La recita della politica mentre tutto frana (di C. Trento)

Nessuno dei parlamentari sul territorio prende la parola. I bimbi picchiati a via Zamosch: vero o falso? La legge che avrebbe imposto in aula la telecamere è ferma in Senato dopo essere stata approvata due volte alla Camera. Aule al freddo: e nessuno che riesce a scaldarle in tempo. Lega e M5S divisi ma solo a chiacchiere

Corrado Trento
Corrado Trento

Ciociaria Editoriale Oggi

Ciò che ricordiamo dall’infanzia lo ricordiamo per sempre: fantasmi permanenti, timbrati, inchiostrati, stampati, eternamente in vista. Le parole della scrittrice statunitense Cynthia Ozick in questi giorni risuonano.

Un record preoccupante e assurdo quello dei maltrattamenti sui bambini negli asili in questo inizio d’anno. Nella cronaca c’è anche la vicenda dell’asilo di via Zamosch a Cassino. D’accordo, la giustizia dovrà fare il suo corso e la presunzione di non colpevolezza è un istituto di civiltà oltre che un principio costituzionale. Ma il punto, non soltanto per la storia di Cassino, riguarda l’istituzione scuola e investe direttamente le famiglie. Perché parliamo di bambini dai 3 ai 5 anni, di accuse pesantissime, di ipotesi di umiliazioni e vessazioni che fanno rabbrividire.

È chiaro che le famiglie sono sospese tra la rabbia e il panico, chiedono verità e giustizia. Affidare un figlio a un docente o ad un educatore è il massimo atto di fiducia che una persona possa compiere. Se quella fiducia viene tradita in modo così pazzesco, allora qualcosa si spezza per sempre. Se si parla di urla, minacce e punizioni è evidente che il segno è stato passato.

Così come nell’ultimo anno ci sono stati episodi di violenza nei confronti dei professori. E intanto la legge sulla videosorveglianza è ferma al Senato. Approvata due volte alla Camera, è stata pensata proprio per prevenire e interrompere la catena dei maltrattamenti. Negli asili e nei luoghi di cura. Nella proposta si fa riferimento a «videocamere a circuito chiuso le cui registrazioni saranno visibili, dopo denuncia, solo dalle forze di Polizia».

I tempi della politica sono quelli che sono e in ogni caso ci sono punti di vista differenti. C’è chi ritiene che un sistema da Grande Fratello sia incompatibile con la missione della scuola. Resta il fatto che episodi del genere si stanno moltiplicando. E come si fermano al di là dello sdegno sacrosanto?

È pure vero che non si può fare di tutta l’erba un fascio. Ma in ogni caso la priorità è quella di tutelare i bambini. A qualunque costo, a qualunque prezzo. Altrimenti che senso ha parlare di scuola?

Aule al freddo, poche risorse e niente lavoro

Sempre. Ogni anno, quando riprendono le lezioni dopo le festività natalizie, si fanno i conti con i termosifoni spenti, le aule fredde e le caldaie rotte. Possibile che non ci sia mai modo di prevenire un problema largamente annunciato?

Comuni e Provincia cercano di correre ai ripari, ma il ragionamento è più generale. Parliamo di strutture e impianti vecchi e di risorse economiche che continuano ad essere tagliate per gli enti locali.

Prendiamo il Comune di Frosinone: l’assessore Mastrangeli ha messo nero su bianco che, in virtù di alcune misure previste nella manovra di bilancio varata dal Governo, la contrazione della spesa corrente si attesterà quest’anno intorno agli 800.000 euro. (leggi qui «Per tappare le buche di Roma rischiano di mettere nella fossa Frosinone»)

La situazione va allargata a tutti i Comuni, con un effetto domino micidiale. Perché i tagli potrebbero essere compensati da un aumento delle tasse locali. E alla fine sarebbero (anzi, saranno) sempre i contribuenti a pagare il conto. Pure quelli della provincia di Frosinone.

Mentre sul versante del lavoro, la notte è sempre più nera. Per i disoccupati di Vertenza Frosinone ancora niente assegni relativi alla mobilità in deroga 2018. Nonostante le promesse del 30 dicembre scorso. Martedì nuova protesta, l’ennesima.

Sempre martedì vertice per quanto riguarda la questione dell’Unicoop Tirreno. Pure in questo caso i lavoratori del punto Coop di Frosinone trattengono il fiato.

Quindi la questione più importante: i futuri piani industriali di Fca alla luce degli effetti dell’ecotassa. La sensazione è che non ci si renda conto fino in fondo della posta in palio, perché lo stabilimento Fca di Cassino rappresenta l’ultimo baluardo del sistema economico-industriale di questa provincia.

In un quadro globale che continua a perdere “pezzi” si va avanti confidando nello “stellone” senza assumere iniziative di alcun tipo. Come se dipendesse sempre da altri. Ma fare spallucce non servirà.

Lega e 5 Stelle divisi su tutto A chiacchiere però

Davvero due forze politiche che la pensano in maniera diametralmente opposta sul reddito di cittadinanza, sul caso delle trivelle, sulla Tav, sull’immigrazione e perfino sulla legalizzazione delle droghe leggere, possono continuare a governare insieme come se niente fosse?

Non sarà che il vecchio trucco del poliziotto buono e del poliziotto cattivo funziona sempre? Non sarà che alle fine la maggioranza gialloverde è di lotta e di governo nel vero senso della parola? Come dimostra la presenza in piazza della Lega ieri a Torino per sostenere l’Alta Velocità “contro” i Cinque Stelle?

Ma intanto, mentre la politica resta “politicante”, perfino quella del cosiddetto governo del cambiamento, i numeri economici disegnano un’altra realtà. La produzione industriale italiana arretra del 2,6% su base annua, il calo maggiore dal 2014. Con un pesantissimo – 19,5% per il settore dell’auto. Eppure il premier Giuseppe Conte dice che se l’aspettava, mentre Matteo Salvini sottolinea che il dato riguarda tutta l’Unione Europea. Luigi Di Maio va ancora oltre e, negli stessi minuti, parla di un possibile boom economico da anni ‘60, sulle ali del digitale.

Nessuno all’interno del governo e della maggioranza formata da Lega e Cinque Stelle si chiede se magari il clima di perenne incertezza politica non aiuta una possibile ripresa economica. Nelle periferie dell’impero, cioè nelle province come quella di Frosinone, deputati e senatori di Cinque Stelle e Lega preferiscono restare al coperto. Non esporsi politicamente su nulla o quasi nulla. In fondo non ce n’è neppure bisogno, tanto sono comunque e soltanto Matteo Salvini e Luigi Di Maio a dettare tempi e musica.

Da qui alle europee la contrapposizione interna alla maggioranza è destinata ad aumentare. In fondo è una strategia di comunicazione semplice: prendersi l’intero scenario. Poi si vedrà, ma a casa non vuole andare nessuno. L’unica vera variabile è quella economica.

Intanto Nicola Zingaretti ha detto che il simbolo del Pd non è un dogma, in vista soprattutto delle europee. Non c’è stato il fuoco di fila che ci si aspettava dall’interno del Partito. Delle due l’una: o ci si è resi conto che il mondo è cambiato oppure qualcuno pensa ad un exit strategy. Dai Dem naturalmente.

Come finirà? Lo scopriremo solo vivendo.

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