Pd, la differenza è sulle alleanze. Letta conferma: voterà Zingaretti

Enrico Letta conferma su La7 che alle Primarie voterà Nicola Zingaretti. La vera differenza con Martina e Giachetti sta nelle alleanze: ponti o muri per chi è uscito dal Pd di Renzi

L’ex premier Enrico Letta lo aveva lasciato capire appena sabato scorso. (leggi qui Letta dopo Prodi: «Zingaretti può essere il padre del nuovo Pd»). Adesso lo ha ripetuto in modo chiaro davanti alle telecamere di La7: «Penso che alle Primarie andrò a votare per Nicola Zingaretti».

Lo ha detto martedì sera nel corso della trasmissione “Di Martedì“. Ha spiegato quanto «sia importante che ci sia tanta partecipazione. Comunque sia, un’alternativa a questa situazione non può prescindere dal Pd, questo è un punto di partenza».

Il professore che venne pugnalato alle spalle da Matteo Renzi ha messo in evidenza «che non ci sia la dovuta attenzione al congresso che è democratico davvero, perché il Pd è un partito che fa votare i cittadini italiani».

Scontro sulle alleanze

La firma del documento unitario per le Europee (leggi qui La lezione dell’Abruzzo: il Pd dice si alla lista unitaria Ue. Zingaretti al 56%) non deve trarre in inganno. Ci sono differenze profonde tra il Partito Democratico di Nicola Zingaretti e quello che vorrebbe realizzare Maurizio Martina in caso di vittoria.

Il nodo centrale è l’alleanza con chi è uscito dal Pd renziano. Chi è andato via perché in quel Partito non si sentiva più a casa. Un tempo erano sensibilità diverse ma unite sotto la stessa bandiera, dialogavano e discutevano al loro interno; poi con l’avvento del segretario fiorentino non ci sono stati più i margini.

Maurizio Martina e Roberto Giachetti non li vogliono di nuovo a casa, non intendono nemmeno tessere alleanze con loro. Nicola Zingaretti invece crede nel dialogo: in Regione Lazio il suo braccio destro è Massimiliano Smeriglio e viene proprio dal mondo che ha dato vita a Leu. Non a caso il suo progetto si chiama ‘Campo Largo’. A dargli ragione finora c’erano solo i risultati del Lazio: un anno fa è stato l’unico a vincere nel centrosinistra che si sgretolava. Ora la conferma arriva dal voto Abruzzo. Che si aggiunge ai risultati ottenuti dal centrosinistra in realtà come Milano, Brescia, Ancona, Brindisi, nelle quali ha battuto destra e Cinque Stelle.

L’indispensabile alleanza

Al rientro dal tour a Catania e Siracusa il governatore del Lazio ricorda a tutti che l’alleanza è una necessità imposta dall’attuale legge elettorale. Messa a punto con il fondamentale apporto proprio del Pd che ora dice no alle alleanze.

Spiega che «con questa legge abbiamo bisogno di uno spirito unitario, altrimenti dobbiamo dire che ci rassegniamo a perdere». Ma è anche una questione di mentalità. «Ragiono guardando all’Abruzzo, perché finalmente riusciamo a capire che bisogna superare una cultura un po’ boriosa e di diffidenza rispetto al mondo. Un atteggiamento che abbiamo non solo nei confronti di alcuni Partiti ma anche di soggetti sociali, del pluralismo culturale e di alcune categorie».

Le divisioni, il continuo mettere sotto accusa chi la pensa in maniera diversa, i muri alzati al posto dei ponti che avrebbero avvicinato le distanze, «Le caricature dei processi politici, ci hanno fatto tanto male, hanno logorato i rapporti di solidarietà tra di noi. Quindi tra di noi ci vuole molto piu’ rispetto e molto meno sospetto».

Un esempio è la Basilicata: il centrosinistra va dagli elettori per le prossime regionali proponendosi diviso fra tre candidati. Chissà come andrà a finire.

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