Orlando, Bonaccini, Gori, Franceschini: ma se Zingaretti decidesse di non mollare il Pd?

Continuano le indiscrezioni sul possibile incarico del segretario nel Governo. Ma lui in Sicilia dice: “Qui non si entra per fare carriera”. Perché alla fine potrebbe restare alla guida del Nazareno. E della Regione.

Lo scenario è quello di vedere Nicola Zingaretti vicepremier con delega al Ministero dell’Interno. Ma se le cose vanno in un certo modo potrebbe addirittura essere lui il Presidente del Consiglio del dopo Conte.

L’interessato lo smentisce, ma sono in molti, da mesi, a spingere perché Zingaretti entri nella squadra di governo. In quel caso, il congresso sarebbe inevitabile. 

Scrive Libero: “L’altro possibile detonatore sarebbe una sconfitta pesante alla Regionali. Ma è meno probabile che sia sufficiente. Nel senso che nel Pd già mettono in conto che andrà male: le previsioni sono di perdere 4 a 2, mantenendo solo Campania e Toscana”.

Foto © Foto Farricella

In ogni caso, quando la partita ci sarà, gli sfidanti sono pronti: Bonaccini corre per essere il candidato dell’area riformista. Ma non è detto, dicono i suoi sostenitori, che non possa diventare un candidato unitario. Orlando, invece, già da un po’ corre per fare il candidato più di sinistra, che recuperi una identità più marcata, senza nostalgie, ma anche senza annacquamenti. Sarebbe sostenuto innanzitutto dal giovane e agguerrito ministro del Sud, Peppe Provenzano”.

Si parla, poi, di altri possibili candidati: da Beppe Sala a Giorgio Gori. E magari di una donna, almeno per colmare, formalmente, il paradosso per cui l’unico partito con un leader di donna è quello più a destra, Fratelli d’Italia”.

Naturalmente Nicola Zingaretti non commenta tutto questo e certamente non pensa proprio a convocare un Congresso in questa fase. Però il Pd una scossa deve darla al Governo, altrimenti non basterà più neppure l’argomento del fermare l’avanzata delle Destre.

In uno scenario del genere è chiaro che Nicola Zingaretti punta su Andrea Orlando per la segreteria del Partito. Stefano Bonaccini potrebbe essere competitivo, ma la vera novità sarà rappresentata dalla possibile alleanza tra Base Riformista di Lorenzo Guerini e AreaDem di Dario Franceschini. E in questo caso potrebbe essere il sindaco di Bergamo Giorgio Gori a concorrere per la segreteria.

MATTEO RENZI Nicola Zingaretti foto © Imagoeconomica, Stefano Carofei

L’altro scenario è il sostegno a Bonaccini. Ma una cosa è certa: Nicola Zingaretti non lascerà la segreteria del Pd in un clima di così tante incertezze. E infatti in un tour in Sicilia ha detto Zingaretti: “Corriamo per essere il primo Partito, qui non si entra per fare carriera e chi ha voluto la scissione puntava a distruggerci”.

Rasoiata a Matteo Renzi, ma significativo qui non si entra per fare carriera”. E se alla fine Zingaretti decidesse di non entrare nel Governo?

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