Effetto domino: ecco perché Pallone abbracciava Mignanelli. E ora vuole candidare Marini

Il primo a staccare il biglietto e prendere il volo che sarà Maurizio Lupi. Con lui, a salire sull’aereo che riporta da Silvio Berlusconi, ci sarà tutta l’area Nord di Alternativa (Im)Popolare. Il check-in con tanto di annuncio della partenza è previsto per la prossima settimana.

 

A far perdere la pazienza all’ex ministro sono state le scelte fatte da Angelino Alfano sulle elezioni regionali in Sicilia. (Leggi qui). L’accordo con Matteo Renzi per appoggiare il professor Fabrizio Micari non è piaciuto nemmeno un po’ a Maurizio Lupi. I numeri dei sondaggi riservati gli danno ragione: li ha elaborati lo stesso istituto di cui si serve Francesco De Angelis prima di prendere ogni decisione elettorale. E finora non ha sbagliato una previsione.

 

Le proiezioni consegnate in queste ore al Nazareno dicono che in vantaggio c’è il candidato del centrodestra (copyright Giorgia Meloni) Nello Musumeci, mentre Micari viene dato terzo a meno della metà dei consensi del potenziale vincitore.

 

Se la forbice è così larga coma ha fatto Angelino a sbagliare la scelta? Semplice: non l’ha sbagliata. Il prezzo dell’accordo con Matteo è una ventina di posti nelle liste per Palazzo Madama da riservare ai fedelissimi di Angelino.

 

Una decisione che però rischia di innescare un effetto domino. Con un’Alternativa Popolare sempre più vicina all’area Dem. E con un Pd sempre meno di centrosinistra. Come mai? I venti posti per pagare Alfano oggi sono occupati da senatori che fanno riferimento a parlamentari dell’area di Andrea Orlando e di Dario Franceschini. I quali, renziani non lo erano da prima. E ora potrebbero spingere l’acceleratore per imporre Paolo Gentiloni come candidato premier. Tentando di isolare Matteo. Che si ritroverebbe a capo di un nucleo Pd sempre più centrista e sempre meno di sinistra.

 

Aveva capito tutto Alfredo Pallone. Che nelle settimane scorse è corso ad abbracciare, con larghissimo anticipo, il futuro vincitore interno Beatrice Lorenzin. Non è un caso che Angelino abbia scelto lei come candidato nel Lazio se dovesse saltare Nicola Zingaretti (leggi qui). E nemmeno è un caso che Alfredo Pallone abbia sbandierato ai quattro venti di Terracina, durante un incontro riservato con i big, che il suo uomo per la Camera è Massimiliano Mignanelli (amico di gioventù del ministro della Salute) archiviando in un istante i mesi di scontro frontale (leggi qui Angelino fai tu le liste ma due nomi te li metto io).

 

Nel corso di quella cena, il coordinatore regionale di Alternativa (Im)popolare aveva chiesto di poter fare due nomi. Se il primo è Mignanelli qual è il secondo?

 

Il sogno nel cassetto di Alfredo è l’ex sindaco di Frosinone Michele Marini. Al quale non ha ancora chiesto nulla. Ma se potrà garantirgli una posizione eleggibile scatterà l’assedio. Destinato, con ogni probabilità, a concludersi con un nulla di fatto. Perché qualche settimana fa Marini è ricomparso ad una riunione della Direzione Provinciale Pd: quella sull’analisi del voto. Nel corso della quale ha fatto a pezzi il Partito e l’ha messo di fronte a tutte le sue responsabilità (leggi qui ‘Zuffa alla Direzione Pd’). Ribadendo però di essere a pieno titolo nel Partito.

 

Ma con un Pd centrista ed un Alternativa Popolare sempre più Dem, la situazione potrebbe essere diversa. Quello di Alfredo è un chiaro segnale per il radar politico dell’ex sindaco. Starà a lui decidere su quale rotta collocarsi. Quella dell’odiato/amato Pd o quella accogliente di Alfredo.

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Foto: copyright A.S.Photo Andrea Sellari, tutti i diritti riservati all’autore

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