Regionali, il business della Sanità ed i programmi leggeri

Il valore della Sanità nelle elezioni Regionali del Lazio. Cosa c'è dietro la sfida. Il rapporto di Cittadinanza Attiva sulla "Desertificazione Sanitaria”. Quello che non ti aspetti a Frosinone

Roberta Di Domenico

Spifferi frusinati

Il nocciolo di tutto è la Sanità. Ed il business che sviluppa il mondo della salute e delle cure. Piaccia o no: la sofferenza, la malattia, i ricoveri, le terapie e tutto ciò che gli ruota intorno ha un valore economico. Non è un ragionamento cinico: è la Legge dello Stato. Cioè quella che dal dicembre 1992 ha riformato il Servizio Sanitario Nazionale: ed ha trasformato le Unità Sanitarie Locali in Aziende Sanitarie. Con il compito di gestirle attraverso criteri manageriali.

Il modo in cui delineare quei criteri è scelta politica. Il centrodestra di Renata Polverini inventò le macroaree: mettendo gli ospedali di Frosinone insieme a quelli di un’area di Roma; in questo modo fece la media tra le carenze negli ospedali Ciociaria (2,4 posti letto ogni mille abitanti) e le eccedenze negli ospedali romani (4,2 letti ogni mille abitanti). Il centrosinistra di Nicola Zingaretti ha inventato Hub e Spoke: ogni provincia deve avere tutti i servizi ed a Roma si deve andare solo per i casi straordinari.

Business sull’asse Roma – Milano

Antonio Angelucci (Foto: Benvegnu’ e Guaitoli © Imagoeconomica)

Lazio e Lombardia hanno modelli differenti. Perché la riforma di fine ’92 ha regionalizzato la Sanità. Ognuno si fa il modello più adatto al suo territorio. Alessio D’Amato non va propriamente d’accordo con il ras della sanità privata laziale Antonio Angelucci. Nel dicembre 2017 il futuro assessore rese pubblico d’essere stato avvicinato da Angelucci a margine di un convegno, ricevendo una ‘proposta indecente‘ per sollecitare la riammissione del San Raffaele di Velletri nel Servizio Sanitario Regionale.

Dal fronte del centrosinistra, la chiave di lettura delle Regionali del 12-13 febbraio è che quelle elezioni siano una sfida anche per la Sanità e sulla Sanità. Anche perché il candidato del centrodestra Francesco Rocca è stato fino a poco tempo fa nel Consiglio d’Amministrazione della Fondazione San Raffaele di Angelucci. Che è stato tra i principali sostenitori della sua candidatura a governatore del Lazio.

La recente attenzione al ramo lombardo dell’editoria da parte di Angelucci viene messa in relazione alla possibile vittoria di Fratelli d’Italia all’ombra del Pirellone di Milano. Dove il business della sanità ha come protagonisti i gruppi Humanitas (fratelli Rocca) e Gruppo San Donato (famiglia Rotelli).

Il tema dell’efficacia in Sanità

Foto © Carlo Lannutti / Imagoeconomica

Quello dell’efficacia delle prestazioni sanitarie nel Lazio diventa allora un tema strategico nella campagna elettorale. Infatti non è un caso che ogni giorno i candidati Governatore del Lazio riempiano le redazioni con Comunicati stampa colmi di ricette per il miglioramento delle cure sul territorio, regionale e provinciale. Il tema, da utilizzare come spot, è indispensabile per la strategia dei candidati; gli elettori sono sensibili; tira in questo momento.

Anche perché siamo ancora alle prese con una pandemia che non sembra completamente sconfitta.

Peccato però che, ad elezioni terminate ed urne chiuse il tema sanitario vada puntualmente nel dimenticatoio, con buona pace delle aspettative delle persone. Alle quali è stato chiesto il voto con la promessa di cambiare il regime delle cure.

Al di la delle chiacchiere e della propaganda elettorale, una fotografia piuttosto concreta e reale sullo stato dell’arte nella complessa macchina sanitaria, la fornisce in queste ore il rapporto di Cittadinanzattiva dal titolo “Bisogni di salute nelle aree interne, tra desertificazione sanitaria e PNRR“.

