Il Comune dice no a Zeppieri: niente palazzi intorno al Matusa

Project del Matusa, il Consiglio Comunale di Frosinone dice no a nuove costruzioni. La maggioranza respinge la proposta del Gruppo Zeppieri. L’opposizione abbandona l’aula e non vota

Nessun nuovo palazzo intorno all’ex stadio comunale Matusa: né alberghi, né uffici. Il Consiglio comunale di Frosinone ieri sera ha detto no al Project inviato in aula dal Tribunale Amministrativo Regionale.

Mi manda il Tar

Cosa c’entra il Tar con l’Ordine del Giorno del consiglio comunale? È una storia che risale a diversi anni fa: prevedeva che il privato costruisse a sue spese il nuovo stadio in zona Casaleno, ricevendo in cambio l’autorizzazione ad edificare intorno al rettangolo del Matusa.

Poi però nel 2014 il project è stato scisso in due parti: una di queste ha portato alla costruzione del nuovo stadio Benito Stirpe. All’altro project è stato detto no. Perché il Comune aveva messo mano al proprio portafogli e contribuito alla costruzione dello stadio: quindi ha giudicato eccessivo concedere quei palazzi, oltre alle cose già concesse per sostenere il primo Projet.

Il Gruppo Zeppieri Costruzioni, proponente il secondo project, si era rivolto al Tar. I giudici hanno risposto. Ma non hanno detto se i palazzi si dovevano fare o non. Hanno stabilito che qualunque fosse la decisione, doveva essere il Consiglio Comunale a pronunciarla e non il sindaco come invece era avvenuto.

Il consiglio nervoso

Il dibattito arriva così in Consiglio Comunale. Che ieri sera ha detto no alla proposta del Gruppo Zeppieri Costruzioni. A dire No sono stati i 17 consiglieri della maggioranza. Le opposizioni invece sono uscite dall’Aula al momento del voto.

Non hanno votato sostenendo che «L’Amministrazione Comunale doveva dare una risposta al privato prima, adesso è tardi e c’è la spada di Damocle di una possibile richiesta di risarcimento danni». Una linea sulla quale si sono schierati il Pd (a fare la dichiarazione di voto per il gruppo è stata Alessandra Sardellitti), il Movimento Cinque Stelle (Marco Mastronardi e Christian Bellincampi), Lista Civica Cristofari (Vincenzo Savo) e Frosinone in Comune (Stefano Pizzutelli). Il quale ha sostenuto che in questi anni «il Consiglio è stato completamente bypassato. Non è che i buoi sono scappati dalla stalla. Diciamo che se erano in montagna, ora sono arrivati al mare».

Ad illustrare le posizioni della maggioranza è stato il capogruppo di Forza Italia Danilo Magliocchetti. Ha detto che «Quello dell’Amministrazione è un ragionamento di coerenza, che parte dalla realizzazione del Parco Matusa».

Prima di lui è intervenuto l’assessore al ramo, Fabio Tagliaferri (Lavori Pubblici). Ha attaccato innanzitutto la posizione assunta dalle opposizioni ed il loro no al voto. Sostenendo che non esista una norma nel Codice degli Appalti nella quale si dica che «un’Amministrazione Comunale potrebbe essere esposta a richieste di risarcimento se dice no ad una proposta di un privato? Perché magari non la condivide? Peraltro su un’area pubblica?».

Area sottoposta a vincolo

Ma perché l’amministrazione Ottaviani ha deciso di dire No? perché una ragione occorre. L’ha fornita danilo Magliocchetti, presentando un emendamento nel quale si evidenziano i vincoli archeologici e paesaggistici presenti nell’area.

Una sostanza giuridica e tecnica a quel No l’ha data il sindaco Nicola Ottaviani nel suo intervento. Sostenendo che «Le sentenze vanno lette. Quella del Tar parla pure di vicende pregresse ed esaurite. Noi non scappiamo dall’aula, ma ci assumiamo le nostre responsabilità». E quali sono le vicende ‘pregresse ed esaurite’? «Nella transazione del 2014 si parla espressamente di inattuabilità del vecchio project perché non è mai arrivato il finanziamento regionale previsto».

Il finanziamenti mancato

Si appoggia tutto lì il no del Comune. Perché a seguito di quel finanziamento i mai arrivato fu l’amministrazione Ottaviani a mettere 4 milioni di euro per i lavori. Quindi l’apporto del privato è stato notevolmente inferiore a quanto invece era stato previsto in un primo momento. Al punto da non giustificare più la concessione dei palazzi.

Ottaviani poi ha sottolineato che nell’accordo del 2014 «c’è scritto che la proposta del privato doveva arrivare entro trenta giorni. Ma non dalla liberazione dell’area. Trenta giorni e basta. Noi abbiamo superato il vecchio project, realizzando uno stadio nuovo e un Parco».

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