Battere Covid e creare sviluppo, Janssen Latina mostra i muscoli

Dagli sforzi per trovare il vaccino giusto alle grandi sfide planetarie nel farmaceutico. Parte da Latina la sfida rinnovata di Janssen. Che fa grandi numeri e fonda tutto sulla sua più grande risorsa: il patrimonio umano che ha voluto sfoggiare con il ministro Speranza.

Innovare e raccogliere la sfida contro il tempo per trovare il vaccino giusto contro Covid. Mettendo la sicurezza al centro e la celerità in punta di lancia. Ed essere polo di ricerca e produzione farmaceutica per il mondo intero. Partendo da Latina, dove il ministro della Salute Roberto Speranza ha visitato il sito di Janssen. Lo ha fatto nell’ambito del convegno “L’innovazione per la salute dei pazienti e dell’economia dell’Italia”. E l’occasione è stata perfetta per indicare nella divisione farmaceutica pontina di Johnson & Johnson la quinta colonna per sconfiggere Covid.

Coletta, Speranza e Scaccabarozzi

E per fare green economy con un investimento che abbraccia un plafond vastissimo di patologie. Il tutto con 5 miliardi di tetto produttivo stimato per il 2021. E con un patrimonio umano e professionale di caratura zecchina. Un patrimonio che vede tutto il personale lottare perché la scienza prevalga sull’inflessibilità della natura.

Nato negli Anni 80, il sito produttivo si estende su una superficie di 136mila metri quadrati. La sua produzione ad oggi ammonta a 4,5 miliardi di trattamenti orali innovativi ogni anno. Destinati in particolare al trattamento delle patologie onco-ematologiche e alla cura delle malattie infettive. La produzione raggiungerà potenzialmente quota 5 miliardi nel corso del 2021. Più del 95% di questa produzione è destinata all’estero, per raggiungere i pazienti di oltre 100 Paesi nel mondo.

I robot per andare più veloci

Il plant di Latina – come è sottolineato dal management durante la visita – è da sempre «protagonista di un’importante evoluzione tecnologica all’insegna della sostenibilità ambientale. Evoluzione grazie a cui, nel 2018, è stato scelto come sito partner del Centro di Ricerche e Sviluppo di Janssen. Ed ha visto l’attivazione della prima linea in continuum. E’ un sistema di produzione applicato per la prima volta in Italia nel campo farmaceutico. Sistema fondato sulla robotizzazione delle operazioni. Per consentire la semplificazione delle attività e un miglior controllo di processo».

Il personale della Janssen di Latina

Nonostante la pandemia Janssen ha preservato inalterata la produzione all’interno dello stabilimento. Questo per garantire la continuità di cura a tutti i pazienti. Proprio nel corso della fase più acuta dell’emergenza l’azienda ha anche portato avanti il proprio impegno nell’innovazione. Come? «Raddoppiando la linea produttiva automatizzata in continuum. L’introduzione di questa seconda linea ha permesso al sito di avvalersi di tutte e tre le tecnologie esistenti per la produzione di trattamenti solidi».

Quali sono? Granulazione a umido, granulazione a secco e compressione diretta. Questo «rafforzando ulteriormente la capacità del plant di Latina di produrre qualsiasi nuovo trattamento orale di Janssen. E di lanciarlo a livello globale».

Organico raddoppiato in 4 anni

Sviluppo e attenzione per chi ne è protagonista, questo il mantra aziendale. «Lo sviluppo tecnologico dello stabilimento va di pari passo con la forte attenzione a tutte le persone che compongono l’organizzazione di Janssen. In linea con i valori espressi dal Credo del gruppo J&J. Negli ultimi 4 anni, l’organico di Latina è più che raddoppiato. Cioè passando da 320 a 770 persone. Il tutto con una grande crescita delle competenze professionali e un diffuso orientamento all’autoimprenditorialità».

Due elementi che hanno rappresentato il terreno fertile per il lancio di un’iniziativa. Iniziativa che consente a tutti i dipendenti di Janssen di presentare nuove idee di valore. Idee che possono essere finanziate e implementate, previa valutazione del comitato esecutivo. È lo stesso modello introdotto da alcuni anni nello stabilimento Fca Cassino Plant: al punto che ora buona parte delle innovazioni di processo derivano proprio dalle segnalazioni di chi opera lungo la linea.

