La sfida silenziosa per la ‘rottamazione’ in Fratelli d’Italia

Foto: © Imagoeconomica, Alessia Mastropietro

La corsa per il futuro di Fratelli d'Italia. Tra 'rottamatori' e 'vecchia guardia'. Meloni? Super partes. Chi sta con chi. E da dove parte il confronto. Che è come un film già visto altrove: proprio per questo il finale potrebbe cambiare

Carlo Alberto Guderian

già corrispondente a Mosca e Berlino Est

Il nuovo che avanza contro le gerarchie che furono. Ci aveva già provato Matteo Renzi nel Partito Democratico. Allora la parola d’ordine era “rottamare“. Nella destra italiana sta succedendo più o meno la stessa cosa. Ma bisognerà vedere come finisce.

Francesco Lollobrigida sarà pure il rappresentante della destra che verrà, ma Fabio Rampelli rimane il timoniere del passato e del presente. Quello che tiene il timone della barca. Se non altro perché quella piroga è salpata grazie a lui: al capo dei “gabbiani“, che decise di fare lo strappo dal Popolo della Libertà senza tentennare ancora. Gli elementi per strappare c’erano tutti.

Fabio Rampelli

E Giorgia Meloni? Con chi si schiera la presidente: Rottamatori o Vecchia Guardia? Super partes, come spesso le è capitato da quando Fratelli d’Italia ha deciso di aprirsi ad altri emisferi. Poiché è il leader nazionale, deve tenere tutti dentro: non può sbilanciarsi troppo da una parte o dall’altra.

Bisogna chiarire prima come sarà fatto il centrodestra del futuro. Alleanza organica con la Lega o no? E in fin dei conti questa è una domanda molto più urgente a cui rispondere. Le beghe, Giorgia Meloni, le può volentieri lasciare agli altri.

Una delle questioni sul tavolo è questa: modificare o no il palinsesto programmatico di Fdi per permettere alla frange liberali di aderire? Svecchiare o no quella critica al neo-liberismo che ha consentito alla destra di dirsi sociale, di distinguersi dalle altre forze della coalizione. E di serrare i ranghi, evitando di distanziarsi troppo dal manifesto ideologico che fu di Alleanza Nazionale?

Alla fine il tema è sempre quello: far sì che sia Giorgio Almirante sia Pino Rauti si sentano a casa loro.

La necessità è impellente sin dal dopo Fiuggi. In Fratelli d’Italia, in realtà, sono tutti almirantiani. I rautiani se ne sono andati tanto tempo fa. L’ultimo capolino lo ha fatto Gianni Alemanno. Ci sarebbe Francesco Storace, ma in questa che appare come una lotta tra correnti, è più defilato: sa più di vecchia guardia. Quindi sarebbe un rampelliano.

Roberta Angelilli

La Destra non può avere paura del correntismo: è la sua storia a parlare. Le differenze hanno consentito ad Alleanza Nazionale di attecchire su più lati del campo: c’erano Maurizio Gasparri e Ignazio La Russa per i voti dei moderati. Andrea Augello, Roberta Angelilli, il sopracitato sindaco di Roma e l’odierno direttore del Secolo d’Italia, invece, garantivano le simpatie dei più conservatori. Gianfranco Fini faceva la sintesi.

Poi non è neppure così vero che i giovani stanno tutti dalla parte dell’onorevole Francesco Lollobrigida. Massimo Ruspandini, il senatore emergente, arrivato in punta di piedi dalla provincia, è dalla sua parte. Così come buona parte del Partito in provincia di Frosinone. Ma Chiara Colosimo, per esempio, è una delle rampelliane di ferro. Ed è giovanissima, seppure alla seconda esperienza da consigliere regionale del Lazio.

A destra, questa è un’altra caratteristica, non hanno mai avuto paura di lanciare la primavera con la prima squadra. E chi è che ha dato vita al meccanismo per cui le Meloni e le Colosimo hanno trovato spazio tra i grandi? I voti, sì, ma anche Fabio Rampelli, che ha una base comunitaria davvero estesa, oltre a una capacità innata d’individuare i leader del domani. La stessa comunità estesa di cui fa parte il consigliere regionale Fabrizio Ghera, del resto: non sarà uno juniores, ma ha fatto registrare un picco di consenso davvero invidiabile alle passate elezioni Regionali.

