A prescindere dai numeri, la verità sui conti di Cassino

Non sono i numeri a fare la differenza sul caso del dissesto dichiarato al Comune di Cassino. Con onestà va detto che è scelta politica. Non tecnica. I casi Ottaviani e Procaccini. Ed il rischio che la gente perda la già scarsa fiducia nei suoi amministratori

Carlo Alberto Guderian

già corrispondente a Mosca e Berlino Est

La guerra in atto nel Comune di Cassino si combatte con i numeri. Quelli portati ieri dal sindaco Enzo Salera dicono che non era necessario dichiarare, per la prima volta nella storia della città, il dissesto delle casse civiche.

Le sue cifre sono chiare: «Dei famosi 120 milioni del passivo dichiarato dalla precedente amministrazione comunale in realtà non resta che il 10%: un debito che non giustifica la dichiarazione di dissesto».

I numeri

Foto © Imagoeconomica Stefano Carofei

Che fine hanno fatto quei 120 milioni di debiti che hanno indotto l’allora sindaco Carlo Maria D’Alessandro a dichiarare il crack?

Le cifre esibite all’epoca daI centrodestra e riassunte ieri sono queste: un passivo di 69 milioni di euro accertati, più altri 42 milioni di passività potenziali (cioè di debiti che potenzialmente potevano essere reclamati). E infatti subito dopo la dichiarazione di dissesto si sono fatti avanti creditori che hanno reclamato 34 milioni. Consentendo al centrodestra di dire “Vedete? Arrivano richieste in continuazione, non possiamo farcela“.

Salera ieri ha smontato quei numeri. Dicendo che dei 34 milioni richiesti dai creditori dopo la dichiarazione di dissesto, 16 sono sospesi, la maggior parte di loro non è certificabile (e quindi difficilmente verranno riconosciuti), 4 sono da definire. Facendo una banale sottrazione: 34 – 16 – 4 restano da pagare circa 14 milioni.

In cassa, per pagarli, ci sono già 5 milioni. Facendo un’altra sottrazione: 14 – 5, restano da coprire circa 8 milioni.

Il comune – ha spiegato ieri il sindaco – deve incassare ben 27 milioni. Quindi la copertura c’è. Non era necessario dichiarare il dissesto che ha sparato al massimo le tasse sui cittadini.

La sentenza sparita

Foto © Roberto Vettese

Nei 16 milioni in sospeso – nella narrazione fatta ieri – ci sono ben 11 milioni di euro che il Comune doveva ad Acea per i canoni di depurazione. L’avvocato Gino Ranaldi ha spiegato che quel debito milionario non esiste più dal 9 maggio 2017: cioè da quando una sentenza ha dato ragione al Comune e torto ad Acea, stabilendo che quelle somme non erano dovute.

L’atto politicamente grave è che, stando ad una leggenda, esisterebbe un documento firmato dall’allora sindaco Carlo Maria D’Alessandro nel quale riconosceva l’esistenza di quella sentenza. Di quel documento non c’è traccia: fino a prova contraria non esiste.

Il bivio

Ma supponiamo per un attimo che sia esistito. E che Carlo Maria D’Alessandro abbia deciso di chiudere un occhio. Per giungere alla dichiarazione di dissesto.

Va detto con chiarezza che politicamente può anche starci. Può starci che un’amministrazione dica: così non si può governare una città, perché in pratica trascorreremmo 5 anni a pagare i debiti, senza poter pianificare nulla di più che qualche lampadina da sostituire ed un po’ di asfalto con cui tappare le buche.

Un ragionamento che all’epoca ha spaccato il centrodestra e raccolto il parere favorevole di una parte del centrosinistra all’opposizione e oggi al governo di Cassino. Gli interventi fatti da esponenti del Pd a favore del dissesto sono agli atti, insieme a quelli del centrodestra che era contrario.

Il municipio di Cassino

È una scelta. Che Enzo Salera e la sua maggioranza di governo non condividono, non hanno condiviso. Per due ordini di motivi: uno di natura tecnica, sostenendo che non fosse indispensabile; uno di natura politica: nella loro visione della città e del suo sviluppo era possibile governare anche con i conti gravati dai debiti.

La chiarezza

Con chiarezza va detto che non esiste una via giusta ed una sbagliata. Sia la strada imboccata dall’amministrazione D’Alessandro che quella indicata dall’amministrazione Salera portano allo stesso posto: il pagamento dei debiti, il risanamento dei conti cittadini di Cassino. La differenza sta nel percorso che si intende fare per arrivarci. Nei costi da sostenere. Nei sacrifici da fare.

Tanto per fare un esempio, Nicola Procaccini prima di diventare parlamentare Ue ha governato Terracina per larghissima parte dei suoi quasi due mandati da sindaco gestendo un dissesto da paura, simile a quello di Cassino. Allo stesso modo Nicola Ottaviani sta governando Frosinone con un piano di risanamento che ha evitato il dissesto: eppure ha comprato teatri, realizzato ponti, pagato assegni di studio ai ragazzi e viaggi agli anziani.

Sia Procaccini che Ottaviani sono di centrodestra. Come D’Alessandro. Uno ha fatto il dissesto e l’altro lo ha evitato come la peste. Non esiste una via politica. Esiste una scelta fatta sulla base delle condizioni.

Nicola Ottaviani

Legittimo che politicamente Carlo Maria D’Alessandro ed Enzo Salera possano avere una visone differente sulla strada da percorrere. Il vero rischio è di buttarla in caciara: che la gente riduca il tutto al fatto che uno è asino e l’altro è bravo (chi sia l’uno e chi l’altro dipende dalla tifoseria).

La conseguenza è che i cittadini si allontanano ancora di più dalla politica, perdendo la già scarsa fiducia che hanno nei loro amministratori pubblici. Con chiarezza va detto che al di là dei tecnicismi sia D’Alessandro che Salera vogliono/hanno voluto governare Cassino nel modo migliore possibile, secondo il loro punto di vista.

È esattamente questo ciò che deve fare la differenza: i due progetti politici, i due diversi punti di vista. Non i tecnicismi. Non le virgole e non le equazioni.

Qui va detto che politicamente c’erano due progetti: uno passava per il dissesto e l’altro no. Progetti amministrativi e non politici, come ci insegnano i casi Procaccini e Ottaviani.

È chiaro che un perdente c’è. È Carlo Maria D’Alessandro ma non per le equazioni impostate, eventualmente, in maniera sbagliata. Ma per un motivo ben più semplice che nulla c’entra con le cifre. E cioè che dal palco aveva detto che non avrebbe portato Cassino al dissesto. Invece lo ha fatto.

Anche per questo non è più sindaco di Cassino. E ora Salera governa al posto suo. A prescindere dai numeri.

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