Per inciso: il termine desertificazione è utilizzato con riferimento a diverse aree in cui le persone hanno difficoltà ad accedere alle cure. Ad esempio a causa dei lunghi tempi di attesa, della scarsità di personale sanitario o delle ampie distanze dal punto di somministrazione delle cure.

Manca il personale

Medici in Terapia intensiva Foto © Paolo Ceccano

L’abstract di Cittadinanzattiva certifica che da Bolzano a Reggio Calabria, la carenza di medici ed infermieri attraversa tutta l’Italia. In particolare sono 9 le Regioni maggiormente interessate dal fenomeno dei “deserti sanitari“: Piemonte, Friuli Venezia Giulia, Calabria, Veneto, Emilia Romagna, Trentino Alto Adige e… Lazio.

L’analisi non si limita ai recenti casi degli operatori dei Pronto Soccorso aggrediti e delle crescenti dimissioni volontarie post pandemia rassegnate da infermieri e OSS. Ma riguarda anche medici di medicina generale, pediatri di libera scelta e molti altri specialisti impegnati nel Servizio Sanitario.

Lo studio curato da Cittadinanzattiva ha utilizzato dati ufficiali forniti dal Ministero della Salute relativi al 2020. Riguarda pediatri di libera scelta, medici di medicina generale, ginecologi, cardiologi e farmacisti (questi ultimi tre ospedalieri) per ciascuna provincia italiana. Che succede a Frosinone quindi? Come siamo messi, dal punto di vista della desertificazione sanitaria?

Il report su Frosinone

La situazione, secondo il report di Cittadinanzattiva  è questa:

PROVINCIA DI FROSINONE

  • 378 Medici di Medicina Generale
  • 1 medico ogni  1.107 persone over 15 anni

  • 56 Pediatri di libera scelta
  • 1 pediatra ogni 1.052 bambini

  • 39 Ginecologi ospedalieri
  • 1 ginecologo ospedalieri ogni 5.747 donne over 10 anni

  • 45 cardiologi ospedalieri
  • 1 cardiologo ogni 9.302 persone over 15 anni
  • 18 farmacisti ospedalieri
  • 1 farmacista ospedaliero ogni 26.528 assistiti

Come si leggono questi numeri? Sono buoni? Basta fare un paragone con le altre province del Lazio. Quei numeri significano che la provincia di Frosinone ha la migliore proporzione tra medici e popolazione in tutto il Lazio; sul fronte dei Pediatri, la Asl di Frosinone registra terza migliore performance del Lazio. Ed anche sulla proporzione dei ginecologi ospedalieri totalizziamo la terza migliore performance del Lazio. Meglio ancora sul piano cardiologico: secondo migliore risultato.

Il vuoto nei programmi sulla Sanità

L’assistenza sanitaria in Ciociaria dunque è da primato? Non sono i numeri di Cittadinanzattiva a poterlo dire. Certificano che la copertura di personale medico, comunque c’è. E non è poco. Che poi questa si trasformi in alti livelli di efficacia efficienza ed appropriatezza delle cure, è altra cosa. A calcolarla sono altre graduatorie, basate su altri indicatori: che la Regione acquisisce ogni anno.

A colpire però è l’evanescenza dei programmi in materia di Sanità. Viene trattata, ma senza un’ottica di sistema: a volte come pretesto per fare polemica sulla gestione precedente o per magnificare i propri risultati. Ed a volte anche per azzardare facili promesse, su un tema troppo delicato e complesso da affrontare con superficialità.

Appare una costante di questa campagna elettorale così particolare, così veloce, così social, così mordi e fuggi. Mancano proposte concrete, con impegni e cronoprogrammi chiari ed efficaci. Nicola Zingaretti disse che avrebbe messo le briglie ai conti della Sanità facendo uscire il Lazio dal Commissariamento, che avrebbe abolito le macroaree e dato eccellenze ad ogni territorio. Era un progetto.

I programmi di oggi, al di là degli spot, non sembrano andare molto lontano. 

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