Chiara Colosimo © Imagoeconomica, Daniele Stefanini

Sull’altra sponda del fiume, invece, c’è lui, il consigliere Giancarlo Righini: con Massimo Ruspandini fa parte del filotto che conduce dritto alla possibilità che, prima o poi, Francesco Lollobrigida si assesti come capo riconosciuto di tutto l’ambaradan. Parliamo di un’ipotesi difficile. Rotture non ce ne saranno. Sono tutti nati attorno a Fabio Rampelli. E alla fine le logiche gerarchiche della militanza hanno sempre trovato il modo di declinarsi nella realtà dei fatti.

Volendo fare una proporzione sul territorio, diremmo che Fabio Rampelli sta a Francesco De Angelis come Francesco Lollobrigida sta a Mauro Buschini. Solo che, in relazione al rapporto politico in oggetto, il “Buschini” di destra pare scalpitante. Mentre quello di sinistra, se di notte sognasse per errore di fare una cosa del genere al suo maestro, l’indomani mattina andrebbe a confessarglielo e chiederebbe pure l’assoluzione.

Francesco Zicchieri e Claudio Durigon © Giornalisti Indipendenti

Quelli che oggi, venendo da Alleanza Nazionale, hanno aderito alla Lega di Matteo Salvini, fanno comprendere spesso come il problema fosse relativo agli spazi: non ce n’erano o si limitavano a candidature di poco conto. Analizzando bene com’è composto il pantheon dirigenziale dei salviniani nel Lazio, si nota subito come l’ex sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon di Latina ed il coordinatore del Lazio Francesco Zicchieri di Terracina ma eletto a Montecitorio da Frosinone, non abbiano un radicato passato nel nordismo bossiano. Vengono da destra.

Così come da destra sono arrivati sia Maurizio Politi, che della Lega adesso è il capogruppo in Campidoglio, sia Flavia Cerquoni, che è invece la coordinatrice provinciale della Lega romana. Cosa suggerisce questo dato? C’è la necessità di una premessa. Anni addietro, dopo l’Atreju del 2013, è nata l’espressione “Generazione Atreju“. Molti di quei ragazzi oggi sono adulti e fanno i parlamentari.

La “generazione Atreju” avrebbe dovuto essere una sorta di corrente di diretto riferimento di Giorgia Meloni. E così è stato. Giovanni Donzelli, per esempio, parlamentare toscano, ne è un’espressione. Augusta Montaruli, deputata piemontese, e Carlo Fidanza, Parlamentare Europeo milanese, sono altri due buoni esempi di come quel percorso abbia prodotto risultati grandiosi in termini elettorali.

Francesco Lollobrigida: © Imagoeconomica Paolo Lo Debole

Ma c’è pure chi è rimasto scontento. Non Francesco Zicchieri e Claudio Durigon, che della “generazione Atreju” non hanno fatto parte. Ma Maurizio Politi e Flavia Cerquoni sì, invece. La destra, per poter dare opportunità concrete a tutti di misurarsi con il consenso, dovrebbe arrivare a ben altre percentuali. C’è una crescita, ma il 30% e passa della Lega fa gola a tutti coloro che si sentono schiacciati dalle gerarchie persistenti.

Ecco perché Francesco Lollobrigida può aggregare attorno a se stesso: c’è un insieme di persone che rivendica un’occasione. Come l’ha rivendicata Massimo Ruspandini quando si è trattato di scegliere chi inserire nelle liste di Fratelli d’Italia valevoli per il Senato in provincia di Frosinone. Avrebbe potuto spuntarla Alessandro Foglietta, rampelliano a sua volta, che però ha fatto un passo indietro evitando che qualcuno potesse chiedergli di farlo, lasciando libera la strada al nuovo che avanza.

Quello ciociaro è un microcosmo, ma il ragionamento può essere ribadito per il Lazio intero. La sfida che si sta giocando è questa: chi spinge contro chi ha spinto in passato. Succede in tutti i Partiti, non sempre ci si riesce. Per informazioni passare a Rignano e citofonare ‘Renzi’.

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