La guerra dei manifesti nel giorno del rispetto delle donne

Roberto Caligiore finisce nel mirino di PIroli e De Santis. Il motivo? Nella giornata contro la violenza sulle donne ha tirato dritto con il 'suo' manifesto. Ignorando le donne che non stanno in maggioranza

Marco Barzelli

Veni, vidi, scripsi

Il giorno della pace è il giorno della guerra a Ceccano. Nella Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, scoppia una guerra politica a suon di manifesti.

Il manifesto istituzionale

Il sindaco Roberto Caligiore, celebrando la ricorrenza, ha rivolto «un ringraziamento al consigliere comunale alle Pari Opportunità Mariella Bruni, per aver curato la locandina creata appositamente per questa giornata». L’idea, però, viene rivendicata dalle oppositrici Mariangela De Santis ed Emanuela Piroli, presidente e vice della Commissione delle Elette. Commissione di cui fa parte anche l’esponente del gruppo Caligiore Sindaco. E gridano: «Noi non ci stiamo!».

Loro avevano in mente di realizzarne un altro, in collaborazione con la locale associazione culturale IndieGesta e con lo slogan “Rosso solo il rossetto”. La delegata “rosea” Bruni, di pari passo con il primo cittadino, ha promosso però quello che è diventato di fatto istituzionale. E che riporta la frase Non permettere a nessuno di oscurare i colori della tua anima”.

De Santis e Piroli: zero condivisione

«Con estremo rammarico e delusione critichiamo il comportamento che il sindaco Caligiore ha avuto nei nostri confronti – lamentano all’unisono De Santis (Nuova Vita) e Piroli (Il Coraggio di Cambiare) -. Nel corso della seduta della Commissione delle Elette tenutasi lo scorso 19 novembre, con spirito di collaborazione, proponevamo un’iniziativa di sensibilizzazione. Questo in occasione della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne. Occasione avente ad oggetto la promozione di una campagna condivisa mediante affissione di manifesti sul tema particolarmente rilevante a livello sociale».

Pare che le proponenti si fossero accordate con Mariella Bruni a favore di una piena sinergia per la creazione del manifesto.

Il manifesto di IndieGesta

«Offrendoci, in caso di difficoltà nel reperimento delle risorse, anche a fronte del breve lasso di tempo a disposizione, di finanziare l’iniziativa a nostre spese. – fanno presente De Santis e Piroli – Di tutta risposta, senza alcuna formale comunicazione, siamo state informate che il sindaco aveva provveduto autonomamente a mandare in stampa i manifesti. E senza coinvolgere in alcun modo le promotrici del progetto. Progetto su cui, peraltro, si stava già lavorando grazie alla collaborazione gratuita di professionisti presenti sul territorio».

Si riferiscono al progetto ideato dalla stessa De Santis, concretizzatosi nell’immagine emblematica di Beatrice Ciotoli, immortalata dal fotografo Francesco Pinto. È la locandina che alla fine è stata promossa esclusivamente dall’associazione IndieGesta, presieduta da Alessandro Ciotoli. Dall’altra parte quella “caligioriana”. Critica il duo De Santis-Piroli: «Nonostante la palese opportunità di creare divisioni ideologiche su un argomento tanto delicato i manifesti sono stati realizzati ed affissi. Affissi a nome del sindaco e della consigliera Mariella Bruni. Cioè dando prevalenza alla convenienza di mettere i nominativi sul manifesto piuttosto che al messaggio di unità e fermezza nel condannare la violenza di genere».

Maggioranza “irrispettosa”

Le consigliere Emanuela Piroli e Mariangela De Santis

Alla base dello scontro, anche in questa occasione, la voglia di ribadire «una chiara mancanza di rispetto nei confronti della minoranza e della volontà collaborativa espressa». In altre parole: dite di voler collaborare con l’opposizione e poi non la fate mai. D’altronde, il Caligiore 2 è come il Caligiore 1. Cioè illude la minoranza di avere voce in capitolo ma in fondo quella voce da un orecchio entra e dall’altro esce.

O magari viene fuori come un’iniziativa di maggioranza. Così, del resto, fan tutte le amministrazioni. Il messaggio emerso stavolta? Secondo le consigliere De Santis e Piroli, «non certo di stima verso le donne, ma al contrario di sopraffazione».

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