Perché Nicola Zingaretti non dimenticherà il 2021

Le dimissioni da segretario nazionale, l’attacco alle correnti, la bufera del concorso di Allumiere, l’accordo con i Cinque Stelle per l’ingresso in giunta di Lombardi e Corrado. Ma anche le elezioni comunali di Roma. E adesso il Governatore del Lazio potrebbe essere decisivo nel Pd sul fronte delle strategie per l’elezione del Capo dello Stato.

Per Nicola Zingaretti sta per chiudersi un anno intenso, senza un solo attimo di tregua. Un anno iniziato con il cambio del Governo, con Mario Draghi che prende il posto di Giuseppe Conte: la maggioranza giallorossa lascia il posto ad un esecutivo di larghissime intese, di salute pubblica.

Nicola Zingaretti prende atto di un cambiamento enorme e decide di non fare più finta di nulla. Non intende sottostare oltre alle “bizze” delle diverse correnti e così, senza alcun preavviso, si dimette da Segretario del Pd. E’ un terremoto, anche perché lui sottolinea di vergognarsi nel guidare un partito nel quale l’unica preoccupazione è quella delle poltrone.

La vittoria di Roma

Roberto Gualtieri e Nicola Zingaretti (Foto: Andrea Giannetti / Imagoeconomica)

Poi ci sarà la vicenda del concorso di Allumiere: una bufera mediatica sul Pd, dalla quale però Zingaretti esce benissimo. Non senza prese di posizioni molti forti.

Però quella vicenda contribuisce a fargli decidere di restare fuori dalla candidatura a sindaco di Roma: l’altro fattore è la strategia del Movimento 5 Stelle che non convergerà su di lui, perderà il sindaco e soprattutto diventerà marginale proprio in conseguenza di quella scelta.

Nicola Zingaretti è uno abituato a trarre fuori il meglio anche dalle situazioni peggiori. Nella Capitale si mette a disposizione per la campagna elettorale, che si conclude con la vittoria di Roberto Gualtieri.

Non è un caso isolato: il Pd va bene alle  amministrative. Ed in quel risultato c’è molto del rilancio costruito da Zingaretti

Il primo Campo Largo

Nicola Zingaretti con Roberta Lombardi e Valentina Corrado (Foto: Livio Anticoli / Imagoeconomica)

Ma nel 2021 c’è anche dell’altro, vale a dire l’ingresso del Movimento Cinque Stelle nella giunta guidata dallo stesso Zingaretti. E’ il primo esempio di un accordo tra Dem e pentastellati ad un livello così alto. Una Regione. Fatta salva naturalmente l’esperienza del Governo Conte.

Nella giunta del Lazio entrano come assessori Roberta Lombardi e Valentina Corrado. Mentre altrove tutti parlano e filosofeggiano sulla necessità di un accordo tra Pd e Cinque Stelle, nel Lazio si procede.

Tra pochi giorni si apre la partita per il Quirinale. Si attende che il presidente della Camera Roberto Fico convochi il Parlamento in seduta comune. L’elezione del Capo dello Stato segnerà uno spartiacque della politica italiana. Per la prima volta il centrosinistra non ha la maggioranza per dare le carte. E al proprio interno il Pd è diviso.

Per il ministro Dario Franceschini si dovrebbe indicare una personalità diversa dal presidente del consiglio. Mentre Enrico Letta sta valutando l’opzione di Mario Draghi al Quirinale, senza che questo comporti un ricorso anticipato alle urne. La mediazione nel Pd potrebbe essere affidata proprio a Nicola Zingaretti, che si prepara a candidarsi alla Camera quando si tornerà alle urne.

Si chiude un anno di grandi emozioni, con il presidente della Regione Lazio costantemente protagonista.  Soprattutto da quando non è più Segretario nazionale del partito.

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