Niente accordo nel Pd: per le liste slitta tutto a lunedì

Nessun accordo Tra De Angelis e Pompeo: due liste alle primarie Pd. Maretta anche al tavolo nazionale. La decisione si sposta a lunedì

L’accordo non c’e. Andranno alla conta. Francesco De Angelis e Antonio Pompeo si presenteranno al congresso nazionale del Partito Democratico entrambi a sostegno di Nicola Zingaretti. Ma con due liste diverse.

Infatti, quel giorno, ai gazebo si vota per scegliere il Segretario e con lui anche l’Assemblea Nazionale: Frosinone avrà due liste, una con gli uomini di Pensare Democratico (la componente di De Angelis) e l’altra con la formazione annunciata da Antonio Pompeo nelle settimane scorse. Al precedente congresso invece si arrivò ad un accordo e ci fu il listone renziano che vedeva insieme De Angelis con Francesco Scalia, Simone Costanzo e Marino Fardelli.

La doppia lista però non vuole essere un segnale di divisione. Per Antonio Pompeo è quasi una necessità: per marcare le distanze, contarsi per certificare che esiste anche come forza provinciale organizzata. E mettere in chiaro le differenze: posizionandosi in quell’area che è sul perimetro esterno del Partito, lì dove ci sono i movimenti civici di centrosinistra estranei al Pd. È l’area che vuole aggregare. Per allargare il Pd.

Le liste non verranno presentate domani come invece era previsto in un primo momento. Il termine è stato spostato a lunedì. La conferma è arrivata dalla Commissione congresso: per la prima volta una decisione è stata adottata a maggioranza (7 a 4) e non all’unanimità.

A far pendere l’ago della bilancia verso il rinvio è stata la prevalenza di delegati dell’ex ministro Maurizio Martina. La discussione si è innescata proprio sui candidati locali all’Assemblea Nazionale. L’area Martina chiedeva di confermare che la scheda in distribuzione ai gazebo per le primarie fosse concepita come nel passato. Cioè, sotto il nome del candidato Segretario nazionale, Martina chiede che vengano indicati anche i nomi dei candidati locali all’Assemblea nazionale. “Per noi è un fatto di trasparenza, infatti è giusto che gli elettori sappiano chi stanno eleggendo in assemblea nazionale”.

Un no fermo è arrivato sia dai delegati di Nicola Zingaretti che di Roberto Giachetti. «Ne verrebbe fuori una lenzuolata, faremo un casino, alzeremo barricate» hanno annunciato dalle file del Governatore del Lazio. Per gli uomini di Giachetti «Una idea inaccettabile, sarebbe come dire ai cittadini di non venire a votare». La Commissione dovrà quindi pronunciarsi.

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