Le chiacchiere stanno a zero. Il Frosinone invece a +1 (di E. Ferazzoli)

Frosinone-Bologna non è finita come molti pronosticavano. I canarini non sono il Benevento. A Torino non ha vinto la noia ma per chi sa leggere la partita sono uscite molte indicazioni

Elisa Ferazzoli

Giornalista in fase di definizione

Non sono stati gettati palloni in campo. E non c’era nemmeno l’arbitro La Penna ad elargire favori alla squadra di Longo. In compenso, tanto per cominciare c’erano due calci d’angolo per i ciociari non rilevati.

E tanto per cominciare ecco il primo punto in campionato.

 

Non è andata come i gufi speravano

Non è andata come in molti speravano. Dura per i commentatori social di mezza Italia rinunciare all’idea preconcetta che questa squadretta in lotta per non retrocedere non avesse davanti a sé che lunghi periodi a punteggio zero o una goleada dietro l’altra ad opera dell’avversario di turno.

Ancora più seccante per gli intenditori e gli addetti ai lavori vedere contraddetto il pronostico di una squadra inadeguata, data per spacciata prima dell’inizio dei giochi e, dopo la prima di campionato, condannata con precisione e zelo di cronaca ad un futuro di insufficienza e sfottò.

Principi troppo spesso inutilizzati quando si è trattato di contestualizzare i ricorsi del Palermo o di far emergere la legittimità della promozione giallo azzurra; senza dimenticare le imprecisioni commesse dalle maggiori testate sportive in fatto di acquisti, cessioni e formazioni schierate.

 

Non ha vinto la noia

Si legge in giro che a vincere sia stata la noia. Che solo un Bologna non al top e poco lucido in fase conclusiva abbia permesso ai ciociari di uscire dal campo a reti inviolate. Ed invece a chi quella maglia la tifa, la ama, la sta aspettando a casa quel punto dice tante cose.

Racconta, meglio di chiunque altro, quanto siano ampi i margini di progresso per una squadra in fase di costruzione tattica e identitaria.

Rivela la fortuna di avere fra i pali un professionista come Sportiello; la gioia di vedere in campo un Brighenti in ottima condizione e all’altezza della massima serie; la soddisfazione di riconoscere nei giocatori della stagione passata quella stessa caparbietà, attaccamento alla maglia, la voglia di superare i propri limiti; il rammarico umano e sportivo per l’assenza del binomio Ciofani-Dionisi.

Parla di una squadra che sta andando nella giusta direzione se è di nuovo quel Frosinone che tiene incollati allo schermo, fa accelerare i battiti, fa strillare forte, come se fosse posssibile raggiungere e spezzare quel silenzio surreale dello Stadio Olimpico Grande Torino. L’ultimo turno da giocare a porte chiuse.

 

L’immagine spettrale

Uno stadio vuoto è un’immagine spettrale e al tempo stesso inconsistente che dovrebbe far riflettere sull’importanza che il tifo e i tifosi rivestono per questo sport.

Senza quella “cornice” colorata, chiassosa e disordinata fatta di bandiere, di cori, di tamburi, di vita, il calcio sarebbe un artificio noioso e ripetitivo, l’esultanza per un goal una corsa senza direzione, quel campo il centro di un’inquadratura e non della scena, gli esiti di molte gare scontati.

 

E c’è da credere che se l’altra sera i gialloazzurri si fossero trovati di fronte ad uno Stirpe in grande spolvero l’esito finale sarebbe stato diverso e avrebbe davvero fatto storcere il naso a più di qualcuno.

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