Picano Green «A Nocione usiamo la bio depurazione»

Le piante da fitodepurazione per bonificare l'immensa discarica clandestina di Nocione. La proposta di FdI. Gabriele PIcano (vice coordinatore provinciale): "In altre zone ha funzionato. Coinvolgiamo l'Unicas”

Una piantagione di alberi e piante capaci di assorbire i veleni che hanno contaminato l’area di Nocione a Cassino. Inserendola eventualmente nel progetto della Green Valley presentato dal Consorzio industriale Cosilam ed al quale il Comune ha manifestato il suo interesse. A Chiedere ora al sindaco Dem Enzo Salera di realizzare la piantagione è il vice coordinatore provinciale dei Fratelli d’Italia Gabriele Picano. «Va coinvolta l’università di Cassino. E va affiancato il lavoro sul quale Cosilam vedrà in campo gli esperti de Enea, l’ente nazionale per le nuove energie».

Il caso Nocione

Alcune sequenze degli scavi a Nocione

L’area in località Nocione è un appezzamento di circa diecimila metri quadrati. Sorge sulla sponda di un fosso che sfocia direttamente 100 metri dopo nel Fiume Rapido. Apparteneva alla anziana figlia di due emigranti cassinati che si erano trasferiti in Scozia, lei stessa era nata lì e ci aveva vissuto gran parte della sua vita. Quell’area viene utilizzata come discarica abusiva dalla metà degli anni 80 alla metà degli anni 90. I carabinieri del comando provinciale di Frosinone scoprono il sito quando un cittadino segnala del liquido scuro e dall’odore nauseante che scola in un fossato e poi finisce direttamente nel fiume Rapido. Gli investigatori prelevano campioni di terreno. Ma le analisi non rilevano sostanze pericolose.

Trascorrono alcuni anni ed i proprietari di altri appezzamenti notano qualcosa di strano nelle loro coltivazioni: come se l’acqua o la terra fossero avvelenati. I nuovi test portano a scoprire tonnellate di rifiuti urbani ed ospedalieri: invece di finire negli impianti di smaltimento, chi li aveva ritirati aveva sotterrato tutto ed intascato la tariffa per il trattamento regolare di quei rifiuti.

Trascorrono altri anni. Ora siamo a cavallo tra il 2011 ed il 2012 ed è la Guardia di Finanza ad avviare una nuova indagine. Scopre quello che era sotto gli occhi di tutti: nel periodo tra gli Anni 80 e 90 quell’area è un sito di trasferenza. In pratica, viene usato per scaricare i rifiuti raccolti dai camion compattatori del Comune. Poi con calma le ruspe li caricano in grossi cassoni sui quali si provvede a trasferirli nella discarica di Mondragone in provincia di Caserta.

Con il tempo, il Comune esternalizza il servizio. La gara d’appalto la vince la società Redimap. Che però si occupa solo della raccolta. Ad un certo punto esplode la crisi dei rifiuti in tutta la provincia di Frosinone: non esiste ancora né lo stabilimento Saf di Colfelice capace di lavorare le immondizie, né la discarica provinciale Mad a Roccasecca nella quale interrare ciò che resta della lavorazione.

La Guardia di Finanza scopre che da un certo punto in poi l’area non è più usata solo per la trasferenza. Ma lì si interrano i rifiuti: in buche profonde fino a 15 metri. E c’era di tutto: rifiuti urbani, rifiuti ospedalieri speciali, carcasse di animali provenienti da allevamenti infetti.

Bonifichiamo e depuriamo

Gabriele Picano

In quell’area, spiega ora Gabriele Picano «si stima che possano esserci circa 100mila tonnellate di rifiuti. Di certo le analisi compiute in epoca non troppo lontana hanno rilevato l’avvelenamento di pozzi, l’inquinamento delle acque di superficie, la presenza di cromo in concentrazioni superiori alla norma». (Leggi anche I sindaci parlano di S.Vittore ma non ne capiscono molto).

Ci sono a disposizione i fondi della regione Lazio per avviare la bonifica. «Ma credo che si debba approfittare dell’opportunità storica data dalla Transizione Ecologica. Il Cosilam, di cui il Comune di Cassino è socio, ha avviato su Roccasecca una sperimentazione attraverso la canapa industriale. Anche a Ceccano è in programma un percorso simile, in accordo con il sindaco Roberto Caligiore e l’assessore Riccardo Del Brocco. Non vedo perché Cassino non debba avviare anche qui una sperimentazione analoga».

I risultati ci sono

L’Università Federico II

È proprio da Napoli e da Ceccano che arrivano i numeri sui quali Gabriele Picano ora fa leva. I numeri partenopei sono quelli dell’Università Federico II: ha condotto uno studio sugli effetti della fitodepurazione. È efficace: le piante assorbono il veleno dal suolo e lo fanno anche relativamente iun fretta.

Poi c’è l’esempio di Ceccano. «È stata l’amministrazione Caligiore nel 2017 ad appoggiare l’idea della biologa Antonella Del Brocco, della ricercatrice del Cnr Alessandra Tiberia e del tecnico agrario Luigi Mosillo. Viene così piantata una varietà francese di canapa, la “Futura 75”: per bonificare i terreni della “Valle dei Veleni” e avviare una potenziale produzione di prodotti derivanti dalla Cannabis Sativa. In soli tre mesi si è registrata una riduzione di circa un quarto del Beta HCH di cui l’area è avvelenata».

Ora la proposta di applicare anche a Cassino quegli studi. Con un documento che verrà depositato la settimana entrante sulla scrivania del sindaco.

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