spina nel fianco.

Astorre e la speranza

Il senatore Bruno Astorre, segretario regionale dei Democrat, dice: «Il Pd è la casa di tutti e il nostro compito è quello di lavorare affinché tutti si sentano a casa». Chiediamo ad Astorre: ma se qualcuno nel Pd non vuole più stare e magari intende passare con Renzi, non è meglio dirlo subito? Risponde Astorre: «Io spero che non se ne vada nessuno».

Insomma, il Pd mantiene i nervi saldi e confida nella trattativa. Però nel Partito la convinzione che l’area di Pompeo alla fine possa varcare il Rubicone è molto forte.

La riunione all’Astor

La riunione della componente Pompeo all’Astor. da sinistra Alessandra Sardellitti, Luigi Vacana, Antonio Pompeo, Simone Costanzo e Germano Caperna

Ieri pomeriggio all’Astor c’è stata la riunione della componente che fa riferimento al presidente della Provincia, dell’Upi Lazio e sindaco di Ferentino. Anche se allargata ad altri amministratori.

Al tavolo principale, oltre a Pompeo, i consiglieri provinciali Germano Caperna e Alessandra Sardellitti, ma anche l’ex segretario provinciale e sindaco di Cervaro Simone Costanzo. E (sorpresa vera) Luigi Vacana, vicepresidente della Provincia, non iscritto al Pd. In platea, tra gli altri, Maria Paola D’Orazio, Giulio Conti, Stefania Martini, Mauro Bussiglieri, Fabio Di Fabio e diversi altri.

Molti gli interventi, tutti dello stesso tono: «Il Pd deve essere la casa di tutti, non è possibile continuare a restare schiacciati su una sola componente (ndr: quella di Francesco De Angelis). Vanno valorizzati tutti gli amministratori che quotidianamente si battono per il territorio. Non vogliamo sentirci sopportati. O addirittura ospiti indesiderati».

La sala dell’Astor durante la riunione della componente Pompeo

Quindi le conclusioni di Antonio Pompeo. Ha detto: «Io sto nel Pd e intendo restarci. Ma le condizioni devono cambiare, vogliamo sentirci a casa. E la dirigenza nazionale deve guardare con attenzione ai territori e agli amministratori».

Nessuno “strappo” quindi. Nessun annuncio di adesione a Italia Viva di Matteo Renzi. Poi però ci sono i fatti. O le coincidenze, dipende dai punti di vista. Alla Leopolda c’era Germano Caperna, capogruppo provinciale del Pd e fedelissimo di Pompeo. C’era pure Francesco Pompeo (nipote del presidente), da sempre protagonista dei “Millennials”. Presente alla Leopolda pure Claudio Pizzotti, presidente del consiglio comunale di Ferentino.

E se non può esistere una proprietà transitiva, è pure vero che il messaggio che passa è quello di una possibile… avanscoperta.

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