La zampata di Gatti ai Democrat: riparto da Azione

L’ex leader del Pci-Pds-Ds ha aderito al partito di Calenda. La stoccata: «Illuso da Piazza Grande, ho scoperto che era un recinto»

Corrado Trento
Corrado Trento

Ciociaria Editoriale Oggi

«Ho deciso di aderire ad Azione di Carlo Calenda. Mi convince il progetto». Così Luciano Gatti. Una vita nel Pci-Pds-Ds-Pd. Lo chiamavano “il Comandante”. (Leggi qui Gatti: «I giovani Turchi hanno disegnato la nuova mappa del Pd»).

Spiega Gatti: «Presi la prima tessera nel 1979. Sono rimasto fino al 2017: andai via perché non mi riconoscevo nella linea di Matteo Renzi. Alle ultime elezioni politiche ho sostenuto Leu-Articolo 1. D’altronde non è un mistero che sono stato sempre dalla parte di Massimo D’Alema e Pierluigi Bersani. Per la verità mi sono riavvicinato al Partito Democratico nel corso delle primarie poi vinte da Nicola Zingaretti. Ero convinto che potesse davvero cambiare il Partito. Ripresi anche la tessera, ma nessuno se ne accorse. Nel senso che non mi arrivarono segnali per quella scelta. No, nemmeno dal Pd della provincia di Frosinone. Ne ho preso atto».

Uomo d’azione

Luciano Gatti

Ma perché con Azione di Carlo Calenda? Rileva Luciano Gatti: «Mi ha convinto il progetto. Lo spirito del maggioritario, esasperato dagli anni di Matteo Renzi segretario del Pd, non esiste più. Anzi, è fallito. Si respira un clima da proporzionale (anche se qualcuno ci sta ripensando), ma credo che sia fondamentale ricostruire il centrosinistra. Il modello può essere quello, vincente, delle Regionali che hanno visto la vittoria bis di Nicola Zingaretti. In questa prospettiva Azione di Carlo Calenda può essere determinante, soprattutto per i confini della coalizione. Una coalizione che può sicuramente andare da Italia Viva di Matteo Renzi ai Cinque Stelle. Ma pure oltre. Penso a Forza Italia».

L’illusione Piazza Grande

Come pensa a Forza Italia? Nota Luciano Gatti: «La politica italiana sta vivendo una fase mai vista prima. All’interno dei Cinque Stelle ci sono delle spinte fortissime e bisognerà aspettare per capire quale tipo di soggetto politico sarà in campo tra qualche mese. Non potrà essere lo stesso con Giuseppe Conte alla guida invece di Luigi Di Maio e Alessandro Di Battista. Questo è evidente».

«Così come bisognerà vedere come evolverà il centrodestra. Non credo che Forza Italia possa rimanere nella “morsa” della Lega e di Fratelli d’Italia. Una realtà politica come Azione può svolgere un ruolo fondamentale. Decisivo. Diciamo la verità: senza alleanze il centrosinistra non va da nessuna parte».

Foto: Benvegnu’ Guaitoli / Imagoeconomica

«Mi ero illuso con la Piazza Grande di Nicola Zingaretti, poi mi sono reso conto che era un recinto. Detto questo, però, è evidente che il Pd rimane il cardine della coalizione di centrosinistra. Zingaretti ha ragione quando ricorda di aver rianimato un partito alla deriva. Aggiungo che sotto la sua guida il Pd ha ricominciato a vincere nelle Regioni e nei Comuni. A mio giudizio l’errore fatale è stato quello di puntare tutti su Giuseppe Conte: sia sul fronte del Governo che su quello della leadership di una coalizione di centrosinistra».

«È chiaro che, una volta naufragato il doppio progetto (Conte peraltro è andato a fare il leader dei Cinque Stelle), dall’i terno del Pd hanno chiesto il conto politico a Zingaretti. Mi riferisco alle “correnti”».

Correnti infinite

È pensabile nel Partito Democratico un superamento delle correnti? Risponde Luciano Gatti: «Un Partito che ha già avuto 9 segretari racconta molto delle dinamiche interne. La metafora del cacciavite e dell’anima è indicativa. Enrico Letta ha cominciato con il piede giusto. Può fare bene: per il Pd e per il centrosinistra. Una moderna coalizione di centrosinistra oggi deve puntare soprattutto sull’ambiente. L’adesione del sindaco di Milano Beppe Sala ai Verdi Europei è un segnale chiarissimo. La transizione ecologica avrà conseguenze enormi anche sui processi di cambiamento economico. Il binomio ambiente-lavoro sarà centrale nel nuovo centrosinistra».

«Poi naturalmente c’è anche il tema della scuola e della formazione. Per governare in futuro occorreranno sempre di più le competenze. E su questo terreno Carlo Calenda ha davvero pochi rivali».

Conta continua

Francesco De Angelis e Antonio Pompeo

In provincia di Frosinone toccherà sempre al Pd costruire la coalizione. Ma nel Pd cambierà mai l’impostazione di “conta continua”? Argomenta Luciano Gatti: «Prima o poi il Pd dovrà andare ad un Congresso vero. Penso che le rivendicazioni di Antonio Pompeo non siano finalizzate a negare il fatto che Pensare Democratico ha la maggioranza. Pompeo punta a far sì che le decisioni più importanti sulla linea politica passino dal Partito. Non dalle correnti, non dai ruoli istituzionali o di rappresentanza».

«Faccio alcuni esempi. Il primo: il presidente della Provincia ha lamentato il fatto di non aver avvertito un clima di condivisione (nel Partito) per quanto riguarda il tema della tariffa idrica. Penso che un argomento fondamentale del centrosinistra sia quello di arrivare alla tariffa idrica unica regionale. Non è possibile che in provincia di Frosinone si possa pagare più che a Roma. Su temi del genere si dimostra con i fatti di voler stare vicino alle persone, alle famiglie. Io non navigo fuori dal centrosinistra. Mi aspetto maggiore coraggio».

Un’Azione sulla Tariffa Puntuale

Aggiunge Luciano Gatti: «Il progressivo raffreddamento della giunta regionale in relazione alla determinazione di spingere sulla politica della tariffa puntuale dei rifiuti rischia di ritardare scelte inevitabili per allinearsi alle linee di tendenza europea. La linea di Azione deve per forza ripartire da un nuovo avanzato sistema di raccolta della materia differenziata e da un disegno di un sistema di primo trattamento dei rifiuti prossimo alla raccolta per le grandi città».

Foto: Marco Cremonesi / Imagoeconomica

«Un ente di dimensione provinciale potrebbe tra l’altro fissare la qualità minima dei materiali recuperati e favorire aste di ricollocazione delle materie recuperate. Questo è il cambio di passo: perché se si continua a parlare di Fabbrica della Materia e poi bisogna continuare a pagare come se fosse ancora un rifiuto, allora non funziona. Qualsiasi accordo non può che essere fatto sulla base dei costi e del prezzo: questo è un altro compito da assegnare ad una autorità di controllo come quella attiva sul servizio idrico che potrebbe essere ampliata ed integrata perché hanno evidenti punti di contatto».

Conclude Gatti: «L’accordo tra Pd e Cinque Stelle alla Regione lascia fuori il 75% del territorio laziale. Mi riferisco naturalmente a Roma. Trovo singolare che alla Regione si governi insieme e nella Capitale ci si faccia la guerra. Un mio ritorno in campo? Non mi candiderò a nulla. Vorrei ricostruire il centrosinistra. Stando in Azione».

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