Fagiolo: «Piacentini chi, quello che ha proposto De Angelis presidente Asi?»

Scintille tra Forza Italia e Lega dopo le parole dette da Adriano Piacentini durante A Porte Aperte su Teleuniverso. Il vice coordinatore della Lega respinge le accuse. E gli rinfaccia di avere indicato lui Francesco De Angelis del Pd come presidente dell'Asi

Timbro, firma e ritorno al mittente: Mimmo Fagiolo, vice coordinatore provinciale della Lega, rispedisce indietro le considerazioni fatte dal coordinatore provinciale di Forza Italia Adriano Piacentini. Quelle con le quali ha dato l’altolà al Carriccio ed alle sue manovre sempre meno amichevoli nei confronti del sindaco Nicola Ottaviani. (leggi qui L’altolà di Piacentini alla Lega (e non solo))

 

Mimmo Fagiolo nel rimandare indietro le accuse dice «Piacentini si rilassi e non attribuisca alla Lega gli scarni risultati ottenuti da Forza Italia alle ultime elezioni amministrative come è avvenuto ad Anagni. E non colpevolizzi un Partito come quello di Matteo Salvini che tutti i sondaggi attestano ad oltre il 30%».

 

Respinte anche le considerazioni con cui Piacentini ha ricordato alla Lega il supporto che gli ha fornito Forza Italia alle scorse Comunali di Frosinone. Senza il quale – ha fatto capire con molta chiarezza il massimo dirigente provinciale di Forza Italia – la Lega oggi non potrebbe pensare di costituire un proprio gruppo in municipio.

Fagiolo non ricorda quella scialuppa che Piacentini sostiene di avere calato in acqua. «Ci sfugge il supporto che Piacentini evoca in favore della Lega la cui autonomia organizzativa ha consentito di presentarsi senza fantomatici soccorsi e ottenere una percentuale lusinghiera e determinante per la vittoria ad Anagni con il nostro candidato che ha stabilito il primato di essere stato il più votato in consiglio comunale. Poi un mistero avvolge le parole di Piacentini su Frosinone in cui la Lega non era presente con una sua lista alle elezioni comunali e, grazie all’azione politica di suoi esponenti locali, si sta organizzando con una sua significativa presenza in consiglio comunale».

 

A generare le scintille tra i due alleati nel Centrodestra è la continua migrazione che si registra da Forza Italia verso le file leghiste. Un fenomeno che era stato negato nelle settimane scorse dal vice responsabile nazionale degli Enti Locali Mario Abbruzzese. Ma che i numeri ed i fatti continuano a mettere in evidenza.

Adriano Piacentini ha detto che si tratta di una moda. «Abbiamo esponenti che hanno ricorperto incarichi importanti a livello provinciale che si sono presentati ai nastri di partenza nella lista del Presidente Berlusconi ottenendo però un risultato molto scarno. Poi abbiamo avuto la presenza di costoro, su un Comune, con un risultato altrettanto deplorevole. E poi? Si passa alla Lega. Ora va di moda». (leggi qui L’altolà di Piacentini alla Lega (e non solo))

Ribatte Mimmo Fagiolo. «Piacentini si sofferma molto sul fenomeno della trasmigrazione essendone un esperto e praticante della materia. Ma non può pensare di tramutarsi in diga e bloccare la straripante forza della Lega perché rischierebbe di esserne travolto».

 

C’è poi il tema delle elezioni provinciali. Sul quale il Coordinatore degli azzurri aveva dato un vero e proprio altolà. Al quale risponde ora il vice coordinatore della Lega. «Sulle elezioni provinciali poi rischia di diventare un interprete di uno sketch di cabaret. Soprattutto quando lancia ammonimenti sulla coerenza politica. Ricordo che in provincia di Latina Forza Italia ha stipulato un accordo elettorale con il Pd. E che la stessa Forza Italia di questa provincia ha concorso ad eleggere Antonio Pompeo del Pd presidente della Provincia. Poi, con suoi esponenti, ne hanno pure condiviso la gestione. Parliamo di un ente di secondo livello e ne siamo consapevoli. Ma dalle contraddizioni argomentative di Piacentini non possiamo ricavare insegnamenti semmai se vuole lezioni di coerenza siamo a disposizione».

 

La sciabolata finale. «Piacentini che in assemblea Asi propone la candidatura a presidente di Francesco De Angelis del Pd è il meno titolato ad ergersi sul piedistallo di una coerenza di cartapesta».

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