Le coltellate a Ciccone erano per Abbruzzese: «Non sa fare squadra, vada via»

Iniziata la resa dei conti nel Centrodestra. La Lega accusa Mario Abbruzzese e ne chiede la testa. Fratelli d'Italia parla di resistenze sul candidato perché troppo vicino all'ex consigliere regionale. Andato via in silenzio dalla Provincia appena è stata chiara la sconfitta.

Le coltellate sferrate alla schiena di Tommaso Ciccone nel segreto dell’urna non erano indirizzate a lui. Il destinatario era il vice responsabile nazionale Enti Locali di Forza Italia, Mario Abbruzzese.

Un messaggio talmente chiaro che per la prima volta non si è presentato davanti alle telecamere per commentare la sconfitta, non è stato insieme alle sue truppe. Ma è andato via velocemente ed in silenzio quando è stato subito chiaro  che si stava andando incontro ad una sconfitta.

La Lega e Fratelli d’Italia giurano di essere stati leali. E che a tradire sono stati quelli di Forza Italia, nell’ambito di una congiura interna. Non hanno avuto dubbi su questo né la deputata leghista Francesca Gerardi né il coordinatore provinciale di Fratelli d’Italia Paolo Pulciani. Lo hanno detto in diretta su Teleuniverso durante la puntata di A Porte Aperte che ha seguito lo spoglio minuto per minuto.

La testa di Mario Abbruzzese

Il coordinatore provinciale della Lega Carmelo Palombo va oltre. Senza mai nominarlo, chiede la testa di Mario Abbruzzese.

Dice che la sconfitta di Tommaso Ciccone è dovuta ai «Troppi veleni in Forza Italia. E questo lo avevamo da tempo annunciato, sperando che la competizione potesse svelenire il clima».

Palombo non fa sconti. Chiede che sia Abbruzzese a pagare. «Da domani si cambia registro, fuori dal centrodestra chi non è in grado di fare squadra e chi recita il ruolo da solista a discapito di tutti».

Perché ne chiede la testa? «Questa sconfitta è figlia di questi comportamenti ed è anche figlia di un rapporto troppo spesso non chiaro con il PD nel quale molti amministratori di centrodestra hanno trovato facile sostenere il Presidente uscente».

Rivela il dirigente provinciale FdI Samuel Battaglini che nel tour con i sindaci, più di qualcuno gli ha detto con sincerità che non avrebbe votato Ciccone «Perché è uomo di Abbruzzese».

Aria di smobilitazione

C’è aria di smobilitazione nel Centrodestra. Lo dice tra le righe Tommaso Ciccone commentando a caldo la sconfitta.

Ammette che non si aspettava un risultato così: né la sconfitta, né una sconfitta con questi numeri.

La legge Delrio prevede che ora esca di scena: nessun posto tra i banchi dell’opposizione a guidare i consiglieri del prossimo consiglio (che si voterà a gennaio).

Se vuole essere della partita dovrà ricandidarsi all’inizio dell’anno, in quella seconda competizione. «Non lo so, non ci ho pensato. E questa è la dimostrazione che non esisteva un piano B, non c’erano blindature». Il riferimento è al capogruppo di Sora Alessandro Mosticone che in aperta polemica lunedì ha lasciato il gruppo. (leggi qui Mosticone pronto a incendiare Forza Italia)

«Non so se mi presenterò alle elezioni di gennaio ma sicuramente non uscirò di scena. Ho fatto una campagna elettorale intesta, capillare, incontrando tutti gli amministratori. Perché sono convinto che sia necessario dare spazio ad una forza moderata, alternativa, capace di raccogliere le istanze di tanti che oggi non si sentono rappresentati. Una forza moderata che possa avere un ruolo nel centrodestra».

Se non è l’annuncio dell’imminente nascita di un nuovo Partito…