In 3 anni, il progetto ha visto la candidatura di oltre 370 nuove proposte e diverse sono state implementate. Come il controllo da remoto del processo produttivo tramite smartwatch».

Scaccabarozzi: ecco la nostra sfida

Massimo Scaccabarozzi

L’investimento a Latina è una testimonianza «della vocazione all’innovazione che da sempre caratterizza Janssen. Sia dal punto di vista della produzione che della ricerca medica. Così come conferma l’impegno dell’azienda nello sviluppo del suo vaccino candidato contro il Covid-19».

E Janssen èun’azienda da sempre impegnata nella ricerca e nello sviluppo di nuove soluzioni per la salute. Lo ha detto nel uo intervento Massimo Scaccabarozzi, presidente e amministratore delegato di Janssen Italia. «L’innovazione è la sfida quotidiana delle oltre 1.500 persone che compongono la nostra organizzazione. Negli ultimi anni, lo stabilimento di Latina è stato protagonista di un’importante evoluzione tecnologica. Con impatti economici e sociali positivi per tutto il nostro Paese. Grazie al raddoppio del sistema di produzione ‘in continuum’, il sito attrarrà lo sviluppo di ulteriori terapie innovative nel nostro Paese».

Qualche dato: Johnson & Johnson impiega 2.900 persone in Italia. Di esse circa la metà nel settore farmaceutico. Le altre due divisioni della Società sono dedicate all’area dei Dispositivi Medici e a quella dei prodotti del settore Consumer Health. Quest’ultima divisione vanta un ulteriore stabilimento nel Lazio. Stabilimento che impiega oltre 500 dipendenti e produce circa 2mila prodotti di rinomati marchi di consumo. Marchi distribuiti in Italia e in oltre 20 Paesi nel mondo. Tra essi i principali mercati europei come Germania, Regno Unito e Francia.

Vaccino presto nelle farmacie

Il ministro Roberto Speranza

E Scaccabarozzi profila anche lo stato dell’arte sul vaccino. Lo fa nel giorno in cui l’Italia segna il suo record di contagi ‘da ricerca’. «Credo che la ricerca non sia mai un percorso certo. Questo perché parliamo di salute umana. Non possiamo dire di essere arrivati al vaccino fin quando non avremo analizzato l’ultimo dato dell’ultimo paziente. Siamo ottimisti, ma dobbiamo essere cauti allo stesso tempo. In questo periodo la ricerca non è andata avanti solo nel trovare soluzioni preventive, quali i vaccini. Ma anche nel trovare possibili soluzioni di cura. Penso allo sviluppo degli anticorpi monoclonali. E anche da questo punto di vista c’è molto ottimismo».

«L’Organizzazione Mondiale della Sanità fa delle previsioni ottimistiche. Nel senso che potremmo davvero avere delle soluzioni tra fine 2020 e inizio 2021. Non credo che potrà essere per tutti. Questo perché si tratta di miliardi di dosi. Tuttavia è importante che incomincino ad arrivare delle partite da destinare soprattutto alle persone fragili e a rischio. Immaginiamo cosa significherebbe avere un vaccino anche per gli operatori sanitari. Sarebbe un risultato davvero importante».

L’Italia polo manifatturiero

Un momento dell’evento di oggi a Latina

E ancora: «Il problema è che i tempi di validazione di un vaccino sono lunghi. E anche in questi casi la comunità scientifica e produttiva mondiale si è data da fare per lavorare in partnership. Una volta trovato un vaccino sicuro ed efficace è necessario individuare i luoghi dove produrlo. Abbiamo bisogno di miliardi di dosi. Nelle varie fasi di produzione ci saranno aziende italiane che daranno un contributo ad altre aziende internazionali. Anche in questa partita, l’Italia si conferma ancora una volta un polo manifatturiero importante».

«La questione è arrivare a trovare un vaccino e credo di poter dire che ci arriveremo. Perché ci sono oltre 200 candidati vaccini. E 42 sono già in sperimentazione sull’uomo e tra questi ben 10 sono in fase III. E’ importante ora essere ottimisti ma prudenti. Questo perché la ricerca è un processo molto serio e importante».

