I protagonisti del giorno. Top e Flop del 23 aprile 2020

Top e Flop. Ogni notte, i protagonisti della giornata appena conclusa. Per capire meglio cosa ci attende l’indomani.

TOP

JOHN ELKANN

Il consiglio di amministrazione di Gedi Gruppo Editoriale spa ha nominato John Elkann presidente e ha conferito a Maurizio Scanavino la carica di amministratore delegato e direttore generale. E subito dopo ha firmato la più grande rivoluzione editoriale degli ultimi trent’anni in Italia. Il Consiglio infatti ha nominato Maurizio Molinari direttore della testata La Repubblica in sostituzione di Carlo Verdelli. Maurizio Molinari è stato inoltre nominato direttore editoriale del gruppo Gedi.

John Elkann © Imagoeconomica, Sergio Oliverio

Massimo Giannini assumerà l’incarico di direttore de La Stampa e di Gnn (il network dei giornali locali del gruppo Gedi), che dovrà ratificare la nomina. Pasquale di Molfetta (Linus) sarà il direttore editoriale del polo radiofonico del gruppo.

Infine, Mattia Feltri assumerà la direzione dell’Huffington Post, continuando a firmare il Buongiorno de La Stampa.

Il presidente Elkann ha detto: «Ci aspetta un percorso impegnativo e straordinario: con coraggio e con senso di responsabilità, abbiamo scelto di abbracciare l’innovazione e la trasformazione digitale per scrivere insieme il futuro del giornalismo e dell’intrattenimento di qualità. I principi che sono all’origine del nostro gruppo non cambieranno: continueremo a difendere la libertà di espressione e a impegnarci per garantire un’informazione responsabile e libera da qualunque condizionamento. I valori di sempre, insieme a nuove idee saranno la nostra forza, oltre che il punto di riferimento per tutte le persone che lavorano in Gedi».

La Repubblica, La Stampa, l’Huffington Post: cambierà tutto. Dalla linea editoriale in giù. Giubilando con un tratto di penna nomi come quello di Carlo Verdelli dalla direzione di Repubblica e Lucia Annunziata da quella dell’Huffpost: che nulla avevano da dimostrare sul campo. E proprio per questo non sarebbero stati affatto docili nemmeno con il nuovo padrone. Con questa mossa Elkann non ha lasciato alcun margine affinché si potesse pensare ciò che disse Indro Montanelli quando Silvio Berlusconi rilevò Il Giornale: “Lei sarà pure il proprietario ma il direttore sono io“.

Un editore ha il diritto di scegliersi il direttore che più gli piace. Non ha il dovere di scegliersi il migliore bensì quello che rappresenta meglio la sua linea editoriale. John Elkann lo ha ricordato in punta di fioretto. Con risultati da sciabola.

Per ottenerli senza scossoni gli sarebbe bastato… restare fermo: ogni direttore ha l’obbligo morale di dimettersi quando cambia l’assetto societario, perché il suo è un incarico fiduciario. E lì Elkann avrebbe potuto avviare il dialogo che da editore gli attribuisce il sacrosanto diritto di incaricate chi gli ispira più fiducia.

Così invece ha eliminato ogni dubbio su chi è che comanda. Almeno non è stato ipocrita. Che poi in un colpo solo abbia messo in discussione la storia di Repubblica e la sua futura credibilità è altra faccenda.

L’editore in redazione.

NICOLA ZINGARETTI

I treni ad Alta velocità si fermeranno in Ciociaria. Già dall’estate in via sperimentale a Frosinone e Cassino. Poi con una stazione dedicata che nascerà ad 800 metri dal casello di Ferentino. L’annuncio è arrivato dall’amministratore delegato delle Ferrovie Gianfranco Battisti nella sede della Regione Lazio dopo avere firmato il protocollo d’intesa con il governatore Nicola Zingaretti in presenza del ministro del Trasporti Paola De Micheli. (leggi qui La Tav per andare in Europa: fermate a Frosinone e Cassino. Stazione a Ferentino).

Nicola Zingaretti durante la conferenza stampa

Un progetto che andrà perfezionato naturalmente. Ma è stato Nicola Zingaretti a far capire bene la portata dell’opera, che va oltre l’individuazione della stazione.

Ha detto Zingaretti: «Non è un accordo solo economico e finanziario ma un intervento al cuore del problema europeo di questo momento: come creare occupazione e sviluppo. Una parte importante della rinascita italiana sono gli investimenti. Significa prendere porzioni del nostro territorio e collegarle all’Europa rendendole competitive. Abbiamo scelto di presentare oggi tutto questo perché siamo in una fase di emergenza dalla quale vogliamo uscire al più presto».

Cioè, sia il collegamento con l’Europa che la rinascita nel dopo Covid nascono dalla Ciociaria.

Proiettato nel futuro.

FLOP

MATTEO SALVINI

«Approvato il Mes, una drammatica ipoteca sul futuro dell’Italia e dei nostri figli. Di tutto il resto, come il Recovery Fund, si parlerà solo più avanti, ma già si delinea una dipendenza perenne da Berlino e Bruxelles». Il leader della Lega continua ad attaccare il Governo, ma non sembra incidere più come prima del Coronavirus.

Matteo Salvini © Imagoeconomica, Alessia Mastropietro

Forse perché, come ha scritto l’Huffington Post, senza i selfie e le piazze la sua capacità di comunicazione è stata fortemente ridimensionata. O forse perché non si parla più di immigrazione, vero cavallo di battaglia del Capitano leghista. Fatto sta che il Carroccio rimane sì il primo partito, ma i sondaggi non sono più quelli di un tempo.

E più il Governo Conte dura, più lui si indebolisce.

Frenato.

ALESSANDRO DI BATTISTA

Sta facendo di tutto per diventare il capo del Movimento Cinque Stelle e potrebbe anche riuscirci stavolta, considerando l’immobilismo di Vito Crimi e il congelamento di Beppe Grillo e Davide Casaleggio. Mentre con Luigi Di Maio potrebbe perfino trovare l’accordo. Poi però ci sono gli scenari riportati dal Corriere della Sera.

Alessandro Di Battista

Questi: «Ma nella guerra contro Di Battista iniziano a muoversi anche i piani alti pentastellati. “Di Battista? Provi a fare il capo politico, durerà tre mesi in queste condizioni. È lui che ha legittimato le raccolte firme e i documenti interni. È inevitabile che lo logoreranno giorno dopo giorno”. Già, perché i governativi spostano la battaglia sul terreno dei gruppi parlamentari, dove Di Battista si è creato con le sue invettive qualche nemico».

Nel mirino.

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