L’attacco di Toti, la manovra di Abbruzzese, il pranzo di Fazzone

Giovanni Toti torna all'attacco di Forza Italia. Mario Abbruzzese completa l'opera di smantellamento della componente Tajani. Claudio Fazzone prosegue con l'offensiva in Ciociaria: con lui oltre venti sindaci

Giovanni Toti torna all’attacco. Mario Abbruzzese lo segue con il coltello tra i denti. Claudio Fazzone si accomoda a tavola e fa il pieno di sindaci. Le ultime 24 ore per Forza Italia sono state piene di movimenti, segno di una tregua già finita. O forse, mai iniziata.

Il ritorno alle ostilità

A scatenare la ripresa delle ostilità è stato il no di pronunciato da Mara Carfagna, Maria Stella Gelmini e Anna Maria Bernini alla proposta delle primarie aperte. Sono un elemento non negoziabile, nella visione che Giovanni Toti ha della ‘sua’ futura Forza Italia. Un no che però era chiaro già da una settimana fa: quando c’era stato l’ultimo e definitivo confronto con Silvio Berlusconi. Che gli aveva portato un solo esempio: la Lega “Ha un leader, non c’è alcun congresso, decide lui e stanno al 40%“. (leggi qui La rivoluzione interrotta di Toti: «Né contro Silvio, né scissione». E fa il pienone)

La reazione non si è fatta attendere. Giovanni Toti lancia la sua sortita dagli studi di SkyTg24. E da lì dice che «Le primarie aperte saranno un cambiamento brusco ma sono indispensabili, altrimenti il partito sparisce». Ribadisce la necessità di abbattere le mura di Forza Italia per allargare il perimetro del Partito: «Dobbiamo assolutamente aprire io confini di Forza Italia». E non intende aspettare, perché è convinto che ormai non ci sia più tempo. «Non abbiamo tanto tempo, dobbiamo fare presto, alle prossime elezioni si rischia l’estinzione».

Defezioni di lusso

Ad allarmare Giovanni Toti ci sono le altre defezioni registrate in queste ore. Ben tre e tutte figure storiche di Forza Italia: sono andati via il sindaco di Catania Salvo Pogliese, l’ex parlamentare nazionale siciliano Basilio Catanoso, l’ex sindaco di Ascoli Piceno Guido Castelli.

Tutti e tre si sono accasati nelle file di Giorgia Meloni. Ed il governatore della Liguria che vuole riformare Forza Italia teme nuove fughe: «Sto lavorando per cercare in qualche modo di evitare proprio questo». Per questo non si accontenta di mezze misure e reclama una riforma vera e radicale: «Non si cura una malattia grave con una mezza aspirinetta presa la sera, bisogna necessariamente passare a cure da cavallo. E cure da cavallo vuol dire una classe dirigente messa in discussione, apertura dei confini del partito, azzeramento delle cariche e una profonda discussione sulla linea politica».

Smobilitazione Tajani

Sul territorio del Lazio, Mario Abbruzzese sta ultimando la smobilitazione totale della componente che per anni è stata la base elettorale di Antonio Tajani. Con l’elezione a commissario Ue, l’ex presidente del parlamento di Strasburgo ora ha completato il suo ciclo: con la fine di questo mandato arriverà al traguardo dei settant’anni e non si ricandiderà. E chiaro che da questo momento la base elettorale non sarà il principale dei suoi problemi.

Mario Abbruzzese, vice responsabile nazionale Enti Locali di Forza Italia ha già smantellato buona parte della componente e l’ha riposizionata sulla rotta di Giovanni Toti. L’unico pezzo pregiato rimasto al fianco di Tajani è Danilo Magliocchetti, fedelissimo capogruppo in Consiglio Comunale. Che in queste ore deve essersi sentito come l’ultimo soldato giapponese nelle Filippine. Inutile tentare di ricevere istruzioni dal Comando centrale: non ne arrivano. Ha chiesto a Tajani cosa intende fare e quali sono le linee strategiche. Nessuna risposta. (leggi qui Forza Italia, lo strano caso di Danilo Magliocchetti)

Al punto che Magliocchetti non è andato alla festa d’estate che ogni anno Tajani organizza per fare il punto con i suoi fedelissimi. Abbruzzese sta lavorando per ricomporre tutta la squadra.

Mobilitazione di Fazzone

Una situazione sulla quale sta puntando con convinzione Claudio Fazzone. Il coordinatore regionale di Forza Italia che a maggio a spalancati le porte per il rientro di Gianluca Quadrini e lo ha nominato suo vice.

Fazzone non ha messo piede per anni in provincia di Frosinone. Prima, perché a controllare il territorio c’era il suo fraterno amico Antonello Iannarilli. Poi per evitare di scatenare una guerra all’ultimo sangue con Mario Abbruzzese: che politicamente avrebbe volentieri affrontato anche a mani nude ma ha sempre evitato nella consapevolezza che Antonio Tajani avrebbe imposto una tregua.

Ora invece Claudio Fazzone sta in Ciociaria una settimana si ed una no. Ed in quella in cui non va in provincia di Frosinone sono i colonnelli di Quadrini ad andare a Fondi per fargli visita.

Venerdì è stato in una località di montagna ai confini tra Arpino e Santopadre: pranzo bucolico sull’aia, in maniche di camicia, circondato da una ventina di sindaci tutti dell’area sud e dell’area est. Primus inter pares, Claudio Fazzone ha mangiato le fettuccine con il tartufo, la carne con i piselli, le salsicce ed il formaggio di produzione dell’azienda agricola. Soprattutto ha parlato di quella Forza Italia che deve dare peso ai sindaci, fare in modo che il loro voto sia pesante e tenuto in considerazione, ascoltando le segnalazioni che loro per primi raccolgono sul territorio ed alle quali chiedono risposte.

Sono le stesse cose che chiede Giovanni Toti. È possibile che alla fine anche Claudio Fazzone vada con lui. È certo che questa volta avrà un piede in provincia di Frosinone, cercando di ridurre al minimo lo spazio vitale di Mario Abbruzzese.

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