Quei lavoratori che non hanno mai smesso

Fiala di vaccino Covid

Il plant Jansenn di Latina è da sempre protagonista nella produzione e nell’innovazione in campo farmaceutico. Il lavoro degli uomini e delle donne che operano nel sito non si è mai fermato durante le fasi più dure della pandemia. Così assicurando trattamenti orali per la cura di milioni di malati in tutto il mondo.

Scaccabarozzi si sofferma anche sulla presenza del ministro. «Sono molto contento della visita del ministro Speranza per due motivi. Innanzitutto siamo orgogliosi di far vedere al ministro la nostra eccellenza tutta italiana. Eccellenza che nel tempo è cresciuta moltissimo. Presso lo stabilimento Janssen di Latina produciamo 4,5 miliardi di compresse l’anno. Inoltre esportiamo il 90% della nostra produzione e serviamo da Latina oltre 100 Paesi nel mondo».

«Abbiamo fatto degli investimenti straordinari in questi ultimi anni e siamo pronti a investire ancora. Lo stiamo facendo nell’ambito delle risorse umane, tanto che siamo passati da 320 persone a 778. Nonostante l’introduzione dell’automazione che spesso si pensa vada a erodere posti di lavoro. Possediamo inoltre degli impianti di produzione davvero innovativi, ‘un unicum’ in Italia. Questo conferma che il valore delle persone è fondamentale».

Scaccabarozzi spiega ancora che «il nostro settore non si è mai fermato. Durante i mesi più duri della pandemia e anche in lockdown abbiamo cercato di anticipare i tempi. Preoccupati da quel che succedeva in Cina abbiamo capito, già da febbraio, che dovevamo prepararci. Se avessimo avuto un focolaio qui a Latina o nelle altre sedi dell’azienda, avremmo fatto mancare un farmaco salvavita a milioni di persone. Per questo ci siamo dati da fare per rendere le misure più restrittive. Tutte le persone che lavorano in questo stabilimento di Latina non hanno mai smesso di ‘servire’ i malati di tutto il mondo. Neanche nei mesi più duri. A loro va il mio ringraziamento».

Petrilli: persone cuore dell’azienda

Si attende il vaccino anti Covid FOTO © SAVERIO DE GIGLIO / IMAGOECONOMICA

E uno dei principali fattori di successo della Janssen è l’investimento sulle risorse umane. Lo ha spiegato all’agenzia Dire Alessia Petrilli, Direttore Qualità della sede di Latina di Janssen. «Le persone sono il cuore di questa azienda. E’ per questo che investiamo costantemente su giovani neolaureati o anche neodiplomati degli istituti tecnici specifici. Lavoriamo sulle competenze tecniche. Ed inviamo le nostre risorse sul campo sin dall’inizio. Allo stesso tempo lavoriamo anche sulle competenze soft di leadership. Cercando di lavorare sulla connessione con gli altri settori della Johnson & Johnson e gli altri siti Janssen nel mondo. Per creare un ‘mind set’ internazionale che porti ad una apertura mentale e all’innovazione».

Stop al vaccino? Solo sicurezza

E sullo stop al vaccino Scaccabarozzi ha tirato in ballo la più inoppugnabile delle motivazioni. Cioè la sicurezza dei pazienti. «Il candidato vaccino di Janssen ha avuto uno stop. Questo significa che i controlli ci sono. E’ una pausa che non è stata imposta da nessuno. Piuttosto è ciò che accade quando una persona, su decine di migliaia testate, ha un problema. E’ naturale che la sperimentazione venga messa in pausa per capire quali sono le cause. E se quel soggetto è nel braccio di controllo o di trattamento. Perché non possiamo ‘scherzare’».

Poi la chiosa. «La nostra azienda è molto seria e trasparente. La priorità per noi è la sicurezza. Siamo in pausa con la sperimentazione come è successo in altri casi. Appena avremo trovato le motivazioni decideremo cosa fare. Questo è il momento in cui dobbiamo dare serenità alle persone. I farmaci e i vaccini che arrivano sono sicuri perché hanno un percorso di controllo rigido. Prima da parte delle imprese poi da parte degli Enti regolatori. Dispiace, perché stiamo facendo una corsa contro il tempo». 

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