L’anima del Frosinone c’è e si vede (di E. Ferazzoli)

È il tempo della concretezza. Il bel gioco può attendere. Conta solo la sostanza. Come quella fatta vedere al Tombolato. Perchè l'anima del Frosinone c'è e si vede. E ora allo Stirpe arriva il Cittadella. È tempo di replicare...

Elisa Ferazzoli

Giornalista in fase di definizione

Scegliere di essere lì. Con quei colori appiccicati addosso. Al diavolo il Foggia, i 583 km da percorrere due volte in un solo giorno, la promozione diretta sfumata all’ultimo minuto. Al diavolo chi non ci crede più, chi per credere ha bisogno di un obbiettivo, chi trova nella serie A l’unica ragione di tifo, chi spara sentenze dal divano di casa.

Perché è facile amare quando tutto scorre per il verso giusto. Assai più complicato è accettare fragilità, errori e sconfitte senza cedere alla rassegnazione. Perché se ami qualcosa o qualcuno non lo abbandoni nelle difficoltà. Non se ami veramente. Ecco perché esserci è stato un fatto ovvio che prescinde da tutto, dal recente passato e dalla posta in palio.

Nella lunga strada che ci ha portato sugli spalti del Tombolato, non c’era scetticismo e disincanto ma la consapevolezza che tutto sommato il peggio fosse passato. Che insieme lo avevamo attraversato fino ad uscirne indenni nella fede, più forti e cocciuti di prima.

Ed è di fronte a quei 130 tifosi del Frosinone che quegli 11 uomini in campo hanno lottato per 95’.

Con orgoglio e lucidità hanno risposto al gioco duro del Cittadella, con sacrificio e ostinazione hanno affrontato un avversario vero, gestito le provocazioni e difeso un risultato per nulla scontato.

E a chi a fine partita recriminava l’assenza di un bel gioco andrebbe risposto che non è più tempo di perfezione ma di concretezza. Che in quel pareggio non c’è il minimo sindacabile.

C’è la prestazione superba di Paganini che gioca senza risparmiarsi e senza la paura di dover fare i conti con un infortunio tutto sommato recente. C’è quella di Ciano che mette la sua classe e il suo impegno incessante a servizio della squadra. Ci sono tutte le randellate prese da Dionisi, fallo da rigore compreso e ovviamente non rilevato.

Senza Bardi tra i pali da mesi, senza i tre “registi di reparto”, Ariaudo, Maiello, Ciofani; alla luce delle difficoltà atletiche della squadra e tenendo presente l’epilogo di stagione, l’1-1 è di fatto un miracolo da difendere con le unghie e con i denti.

E la notizia circolata poche ore fa sull’apertura di un’inchiesta su un presunto illecito sportivo nella gara Spezia-Parma del 18 maggio non deve distogliere l’attenzione sul dato concreto: una semifinale play-off da disputare.

Perché domani è già domenica.

Allo Stirpe arriva il Cittadella, c’è una partita da giocare e un miracolo da replicare.

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