Nuova legge elettorale e candidati: già si sgomita

Sarà fondamentale capire come verranno ridisegnati i collegi. Una partita dalla quale gli esponenti locali non possono stare fuori

Corrado Trento

Ciociaria Editoriale Oggi

A livello politico il confronto si è già spostato sulla prossima legge elettorale. Nel Partito Democratico l’intero stato maggiore è favorevole ad un proporzionale alla tedesca, detto infatti Germanicum. Su questa linea sono schierati il segretario nazionale Nicola Zingaretti, Dario Franceschini, Goffredo Bettini, Andrea Orlando. Mentre Romano Prodi, Walter Veltroni e Paolo Gentiloni preferirebbero il maggioritario.

Nell’ambito della coalizione di centrosinistra è evidente che la soglia di sbarramento al 5% è ritenuta troppo alta da parte di Liberi e Uguali ma anche di Italia Viva.

La Lega di Matteo Salvini da tempo ha presentato una proposta di legge a favore del maggioritario. Sistema che preferisce anche Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni. Pure Forza Italia ha aderito all’opzione maggioritaria, anche se è noto che negli “azzurri”in tanti tifano per il proporzionale.

Per quanto concerne il Movimento Cinque Stelle, l’orientamento è per il proporzionale.

Scenari provinciali

Foto: © Imagoeconomica, Paolo Lo Debole

Prima ancora della legge elettorale, però, verranno ridisegnati i collegi. Il Germanicum è un sistema che confermerebbe i 63 collegi plurinominali proporzionali e le 23 circoscrizioni del Rosatellum.

Inutile girarci troppo intorno: le province di Frosinone e di Latina farebbero parte dello stesso collegio. Esattamente come avvenuto nella parte proporzionale del Rosatellum. Dove però c’erano anche i 348 collegi maggioritari.

Collegi maggioritari che, applicando il taglio di 345 seggi, scenderebbero a 221. Vale a dire 127 in meno.

La rappresentanza territoriale è un fattore importante e le cifre sono già note. Per ogni deputato eletto il numero degli abitanti passerà da 96.006 a 151.210. Mentre, per ogni senatore, da 188.424 a 302.420. È evidente che dovrà essere trovata una proposta equilibrata e proporzionata che in ogni caso salvaguardi i criteri minimi di rappresentanza dei territori.

Come finì nel 2018

Francesco Scalia. Foto © Paolo Cerroni / Imagoeconomica

Due anni fa nei tre collegi maggioritari terminò in questo modo. Al Senato vittoria di Massimo Ruspandini (centrodestra – Fratelli d’Italia), alla Camera nord successo di Francesco Zicchieri (centrodestra – Lega), alla Camera sud di Ilaria Fontana (Movimento Cinque Stelle). Poi nel proporzionale (Frosinone-Latina) vennero eletti Claudio Durigon e Francesca Gerardi (Lega), Luca Frusone ed Enrica Segneri (Movimento Cinque Stelle).

Il punto è che con 345 seggi in meno non ci saranno più gli stessi posti a disposizione. Il Partito Democratico e Forza Italia non hanno eletto parlamentari la volta scorsa. Francesco Scalia e Nazzareno Pilozzi, uscenti Dem, vennero candidati fuori provincia.

Al Senato, nella parte proporzionale, il capogruppo degli “azzurri” era Claudio Fazzone, senatore della provincia di Latina. Mentre alla Camera c’erano Sestino Giacomoni e Patrizia Marrocco. Restando al proporzionale, nel Pd alla Camera davanti partivano Claudio Mancini e Rosa Maria Di Giorgi. Solo terzo in lista Francesco De Angelis, che infatti non riuscì ad essere eletto. Mentre nella stessa giornata alle regionali, con le preferenze, il Pd elesse Mauro Buschini e Sara Battisti.

Una volata lunghissima

L’Aula del Senato

È evidente che inizia da subito la volata per ottenere la ricandidatura e quindi sperare nella riconferma. Con la consapevolezza che alla fine sarà comunque decisivo il peso delle Segreterie nazionali dei Partiti. Ma è già chiaro a tutti che nei partiti si sgomiterà anche sul territorio. In cerca di conferme o di opportunità. Ecco perché la mappa dei nuovi collegi rappresenterà un punto di partenza ineludibile.

Bozze di altri sistemi elettorali, per esempio, prevedevano opzioni diverse dall’accorpamento delle province di Frosinone e di Latina. È chiaro, per esempio, che un collegio con una parte della provincia di Roma potrebbe ulteriormente restringere gli spazi per gli esponenti locali. La Ciociaria ha già conosciuto in passato il fenomeno dei “paracadutati”. E con 345 seggi in meno tutti i Partiti avranno l’esigenza di blindare big e fedelissimi.

Ecco perché alla partita per ridisegnare i collegi elettorali è fondamentale partecipare. Facendo sentire la propria voce in modo forte e chiaro.

L’analisi di Forza Italia

Gianluca Quadrini. Foto © AG. IchnusaPapers

Gianluca Quadrini, presidente del gruppo di Forza Italia alla Provincia, dice: «I risultati delle comunali in provincia di Frosinone dimostrano che siamo un Partito unito e vincente. Ancora una volta abbiamo dimostrato di esserci. Smentendo i “gufi” in servizio permanente effettivo. Abbiamo mantenuto una roccaforte come Pontecorvo (straordinario risultato di Anselmo Rotondo). E a Cervaro abbiamo salutato il ritorno alla guida del Comune di un “gigante” come Ennio Marrocco».

«Partendo dal dato nazionale, che vede una guida del centrodestra, in 15 regioni su 20, un ribaltone rispetto a qualche anno fa, a livello locale, il ruolo predominante di Forza Italia è stato fondamentale per la vittoria stessa dell’area politica perché quando ci sono alleanze al posto del rancore, la speranza che si possa fare bene e meglio si fa largo in tutti coloro che ci esprimono la propria fiducia. Senza dubbio i nostri complimenti vanno al sindaco di Fratelli d’Italia Caligiore a Ceccano ma l’affetto più grande va all’amico Sindaco di area civica di centrodestra Silvio Grazioli a Trevi nel Lazio. L’elezione dei sindaci a Pontecorvo e Cervaro dimostra come dietro ci sia un lavoro di squadra, di partito».

Aggiunge: «Una vittoria importante che evidenzia come Forza Italia sia un partito unito, radicato, capace di costruire progetti. Forza Italia è ancora presente sul territorio. Il suo ruolo è centrale e la suaanima moderata è fondamentale. Il centrodestra non può prescindere da noi, soprattutto in provincia di Frosinone, dove abbiamo una folta rappresentanza di sindaci e siamo decisivi nelle scelte negli enti sovracomunali essendo di gran lunga maggioranza».

«Un grazie anche al presidente Antonio Tajani, che non ha fatto mancare la sua guida e i suoi complimenti. Il centrodestra è il nostro faro, il nostro habitat. Nell’ambito di alleanze forti e leali. Ma rispetto ai nostri alleati noi rappresentiamo i valori centristi e moderati. Senza i quali non si vince e men che meno si governa».

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