Cosilam ciao ciao, a gennaio i servizi vanno all’Asi

Il progetto Cosilam è fallito. A gennaio si ammaina la bandiera: ma sulla carta tutto resta dov’è. Rimangono gli uffici, l’incarico di presidente, il ruolo di vice presidente, il Consiglio d’Amministrazione. Nulla verrà tagliato al nutrito numero di dipendenti e tecnici. Il fallimento non è economico: non c’è alcuna necessità di portare in tribunale i libri contabili. L’insuccesso è politico. Cosilam abdica alla mission per la quale era stato creato. Cede il nocciolo centrale della sua attività all’odiato rivale Consorzio Asi di Frosinone: cioè a quello da cui l’allora ministro regionale Anna Teresa Formisano lo staccò, generando il Consorzio del Lazio Meridionale. Da un punto di vista economico dicono che fosse inevitabile. Se così è, siamo in presenza di un colossale buco nell’acqua.

L’annuncio della resa
Ad annunciare che Cosilam si arrende, rinuncia a svolgere la sua principale attività, cedendola ad Asi Frosinone, è stato il presidente del consorzio industriale del capoluogo Francesco De Angelis. Cosilam ha depositato ad Asi la richiesta di cedere la gestione dei depuratori industriali di Villa Santa Lucia e di Aquino. E l’istanza verrà esaminata a gennaio. Lo ha fatto a margine della conferenza stampa con la quale mercoledì ha tracciato il bilancio delle attività svolte nel 2016. (leggi qui la conferenza stampa di De Angelis) Ai più il passaggio è sfuggito. E chi lo ha notato ha fatto finta di non avere capito.

Cosa significa
Il Cosilam venne creato per essere il nucleo economico intorno al quale far nascere la nuova provincia di Cassino. Sul finire degli anni Novanta venne elaborato uno studio sociologico – economico, vennero approvate le delibere di decine di Comuni tra Cassino e Formia, si avviò l’iter per staccare il Cassinate e l’area del Golfo dalle province di Frosinone e Latina. L’anello debole della catena era il Prodotto Interno Lordo, la ricchezza prodotta in quell’area: Cosilam doveva essere il Consorzio per far crescere il Pil e per fornire servizi alle industrie garantendo tariffe più basse di quelle praticate dall’Asi. La depurazione innanzitutto. Infatti, la maggior parte delle entrate economiche del Cosilam deriva dal pagamento dei servizi di depurazione. La creazione della nuova provincia non è stata approvata. Ma Cosilam è rimasto con tutta la sua mission per le imprese.

Cedere  Gestione completa dei depuratori e manodopera alla ‘A&A a rl‘ significa che: o Cosilam non serviva, o non si è stati capaci di gestore Cosilam, o Cosilam è stato superato dai tempi e dalle nuove economie di scala. E quindi non serve oggi. Cosilam non ha più senso. Resta un immenso scatolone vuoto di funzioni. O comunque di funzioni residuali. dagli importi molto marginali.

Le cifre
Il servizio di depurazione è l’ottanta per cento degli introiti Cosilam. Circa 1,3 milioni derivano dall’impianto di Villa Santa Lucia ed altri 300 mila euro dall’impianto di Aquino. Ma far funzionare gli impianti, manutenerli, ha un costo altrettanto enorme. La gestione fatta insieme ad Asi abbatte quel costo, alleggerendo gli affaticati bilanci Cosilam. O almeno così risulta sulla carta. La richiesta ora viene esaminata nella prossima riunione del CdA Asi. Che è intenzionato ad accoglierla. Stabilendo la fine di un sogno politico.

La profezia
Ma c’è chi non è convinto dell’operazione. Ed è proprio la madrina del Cosilam, Anna Teresa Formisano. Non più tardi di qualche mese fa, nel corso di un evento a Roma, ebbe uno scontro acceso con il presidente della Commissione Riforme della Regione Lazio Mario Abbruzzese. Scambio di battute che venne riportato da Alessioporcu.it: «Mario, ti faccio vedere che questa storia finirà con un accorpamento, voi ucciderete il Cosilam» (leggi qui il precedente). Un confronto serrato che faceva seguito ad un articolo pubblicato proprio quella mattina sullo stesso blog (leggi qui I Consorziati).

Ora l’accorpamento, dei servizi, è ad un passo dal diventare realtà. Avverando, ancora una volta, le profezie della ex Lady di Ferro dell’Udc.

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