M5S, anche l’assemblea provinciale fa flop

Dopo l'assemblea regionale anche quella provinciale del M5S fa flop. Sedie vuote e pochissimi presenti. Colpa della crisi d'identità nazionale e della spaccatura in Regione. Ma anche delle assenze dei deputati su tutti i temi locali. Per i quali invece erano stati eletti.

Carlo Alberto Guderian

già corrispondente a Mosca e Berlino Est

La dimensione della crisi sta tutta in una foto. Niente folle oceaniche, niente code all’ingresso: solo le prime file occupate e tante sedie vuote. La crisi d’identità che sta attraversando il Movimento 5 Stelle è lì: nell’istantanea che testimonia i lavori dell’assemblea provinciale grillina celebrata domenica all’Edra di Cassino.

Gli onorevoli Luca Frusone, Loreto Marcelli, Enrica Segneri e Ilaria Fontana

Convocata come sempre attraverso il tam-tam interno, stavolta ha avuto due rulli di tamburi a segnare l’iniziativa. La prima serie è servita per chiamare a raccolta i dirigenti provinciali e locali del MoVimento. La seconda è invece la serie con cui si sono passati la voce dirigenti ed attivisti per innescare il boicottaggio. Al grido “Non c’ero” in tanti hanno disertato per dare un segnale ai tre parlamentari nazionali (Luca Frusone, Ilaria Fontana ed Enrica Segneri) ed a quello regionale (Loreto Marcelli) eletti sul territorio.

Traditi da Rousseau

Quale segnale? Rousseau è un fallimento: non coinvolge la base o quantomeno la base elettorale del MoVimento non la percepisce più come strumento per raccogliere le sue volontà. Non aggrega, non lascia sfogare, non trasmette l’idea che si sta partecipando ad una decisione e si sta contribuendo a modellarla. È l’esatto contrario dell’illusione che diedero all’inizio i meetUp, prima vera risposta alla fine delle Sezioni di Partito. Peggio ancora: l’impressione negli scontenti è che Rousseau sia solo un pretesto per giustificare le decisioni dei padroni del Movimento.

Eletti in fuga

Luca Frusone e Loreto Marcelli

Mancavano i Portavoce: i cittadini presi in prestito e catapultati in politica per rappresentare meglio la base. Sono scappati a gambe levate. Non c’era il consigliere comunale di Anagni Fernando Fioramonti che alla prima seduta consiliare si era fatto staccare il tavolo per non dover stare a contatto con gli altri consiglieri eletti nei Partiti tradizionali. Non c’erano i Consiglieri eletti a Frosinone Christian Bellincampi e Marco Mastronardi. Non c’era la base. Perché sono loro quelli che hanno dimostrato d’essere capaci di convogliare il consenso popolare: fino al punto di essere eletti.

Si potrà obiettare che però erano presenti i Paerlamentari. Non è la stessa cosa. Ai tre deputati nessuno ha dato una sola preferenza: il voto è stato dato al Partito. Mentre Bellincampi, Mastronardi, Fioramonti e tutti gli altri consiglieri comunali hanno dovuto convincere gli elettori, ad uno ad uno, a scrivere sulla lista il loro nome.

Il M5S che non c’è

A difesa di Frusone, Fontana e Segneri va detto che le assenze sono solo in parte dovute a colpe loro. Perché qui non sono tanto in discussione le prese di posizione dei parlamentari nazionali e regionali: è in discussione l’essenza stessa del Partito.

Le deputate Ilaria Fontana ed Enrica Segneri

Si è dissolto nel momento in cui ha finito di essere il catalizzatore della rabbia popolare. Aveva individuato il Partito Democratico come origine di tutti i mali e alla fine della parabola si è ritrovato a governarci insieme: perché l’assenza totale di idee applicabili, il totale vuoto ideologico del MoVimento, lo stava lentamente riempiendo di concetti presi in prestito dalla Lega. Salvini li stava fagocitando.

Non giova a rendere più chiaro il quadro nemmeno la situazione in Regione Lazio: dove il M5S si ritrova spaccato tra l’ala dialogante guidata da Roberta Lombardi e l’ala tradizionalista di Davide Barillari, esattamente a metà, separati in casa; una parte vota insieme a Zingaretti e l’altra parte gli fa mancare il numero legale.

Le colpe locali

Dopo il mezzo flop dell’Assemblea Regionale arriva il flop totale dell’Assemblea Provinciale di Frosinone.

Al quale non sono estranei i parlamentari nazionali. A prescindere dall’andamento schizofrenico del Partito, anche i tre deputati hanno dato il loro contributo a determinare le sedie vuote di domenica mattina.

Gli onorevoli Luca Frusone, Loreto Marcelli, Enrica Segneri e Ilaria Fontana

Non hanno saputo dare spessore al M5S sul territorio: non c’è una sola iniziativa che possa farli ricordare. Nessun sit in davanti al tribunale di Cassino per chiedere il potenziamento dei magistrati ma anzi totale assenza. Mai visti a volantinare davanti alla Fca di Piedimonte per sentire i lavoratori e sintonizzarsi sulla loro pancia. Zero anche alle elezioni comunali di Cassino dove sono riusciti a farsi scavalcare da un movimento (quello si) del tutto civico e popolare che ha eletto consigliere Renato De Sanctis. A Frosinone non sono stati mai visti davanti alla stazione ferroviaria per reclamare più sicurezza eppure il ministro dell’Interno fino a qualche mojito fa era loro alleato.

Il nulla a livello di proposte, nessuna iniziativa, nessuna battaglia. Ora che ci sono loro al Governo i rifiuti non puzzano più, nessuno sta trafficando le immondizie, abbiamo smesso di essere la succursale della terra dei fuochi. Non ci sono più superstrade da ultimare, ospedali che non funzionano, Case della salute da occupare.

In un contesto del genere, le sedie vuote ed il flop dell’Assemblea è un risultato ancora accettabile. Poteva finire peggio.

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