Nel nome nel nonno. E di Marchionne

John Elkann è alla guida della più grande concentrazione editoriale del Paese. Si è preso il gruppo L’Espresso-La Repubblica e molto altro, modificando per sempre i punti di riferimento della politica italiana.

Neppure suo nonno, l’avvocato Gianni Agnelli, era mai arrivato a tanto. Si era limitato alla proprietà del giornale di famiglia, La Stampa, e di una partecipazione a Rcs, quindi al Corriere della Sera.

John Elkann ha preparato tutto con calma, poi ha scatenato la più grande rivoluzione editoriale mai vista prima in Italia: lui presidente del gruppo editoriale, Maurizio Molinari da direttore de La Stampa al timone de La Repubblica (al posto del giubilato Carlo Verdelli), Massimo Giannini alla guida de La Stampa e Mattia Feltri numero uno del sito Huffington Post (subentra a una certa Lucia Annunziata).

Il cambio al vertice è stato deciso dal consiglio di amministrazione della Gedi che ha perfezionato l’acquisto del gruppo ceduto dalla Cir della famiglia De Benedetti per 102,4 milioni di euro. (leggi qui I protagonisti del giorno. Top e Flop del 23 aprile 2020).

John Elkann, che dall’agosto del 2015 ha la maggioranza delle azioni del britannico Economist, è alla guida di un gruppo, quotato in Borsa, che comprende La Repubblica, La Stampa, Il Secolo XIX, 13 testate locali, il settimanale l’Espresso e altri periodici. A cui vanno aggiunte le tre emittenti radiofoniche nazionali Radio Deejay, Radio Capital, m2o. È dunque la più imponente concentrazione editoriale di questo Paese. Al confronto Silvio Berlusconi è un dilettante.

Il padrone della rotativa

Il fondatore di Repubblica Eugenio Scalfari © Alessandro Paris / Imagoeconomica

Nel sui editoriale di oggi Eugenio Scalfari, storico fondatore de La Repubblica, scrive che il giornale che ha fondato 44 anni fa, è un fiore che non appassisce e che ha sempre incarnato (e continuerà a farlo) i valori liberal socialisti.

In realtà è finito un mondo: la decisione di Carlo De Benedetti ha decretato la fine di quel mondo. La Repubblica è sempre stato un giornale di parte ma al tempo stesso pluralista. Un giornale che ha contrastato Bettino Craxi, Giulio Andreotti, Silvio Berlusconi, ma anche Gianni Agnelli. Il modo con il quale Carlo Verdelli è stato sollevato dall’incarico di direttore fa capire come John Elkann non volesse soltanto un cambio al vertice. In realtà voleva (e ci è riuscito perfettamente) far capire a tutti che lui è il nuovo padrone delle rotative e dell’inchiostro. Non c’entra nulla la crisi dell’editoria, non c’entrano nulla gli scenari digitali e le piattaforme radiofoniche. Sono aspetti importanti che sicuramente verranno sviluppati. Prendere il timone del gruppo L’Epresso-La Repubblica vuol dire cambiare i punti di riferimento per tutta la politica italiana.

John Elkann è cresciuto sulle ginocchia dell’Avvocato, poi in Fiat ha imparato tutto da un manager inimitabile come Sergio Marchionne. Adesso cammina sulle sue gambe. Anzi, corre. Non gli interessa la politica, gli interessa invece far capire alla politica che il suo gruppo, tutto il suo gruppo, resta l’unica e sola Casa Reale italiana.

La Repubblica, per come l’abbiamo conosciuta dal 1976 ad oggi, non esiste più. È già cambiata per sempre.

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