La firma di Luciano Mocci nel rientro di Federlazio dentro al salotto buono

Il ruolo di Federlazio nella ridefinizione degli assetti tra le associazioni. Lo stop and go sulla strada verso la nuova Camera di Commercio unificata. Le mosse chiave del direttore generale Luciano Mocci.

Il tavolo delle imprese ha forma ovale e lunga. Sta nella sede della Camera di Commercio a Frosinone. Lì siedono in proporzione al numero dei loro iscritti ed alla capacità di tessere alleanze tra loro.

Il salotto ha poi terrazzi e depandance: i luoghi nei quali le imprese sono fondamentali per gli equilibri. Come nel caso dei consorzi industriali Asi e Cosilam.

Federlazio – Federazione delle Piccole e Medie Imprese – è stata a lungo fuori dal salotto, non è stata ammessa nel terrazzo e nemmeno nella depandance. Colpa di scelte strategiche sbagliate, cordate perdenti, scontri all’ultimo sangue che l’hanno tenuta ai margini del tavolo nella Camera di Commercio, fuori dalle governance di Asi e Cosilam.

 

A distanza di anni ora Federlazio è rientrata in terrazzo. La strategia è stata tessuta con pazienza dal potentissimo direttore regionale Luciano Mocci con l’architetto degli equilibri di potere Marcello Pigliacelli, presidente della Camera di Commercio. Un ruolo di collegamento lo ha giocato Alessandro Casinelli fino a quando è stato al timone provinciale di Federlazio. Uno fondamentale, nella costruzione del ponte, l’ha avuto il presidente di Unindustria Giovanni Turriziani. Nell’ombra, tenendosi a distanza, ha favorito il riavvicinamento Guido D’Amico, presidente nazionale di Confimprese.

 

L’intesa prevedeva un ruolo strategico di Federlazio all’interno del complesso scacchiere che riunisce le forze economiche delle province di Frosinone e Latina, nella delicatissima partita che costruirà il futuro assetto della Camera di Commercio Unificata tra le due province: un colosso che si collocherà all’ottavo posto in Italia per peso economico negli enti camerali.

Federlazio però nel corso della partita ha compiuto una mossa ambigua, simile a quella del Cavallo negli scacchi: sembrava avanzasse in una direzione e invece si è trovata in un’altra. In pratica? La mossa decisa da Luciano Mocci con il presidente territoriale, studiata da Marcello Pigliacelli, mediata da Giovanni Turriziani e favorita da Guido D’Amico, era in grado di tenere in gioco una candidatura di Frosinone alla pari con quella che esprimerà Latina per la guida della futura governance della Camera Unificata.

Quella eseguita all’ultimo momento ha messo in bilico tutto.

 

Va individuata in quella mossa ambigua, non concordata, la decisione di continuare allora a tenere Federlazio fuori dal terrazzo ed ai margini del tavolo. In pratica: fuori dalla governance dell’Asi, definita nei mesi scorsi. (leggi qui A De Angelis la presidenza Asi, a Buschini il cerino acceso)

La soluzione al braccio di ferro è stata quella anticipata da Alessioporcu.it (leggi qui Il raffinato Risiko innescato dalle dimissioni di Pigliacelli al Cosilam): quella disegnata da Luciano Mocci. Accettata da Pigliacelli, Turriziani e gli altri: un’apertura di credito a Federlazio.

 

Nella sostanza, adesso c’è stato nel rientro di Federlazio nel consiglio di amministrazione del Consorzio Asi. Infatti Emanuele Di Gennaro, presidente reggente dell’associazione di categoria e da ieri membro del cda dell’Asi, lo ha detto: “In questo momento il mio pensiero va anche all’insieme delle imprese Federlazio che mi hanno sostenuto in questa scelta, e in particolare a tutti coloro che mi hanno preceduto alla presidenza dell’associazione, che tanto si sono battuti per raggiungere oggi questo risultato”. Un modo per ringraziare Alessandro Casinelli ma anche sottolineare il lavoro diplomatico realizzato con Mocci nell’ultimo anno  per far rientrare Federlazio nel giro che conta.

 

Adesso nel cda dell’Asi, come ha sottolineato il presidente Francesco De Angelis, le associazioni di categoria delle imprese sono tutte rappresentate: Unindustria con Miriam Diurni, la Cna con Giovanni Proia, Federlazio con Emanuele Di Gennaro. La regia è stata ancora una volta di Marcello Pigliacelli, presidente della Camera di Commercio di Frosinone.

La mossa di indicare Emanuele Di Gennaro era stata concordata, ma adesso il quadro si completerà con il rinnovo al Cosilam, dove è destinato ad entrare, in quota Camera di Commercio, Augusto Cestra, numero uno di Confartigianato.

Il mondo delle imprese ciociaro ha trovato la “quadra” e l’ingresso di Federlazio ha rappresentato il tassello che mancava. Mocci con il presidente territoriale hanno ricucito uno strappo forte, attraverso un lavoro di mediazione con tutte le associazioni delle imprese.

 

Resta da giocare la seconda parte della partita. Lì si vedrà se Federlazio vorrà stare al tavolo o giocare da battitore libero.

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