La piazza che fa discutere

La kermesse sovranista che ha scatenato un putiferio nella Città dei Papi punta alla gola di grandi questioni etiche. Ma contiene proprio in ciò che ha deprecato il germe della sua legittimazione. Che è anche un endorsement politico per blandire un certo elettorato.

Franco Ducato
Franco Ducato

Conte del Piglio (ma non) in Purezza

Brevi considerazioni sparse a margine delle feroci polemiche scatenate da «Cultura e Identità», la due giorni sovranista-fondamentalista che si è tenuta ad Anagni. E che ha provocato levate di scudi da tutte le parti. Con tanto di proposta dell’Arcigay di Frosinone di organizzare una specie di contro manifestazione nella città a breve scadenza.

Ma, al di là delle polemiche spicciole. Merita sottolineare quanto segue.

Il diritto a manifestare il proprio pensiero è ovviamente imprescindibile. Anche (e soprattutto direi) quando è un pensiero lontano dal nostro.

In tal senso, gli esponenti dell’associazione Cultura e Identità avevano tutto il diritto di dire durante la due giorni la loro. Che, insomma, per loro l’omosessualità non è proprio una bella cosa, che bisogna uscire dall’Ue e già che ci siamo anche dalla Nato.  E che Bergoglio è praticamente l’anticristo, e che per loro comanda ancora Ratzinger. Che la chiesa di Francesco è una Ong un po’ rivisitata. Poi che si stava meglio prima del Concilio Vaticano II. Magari con la messa in latino, così si ripassa un po’.

Il nodo del patrocinio

Foto: Paolo Carnevale / l’Anagnino

Quello che non funziona in tutto questo è il fatto che la manifestazione è stata patrocinata dal Comune. Anche qui, tutto legittimo, intendiamoci. Però se una manifestazione viene patrocinata, vuol dire che se ne condividono quanto meno gli elementi principali. La filosofia di fondo insomma. Anche perché, se inviti Fusaro e Meluzzi (un po’ come quando inviti Sgarbi in televisione), sai dove andrai a parare. Non ti puoi lamentare dopo di quello che hanno detto.

L’amministrazione Natalia avrebbe potuto fare qualcosa? Certamente sì. Sarebbe bastata una nota per dire «guardate, va tutto bene. Tuttavia ci dissociamo da alcuni toni obiettivamente pesanti». Se non lo si fa, vuol dire che quei toni vanno bene. Legittimo, come sempre. Basta dirlo.

Il tema è politico

Il problema, ovviamente, è politico. La coalizione vincente ad Anagni è di centrodestra (legittimo, per carità). Pesca in quel serbatoio. Ciò vuol dire che certi toni, certi strappi, certe scivolate, vanno, se non legittimate apertamente, sopportate.

Perché, in fondo, danno vantaggi in termini di voti. E quelli non vanno mai disprezzati.