Grande capoluogo? Ok, ma intanto dateci una città nomale (di L. D’Arpino)

Frosinone compie il primo passo verso l'adesione alla grande città intercomunale federata. Una città da 153mila abitanti. Non vorremmo però che, abbagliati da questo obiettivo prestigioso, i nostri amministratori comunali dimenticassero le piccole cose che rendono vivibile la quotidianità di una città di provincia.

Luciano D'Arpino
Luciano D'Arpino

Giornalista, Regista e Autore teatrale, dirige la redazione di Frosinone de 'Il Messaggero'

Luciano D’Arpino per IL MESSAGGERO

In questi giorni si sta parlando tanto del progetto “Frosinone Grande capoluogo”, dopo che il Messaggero ha bacchettato i sindaci poco restii a rinunciare al proprio orticello, pur di non aderire all’idea lanciata da Unindustria. (leggi qui Frosinone, voglia di Città Metropolitana) In soldoni: si tratta del piano di una città intercomunale federata con i comuni confinanti (Ferentino, Alatri, Ceccano, Veroli, Patrica, Supino e Torrice) per la gestione integrata dei servizi: dalla raccolta dei rifiuti al trasporto, dall’edilizia scolastica e dalla viabilità agli uffici comunali. Una città da 153 mila abitanti.

Il Comune di Frosinone ha fatto finalmente il primo passo per far decollare il progetto. Non vorremmo però che, abbagliati da questo obiettivo prestigioso, i nostri amministratori comunali dimenticassero le piccole cose che rendono vivibile la quotidianità di una città di provincia.

Ecco quindi che oggi vogliamo fare l’elogio di una città normale, dove quando decidi di prendere l’ascensore inclinato, che è stato realizzato con soldi pubblici, lo trovi aperto e funzionante e non sempre guasto. Dove, per restare in tema di mobilità sostenibile, se vuoi farti una sana pedalata trovi, proprio fuori l’ascensore, un servizio di bike-sharing efficiente e non degli stalli blocca- biciclette sempre vuoti. Bella una città dove, se riesci a prendere senza burocrazia e con spiegazioni semplici la bici, finalmente ti fai una passeggiata rigenerante su piste adeguate e non rischi la vita in mezzo al caos del traffico.

C’è tanta voglia in giro di una città normale e non di un finto grande capoluogo dove per riaprire una piscina non bastano vent’anni. Dove, ancora, camminando su una strada chiamata viale Mazzini, tu non debba rischiare di sbattere la testa contro i rami non potati degli alberi. Dove, proseguendo il tour a piedi, tu non debba correre il pericolo di essere investito dai ratti che allegramente spadroneggiano sotto le arcate di via De Gasperi.

In Consiglio comunale è stato detto che la giunta è finalmente rientrata in possesso dei cosiddetti Piloni: che si aspetta allora a fare una prima bonifica? Quanto ci vorrà per parlare del futuro di quella che potrebbe essere la cartolina del capoluogo, grande o piccolo che sia? Sotto le arcate sorgeranno laboratori artigianali e locali per la movida oppure vi troveranno posto i busti dei grandi frusinati?

In una città normale l’argomento sarebbe da tempo all’ordine del giorno del dibattito politico-culturale cittadino. Per Frosinone, purtroppo, è ancora troppo presto.

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