Galli: «Il virus è venuto dalla Germania e non è meno aggressivo»

Foto © Imagoeconomica / Sara Minelli

Clamorose rivelazioni dell’infettivologo: «Il Covid ha circolato indisturbato dal 25-26 gennaio. I positivi di oggi fanno riferimento a tamponi arretrati. Siamo nella coda della pandemia».

Il bollettino di mezzogiorno dell‘istituto Spallanzani parla chiaro. È il numero 122, uno al giorno da quando l’emergenza coronavirus ha toccato il Lazio e l’Italia. In questo momento sono ricoverati presso l’Istituto 77 pazienti: ma sono solo 28 i positivi al Covid-19 mentre gli altri 49 sono sottoposti ad indagini. Di quei ventotto solo 8 pazienti hanno bisogno di aiuto per respirare.

Il resto lo dice il bollettino della Regione. In tutta la Regione sono appena 58 i ricoverati in Terapia Intensiva: un numero così basso che il Sistema Sanitario del Lazio sarebbe riuscito a gestire anche in condizioni normali.

Dall’inizio della pandemia, nel Lazio in tutto sono stati 7.715 i casi esaminati, grazie alle cure sono guariti 3.932 pazienti. Il virus ha ucciso 728 persone.

I dubbi di Galli

Massimo Galli

Per l’infettivologo Massimo Galli i dubbi sono pochissimi: il Sars-CoV-2 italiano è «un virus tedesco proveniente in realtà da Shangai, che ha avuto una minima diffusione in Germania».

Massimo Galli, che è direttore del reparto di Malattie Infettive dell’ospedale Sacco di Milano, ha detto che il virus, «circolando liberamente per un periodo di svariate settimane, dal 25-26 gennaio circa, ha potuto causare in particolare in Lombardia una epidemia. Epidemia di una portata tale, con migliaia di casi, da metterci in una condizione non tanto diversa dal punto di vista della gravità da quanto accaduto a Wuhan».

Non si può ragionare sui tamponi arretrati

E adesso cosa può succedere? A Sky Tg24 Massimo Galli ha affermato: «Dobbiamo vedere cosa succede entro l’8 giugno. Forse anche nei giorni immediatamente successivi. Questo per vedere se qualcosa è davvero successo in termini di nuovi contagi dopo le riaperture del 18 maggio. Quello che stiamo vedendo adesso è in larghissima misura, direi per la quasi totalità, qualcosa che è avvenuto parecchio prima. Sono i tamponi arretrati che molte persone hanno chiesto di avere e hanno finalmente avuto».

«Anche perché magari già manifestavano da un po’ di tempo sintomi abbastanza inequivocabili. Abbiamo avuto un problema di restrizione diagnostica. Problema che adesso mette abbastanza in confusione chi vede i dati prodotti dalla Lombardia che vedono per forza un aumento dei casi segnalati. Che questo però sia effettivamente l’esplosione di nuovi focolai successivi alla riapertura francamente, per gli elementi che abbiamo in mano, non mi sento di poterlo affermare».

La confusione diagnostica sul caso Lombardia

Coronavirus, medici in tuta effettuano il tampone. Foto © Sara Minelli / Imagoeconomica

Galli parla di “confusione diagnostica”. Significa che per avere il risultato dei tamponi si sono dovuti aspettare molti giorni. Troppi.

Poi l’infettivologo ha aggiunto: «Il virus secondo me non è meno aggressivo. Tuttavia quella che stiamo vedendo è la coda di un’epidemia che ha visto la parte centrale e peggiore essersi già espressa. Abbiamo una situazione della malattia meno potente. E non perché si sia indebolito il virus, ma perché si sono selezionati nel tempo i pazienti. Ora l’85% abbondante delle persone che hanno questa infezione ce l’hanno a casa loro».

«Inoltre ce l’hanno con sintomi che vanno dal decisamente fastidioso all’assenza di sintomi. Ovviamene in una condizione di questo genere è difficile poter dire che quelli che non hanno avuto una malattia conclamata abbiano un virus attenuato. Ed anche che quelli che invece hanno avuto la malattia conclamata abbiano un virus cattivo. Probabilmente è molto diversa la risposta individuale di ognuno. E’ una risposta legata all’età e a numerosi altri fattori individuali».

Il virus però non è scomparso. Attenuato non vuol dire sconfitto. Ma rimane senza risposta la considerazione chiave di Galli: il virus ha circolato indisturbato per un mese. Eppure si sapeva tutto di quello che stava succedendo in Cina.

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