Regionali, segnali di pace: Zingaretti rilancia la spinta unitaria di Letta

Segnali di pace nel Pd sulla scelta del successore di Zingaretti. Il Governatore rilancia la spinta data ieri dal Segretario nazionale. E spalanca la strada per il ritorno al tavolo di confronto. Passano in secondo piano i nomi circolati fino ad oggi. Tutti. Dal M5S, Roberta Lombardi: "Sono incandidabile. Tra poco i miei figli mi vedranno di più” Confermato l'asse M5S - Pd alle Regionali. Ma alle Politiche...

È tregua. Vera questa volta. Le componenti del Pd Lazio tolgono l’assedio dal fortino di Area Dem, la corrente del Segretario Regionale Bruno Astorre. Hanno ottenuto quello che volevano: l’intervento del Segretario nazionale Enrico Letta a disinnescare lo scontro per la nomina del candidato alla successione di Nicola Zingaretti. E la garanzia che non ci saranno né spallate né colpi di mano: si riprende a trattare e poi si decide in autunno. (Leggi qui: Regionali, Letta preme il reset nel Lazio: il nome in autunno).

La conferma del ritorno alle trattative è in una dichiarazione del Governatore uscente. Tre frasi per rilanciare la spinta unitaria impressa ieri dal Segretario suggerendo il passo indietro sulle Primarie. «Credo che ieri mattina prima dell’incontro con Enrico Letta e Vincenzo Boccia, Bruno Astorre in realtà si stava già andando di sua iniziativa verso il coinvolgimento di tutti per trovare la soluzione migliore».

Come si legge Zingaretti

Bruno Astorre (Foto: Alvaro Padilla © Imagoeconomica)

La traduzione dallo zingarettiano è semplice. È ‘abbiamo ottenuto ciò che volevamo. E cioè la garanzia che Astorre non forzasse la mano sulle Primarie. Siccome qualunque soluzione vincente deve essere unitaria, togliamo il Segretario regionale dalla posizione di contrapposizione che si era determinata‘.

Dire che “Bruno Astorre in realtà si stava già andando di sua iniziativa verso il coinvolgimento di tutti” è come sostenere l’esistenza di Babbo Natale. Ma è il segnale di disinnesco lanciato dal fronte che in questo assedio ha visto insieme le componenti di Claudio Mancini (ha espresso il sindaco di Roma Roberto Gualtieri), Goffredo Bettini e Nicola Zingaretti con Pensare Democratico (la componente Sud di Francesco De Angelis).

Si torna al tavolo. E si cerca il nome. In teoria senza escludere il vice presidente Daniele Leodori (gradito da Area Dem di Astorre), né l’assessore alla Sanità Alessio D’Amato (gradito dalla sinistra). E nemmeno l’ex presidente della Provincia di Roma Enrico Gasbarra (gradito a Zingaretti – Bettini). Ma è chiaro che in questa fase i loro nomi passano in secondo piano. Perché la Direzione Regionale di lunedì scorso ha messo a nudo un limite di tutti e tre: non sono stati riconosciuti come nomi di sintesi unitaria; la divisione tra le componenti è rimasta.

Il presupposto per la candidatura (in particolare quella di Gasbarra) era che rappresentasse un punto di sintesi accettato da tutti. Ma così non è stato. Nessuno si è ritirato di fronte al nome degli altri, ritenendosi rappresentato.

«Sono ottimista che si recuperi e si vada avanti in un clima migliore, dove si mette al centro il buon governo ed un progetto di tutti per tornare a vincere. Anche in questo caso, penso che daremo il meglio uniti» ha proseguto Zingaretti.

Lombardi incandidabile

Lombardi e Zingaretti

Dal Movimento 5 Stelle non arriveranno nomi. Soprattutto non ci sarà un bis della candidatura di Roberta Lombardi. La prima capogruppo grillina alla Camera, famosa per la diretta streaming con l’allora Segretario Pd Pier Luigi Bersani cinque anni fa sfidò Nicola Zingaretti; ora M5S e Pd sono alleati e Roberta Lombardi è assessore nellaa giunta Zingaretti.

«Candidarmi alle Regionali? Io sono al secondo mandato, quindi sono incandidabile. Per il mio futuro penso che i miei figli mi vedranno molto di più, e questa è già una notizia» ha detto oggi l’assessora alla Transizione Ecologica a margine dell’iniziativa ‘Parchi del Lazio’ al WeGil di Roma

Lascia la linea del fronte ma non esce di scena. «Sono a disposizione sia a livello del Movimento 5 stelle sia per la Regione. Quindi vedremo che cosa succederà in futuro». E per le elezioni Regionali? «Stiamo lavorando al programma. Io adesso andrò al tavolo di coalizione dove porterò i contributi del mio assessorato. Quindi noi stiamo procedendo per vedere se ci sono gli spazi programmatici per un progetto nuovo per la Regione dal 2023 al 2028. Sono convinta, visto anche il lavoro di quest’anno e mezzo, che ci siano ampi spazi» per una convergenza col Pd.

Alla Regione si, alle Politiche…

Giuseppe Conte (Foto: Carlo Lannutti / Imagoeconomica)

Il clima è buono. Il Movimento 5 Stelle alle Regionali è ben disposto verso il rinnovo dell’alleanza con il Partito Democratico. E alle politiche? «Ho visto ieri l’intervista del presidente Conte e ho visto la risposta del presidente Zingaretti… Non è che si deve stare insieme a tutti i costi. Se si trova insieme un progetto di Paese, allora si va insieme, altrimenti ognuno fa la sua attività politica in perfetta autonomia».

Un segnale simile arriva anche da Nicola Zingaretti. In un’intervista a Tpi – The Post Internazionale ha specificato che «In vista del 2023, siamo chiamati a fare una proposta al Paese sulla quale raccogliere consenso per vincere. L’iniziativa del `campo largo´ fu una reazione utile contro un’idea di Pd isolato e settario che ci ha portato tante sconfitte. Ma ora attenzione a non generare confusione. Il motore di un’alleanza, aggregazione o definizione di un `campo´ non può avvenire a prescindere da un indirizzo. Deve avere un’anima, dei valori, una visione, un programma per radicarsi nella società e rappresentarne le ambizioni. Non si vince se `costretti´ a stare insieme ma se `convinti´».

Ci sono margini. Il Governatore ne è certo. «La costruzione di questo progetto politico e delle sue basi credo sia ora la nostra missione».

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