La rivelazione choc: lockdown con più di 2.300 in terapia intensiva

Foto © Vince Paolo Gerace / Imagoeconomica

Lo scenario che sta analizzando il Governo: siamo a quota 926, ma questa curva sta galoppando. A Frosinone 100 contagiati da settembre ad oggi. Il sindaco Nicola Ottaviani non nasconde la serietà della situazione, ma anche lui guarda al dato delle Rianimazioni.

Se i ricoverati in terapia intensiva dovessero superare quota 2.300 il Governo farà scattare il  lockdown. Cioè la chiusura di tutto ciò che non è essenziale e il divieto di spostamento tra le regioni. Come a marzo. Lo scenario choc è stato rivelato da Fiorenza Sarzanini sul Corriere della Sera. Attualmente in terapia intensiva ci sono 926 malati, a marzo e aprile si arrivò a quota 4.000.

Adesso l’obiettivo è evitare che si arrivi a quella cifra senza prima aver decretato il lockdown. Il concetto è semplice: il confinamento in casa riduce spostamenti e ricoveri, dando fiato agli ospedali, che già così non riescono a trattare tutte le altre malattie. Le terapie intensive restano il termometro di questa pandemia, a tutti i livelli territoriali. Il Governo sta cercando di tenere aperte le attività produttive e le scuole. Ma se continua l’escalation dei positivi e, soprattutto, dei ricoverati è pronto a cambiare marcia. 

Soglia a 2300 in Terapia Intensiva

Terapia Intensiva Foto © Stefano Scarpiello / Imagoeconomica

La soglia fissata dall’esecutivo è dunque quella di 2.300 persone in terapia intensiva. E già ora, con i numeri in crescita, bisogna andare avanti con le chiusure progressive: le prime saranno le zone rosse nelle grandi città come Roma, Milano, Napoli, Genova, Torino. Per il resto si attende il monitoraggio dell’indice Rt da parte dell’Istituto Superiore di Sanità. Ben consapevoli che il worst case scenario è quello di avere un livello dell’indice di contagio superiore all’1,5 per tre settimane consecutive. Ieri i ricoverati in terapia intensiva erano, come detto, 926, quasi il doppio della settimana precedente. Se il ritmo di crescita dovesse mantenersi a questi livelli basteranno dieci giorni per superare la soglia e arrivare al lockdown. 

I numeri elaborati dal ministero della Salute non lasciano dubbi: se i dati del fine settimana avevano fatto pensare ad un rallentamento, il record di tamponi (oltre 177 mila) registra una incidenza rispetto ai nuovi casi pari all’8,5%, minore di altri Paesi, ma in crescita rispetto alla scorsa settimana.

Situazione che il governo sta affrontando con gli enti locali, regioni e comuni in particolare, grazie ad un protocollo di iniziative mirate, come già avvenuto con Lombardia e Campania che hanno messo in campo i primi coprifuoco, seguite anche da Piemonte, Liguria e dal Lazio. (Leggi qui Coprifuoco, posti Covid, lockdown: come si “legge” l’ordinanza Zingaretti).

Primo elenco di chiusure

Posto di lavoro chiuso per coronavirus Foto © Sara Minelli / Imagoeconomica

Quello che preoccupa gli esperti, sono alcune aree metropolitane come Milano, Napoli e probabilmente Roma – ha detto Walter Ricciardi – già fuori controllo”, hanno “numeri troppo alti per essere contenuti con il metodo tradizionale del testing e tracciamento”. In questi casi “devi bloccare la mobilità”. 

Intanto si parla già della chiusura di alcune attività come sale giochi, palestre e piscine. Anche se negli ultimi due casi i controlli dei Nas hanno evidenziato il rispetto dei protocolli. E anche se nel frattempo oggi potrebbe essere resa obbligatoria la misura della temperatura e lo scaglionamento degli ingressi. 

Poi ci sono i centri commerciali. Alcuni governatori hanno già deciso di farli rimanere chiusi durante il fine settimana, dove maggiore è la circolazione delle persone. Se la curva epidemiologica continuerà a salire, il governo potrebbe estendere questa misura a tutto il territorio nazionale. Lasciando però aperti i negozi di generi alimentari e le farmacie, proprio come ha già fatto la Lombardia.

L’allarme di Ottaviani

NICOLA OTTAVIANI. FOTO © STEFANO STRANI

Intanto a Frosinone il sindaco Nicola Ottaviani ha fatto sentire la sua voce. Non nascondendosi dietro un dito.

Ha detto Ottaviani: “I dati che stiamo continuando ad acquisire, almeno nella città di Frosinone, confermano un aumento rilevante del numero dei contagi da Covid, ma risulterebbe impossibile bloccare completamente l’economia e la società civile”.

È pragmatico il ragionamento del sindaco. Non è una questione di politica o di dottrina leghista. Non si può fermare tuttopoiché anche la sanità ha bisogno di chi produce le risorse finanziarie per l’assistenza e per la ricerca”.

I numeri hanno la testa dura ma bisogna anche saperli leggere. Ottaviani non li legge “nel loro valore assoluto, bensì attraverso lo strumento comparativo del numero dei tamponi e dei ricoveri in terapia intensiva”. Cosa significa? Che se ieri ho avuto 100 positivi ed ho fatto 150 tamponi, oggi ho avuto 90 positivi ma ho fatto 130 tamponi non ho meno casi ma ne ho di più anche se 90 è più basso di 100.

Sul capoluogo, infatti, scremando ed analizzando puntualmente i dati, emerge che, nella seconda ondata, ossia da settembre a oggi, abbiamo 100 positivi, 44 negativizzati e 2 decessi, oltre ad alcune unità erroneamente attribuite a residenze insussistenti.

Il numero dei tamponi

Coronavirus, tampone e provette Foto © Paolo Lo Debole / Imagoeconomica

Ottaviani punta l’attenzione su questo punto. fa notare che in tutta la prima fase vennero registrati 70 casi positivi, oltre a 3 decessi, ma il numero dei tamponi era vicino al 10%, rispetto a quelli che si stanno effettuando attualmente. In passato – rileva – non destavano preoccupazione i positivi asintomatici che, oggi, costituiscono la stragrande maggioranza dei numeri acquisiti.

C’è un dato che rende ottimista il sindaco: “a parità di casi positivi, in precedenza le terapie intensive straripavano di ricoveri, arrivando addirittura ad essere del tutto insufficienti. Dobbiamo continuare a tenere alta l’attenzione, utilizzando il più possibile le mascherine ed evitando il contatto fisico”.

Dunque, 100 contagiati da settembre ad oggi a Frosinone. Ma anche Nicola Ottaviani si concentra sull’unico dato che detterà le decisioni: i ricoveri nelle terapia intensive.

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